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Dal modello al processo secondo DVMEP (DVArea): il BIM MEP nella progettazione e gestione degli edifici complessi

Il BIM MEP rappresenta oggi uno dei principali fattori abilitanti per la gestione della complessità nella progettazione impiantistica. Dalla modellazione al coordinamento interdisciplinare, fino alla sostenibilità e al ciclo di vita dell’opera, l’approccio illustrato da Marco Gelfi (Founder & COO di DVMEP -gruppo DVArea) mostra come il BIM sia ormai un’infrastruttura di processo imprescindibile.

BIM MEP: da strumento di modellazione a leva strategica di processo

Una visione avanzata del BIM MEP come infrastruttura di processo, attraverso l’esperienza di Marco Gelfi, Founder & COO di DVMEP (DVArea).
L’obiettivo è chiarire come il BIM evolva da strumento di modellazione a leva strategica per governance progettuale, coordinamento interdisciplinare, sostenibilità e gestione del ciclo di vita.
Il beneficio per il tecnico è una lettura concreta, basata su casi reali, utile per orientare scelte operative, organizzative e formative.

 

1. Adozione del BIM
State già utilizzando il BIM nelle attività di progettazione e direzione lavori? Se sì, con quale frequenza e in quali tipologie di progetti?

Marco Gelfi

Sì, utilizziamo il BIM in maniera sistematica e continuativa, in praticamente la totalità degli interventi, sia in ambito di progettazione che di direzione lavori.

All’interno del gruppo DVArea il BIM non è percepito come un semplice strumento di modellazione, ma come infrastruttura di processo che accompagna l’intero ciclo di vita dell’opera: dal concept, alla progettazione definitiva ed esecutiva, fino alla fase costruttiva e, sempre più spesso, alla gestione dell’asset.

Le tipologie di progetto spaziano dal residenziale complesso, agli edifici direzionali e industriali, fino a infrastrutture, opere pubbliche, sanità, hospitality e interventi di rigenerazione urbana. In ambito MEP, la metodologia BIM è adottata sia per edifici civili che per impianti tecnologicamente avanzati, con livelli di dettaglio coerenti con la fase progettuale e con gli obiettivi informativi della committenza.

 

2. Vantaggi e svantaggi del BIM
Secondo la vostra esperienza, quali sono i principali vantaggi derivanti dall’uso del BIM nella progettazione degli impianti termotecnici rispetto agli approcci tradizionali?

Marco Gelfi

Dal punto di vista impiantistico, il principale vantaggio del BIM rispetto agli approcci tradizionali è la possibilità di governare la complessità. La progettazione MEP è per sua natura multidimensionale: spazi ristretti, interferenze, vincoli normativi, performance energetiche e requisiti manutentivi convivono nello stesso sistema.

Il BIM consente di integrare queste variabili in un unico ambiente informativo, migliorando la qualità delle scelte progettuali, riducendo errori e incoerenze e permettendo analisi preventive difficilmente realizzabili con strumenti bidimensionali.

Tra gli aspetti più rilevanti citiamo la clash detection anticipata, l’estrazione affidabile delle quantità, la coerenza tra modello e documentazione e la possibilità di simulare scenari energetici e prestazionali.
Lo svantaggio principale non risiede nello strumento, ma nella maturità del processo: senza una chiara definizione degli obiettivi informativi, dei ruoli e delle responsabilità, il BIM rischia di essere sovradimensionato o inefficiente. Per questo riteniamo fondamentale affiancare alla tecnologia una forte governance metodologica.

 

3. Collaborazione interdisciplinare
Come il BIM contribuisce concretamente a migliorare la collaborazione e il coordinamento tra architetti, strutturisti e progettisti impiantisti?

Marco Gelfi

Il BIM è il principale abilitatore della collaborazione interdisciplinare all’interno del gruppo DVArea. Architettura, strutture e impianti lavorano su modelli coordinati, condividendo dati coerenti e aggiornati, con un linguaggio comune che riduce drasticamente le ambiguità interpretative.

Nel nostro approccio, il coordinamento non avviene solo “a valle”, ma fin dalle fasi di concept, consentendo ai progettisti impiantistici di orientare le scelte architettoniche e strutturali in funzione di efficienza energetica, manutenibilità e comfort.

Questo dialogo continuo è ulteriormente arricchito dalla presenza di competenze non convenzionali (acustica, fire safety, wellbeing, digital consulting), che rendono il processo realmente transdisciplinare.

 

4. Gestione delle varianti progettuali
Quando avvengono modifiche architettoniche in corso d’opera, quanto è complesso aggiornare e adattare i modelli BIM impiantistici? Quali strategie adottate per rendere questo processo più efficiente?

Marco Gelfi

Le varianti architettoniche in corso d’opera sono fisiologiche, soprattutto nei progetti complessi. In un contesto BIM ben strutturato, l’aggiornamento dei modelli impiantistici non è tanto una criticità quanto un processo governato.
Utilizziamo piattaforme di condivisione e visualizzazione in tempo reale che consentono di confrontare le revisioni, tracciare le modifiche e valutarne l’impatto sugli impianti in modo immediato.

In fase di direzione lavori, affianchiamo la gestione informativa con strumenti di storicizzazione del cantiere, tramite rilievi, videocamere, caschetti smart e portali dedicati, che permettono di mantenere una coerenza costante tra progetto, costruito e as-built.

 

5. Consegna in formato aperto e perdita di dati
Negli appalti pubblici il progetto deve essere consegnato in formato aperto (IFC).
L’esportazione da un software proprietario a IFC porta alla perdita di informazioni utili, che l’installatore non ritrova quando importa il modello nel proprio software, magari diverso da quello usato dal progettista?
Se esiste questo problema, come affrontate questa criticità e quali soluzioni vedete possibili per garantire la reale continuità dei dati lungo tutta la filiera?

Marco Gelfi

Il tema della perdita di informazioni nel passaggio a IFC è reale. Tuttavia, riteniamo che il problema non sia il formato aperto in sé, ma la qualità dell’esportazione e la struttura del modello di partenza.

DVArea adotta un approccio Open BIM fin dagli albori, lavorando su requisiti informativi chiari, mappature IFC personalizzate e controlli di qualità prima della consegna.

La soluzione non è tornare a formati proprietari, ma investire in standard condivisi, linee guida di filiera e una maggiore consapevolezza da parte di tutti gli attori coinvolti, inclusi installatori e produttori.

 

6. Errori evitati e case history
Uno dei punti di forza del BIM è la riduzione delle interferenze e degli errori. Potete raccontarci un esempio concreto in cui il BIM ha permesso di evitare criticità rilevanti in cantiere?

Marco Gelfi

In diversi cantieri complessi seguiti dal gruppo, il BIM ha consentito di intercettare e risolvere in fase progettuale centinaia di interferenze tra impianti, strutture e architettura, evitando ritardi e costi aggiuntivi in fase esecutiva.
Un esempio ricorrente riguarda centrali tecnologiche e spazi tecnici ad alta densità impiantistica, dove la modellazione dettagliata e il coordinamento continuo hanno permesso di ottimizzare layout, accessibilità e sequenze di montaggio, riducendo drasticamente le varianti in corso d’opera. Un caso reale e particolarmente significativo è il progetto MoLo all’interno del distretto MIND – Milano Innovation District, per il quale il gruppo ha seguito la progettazione esecutiva, costruttiva e la fase as built.

Il MoLo (Mobility and Logistic hub) è un edificio infrastrutturale strategico, collocato al West Gate dell’area MIND, concepito come cerniera urbana tra Milano e Rho e destinato a ospitare funzioni miste legate alla mobilità, alla logistica, al terziario e alla ricerca. L’edificio si sviluppa per circa 170 metri di lunghezza, con sette livelli fuori terra e un piano interrato, includendo parcheggi, spazi commerciali, uffici e laboratori, ed è progettato secondo elevati standard di sostenibilità ambientale. In un contesto di tale complessità, l’approccio BIM ha consentito un coordinamento avanzato tra architettura, strutture e impianti, permettendo di intercettare criticità progettuali e costruttive in fase anticipata e garantendo coerenza informativa lungo tutte le fasi del processo, fino alla restituzione del modello as built.

 

7. Workflow integrati e sostenibilità
Oggi si parla di workflow che integrano modellazione, collaborazione, verifica normativa, analisi della sostenibilità (es. LCA) e rispetto dei protocolli energetico ambientali. Come state declinando queste logiche nei vostri progetti impiantistici?

Marco Gelfi

Nei nostri progetti MEP il BIM è integrato con analisi energetiche, verifiche normative e, sempre più spesso, valutazioni di sostenibilità ambientale.

La progettazione impiantistica dialoga con strumenti di simulazione energetica, protocolli ambientali e strategie di efficientamento già dalle prime fasi, garantendo coerenza tra concept, prestazioni attese e risultati reali.
Questo approccio è rafforzato dalla sinergia interna al gruppo e dall’integrazione con competenze dedicate al wellbeing e alla sostenibilità, che permettono una lettura più ampia delle performance dell’edificio.

 

8. Piattaforme di condivisione dati (CDE)
Quanto incidono le piattaforme di condivisione dati (Common Data Environment) sulla qualità della progettazione e sulla gestione del ciclo di vita dell’opera? Avete riscontrato differenze tra soluzioni proprietarie e open source?

Marco Gelfi

Le piattaforme di Common Data Environment incidono in modo determinante sulla qualità del progetto e sulla gestione del ciclo di vita dell’opera.

Un CDE ben configurato consente tracciabilità delle decisioni, controllo delle revisioni e una comunicazione più fluida tra tutti gli stakeholder.

Abbiamo esperienza sia con soluzioni proprietarie sia con approcci più aperti: la differenza non la fa tanto la piattaforma quanto la strategia di utilizzo e il livello di maturità organizzativa. In quest’ottica, il recente sviluppo di Orbito come ecosistema digitale rappresenta un ulteriore passo avanti nella gestione integrata dei dati.

 

9. Librerie BIM dei produttori
Molte aziende stanno aggiornando le librerie dei propri prodotti impiantistici. Quali miglioramenti suggerireste ai produttori? Quali criticità riscontrate più spesso (es. mancanza di dettagli, limitata disponibilità, librerie non universali)?

Marco Gelfi

Negli ultimi anni la qualità delle librerie BIM dei produttori è sensibilmente migliorata. Sono stati superati molti errori del passato, come famiglie eccessivamente pesanti o vincolate a host impropri.

Detto questo, nei nostri progetti utilizziamo template aziendali molto strutturati che ci permettono di affrontare la maggior parte delle fasi progettuali. Nelle fasi più avanzate, l’accesso a librerie come quelle di MagiCAD rappresenta un valido supporto per velocizzare il processo, purché gli oggetti siano coerenti con le logiche informative del progetto.

 

10. Diritto d’autore e proprietà intellettuale
Gli oggetti BIM e i dettagli digitali di progetto sono ormai veri e propri asset. Qual è la vostra opinione sul tema del diritto d’autore e della tutela della proprietà intellettuale in questo ambito?

Marco Gelfi

Gli oggetti BIM e i dettagli digitali sono a tutti gli effetti asset progettuali. È corretto tutelarli, ma senza ostacolare la collaborazione e la circolazione delle informazioni.
La nostra posizione è pragmatica: il valore risiede  più nel processo e nella capacità di utilizzo del dato che nel singolo oggetto. Servono regole chiare, ma anche un equilibrio tra tutela della proprietà intellettuale e interesse collettivo della filiera.

 

11. Integrazione con prestazioni energetiche
Il BIM consente di collegare la progettazione MEP all’analisi delle prestazioni energetiche degli edifici. Quanto ritenete strategica questa integrazione per la progettazione sostenibile e la gestione energetica futura?

Marco Gelfi

L’integrazione tra BIM e analisi energetiche è strategica.
Oltre all’utilizzo di strumenti di mercato, sviluppiamo anche tool interni e approcci di design generativo che consentono di ottenere dati strutturati e affidabili. L’obiettivo è andare oltre il singolo edificio e muoversi verso edifici cognitivi, capaci di restituire informazioni utili durante l’esercizio e supportare decisioni future in ottica di efficienza e sostenibilità.

 

12. Competenze e formazione
Oggi i tecnici devono unire competenze specialistiche MEP a competenze avanzate di modellazione BIM. Secondo voi, il mercato è pronto oppure servono ancora forti investimenti in formazione? In particolare, un BIM Specialist può essere efficace senza un background progettuale solido?

Marco Gelfi

Dal lato MEP il tema della formazione è cruciale. Un BIM Specialist senza solide basi di progettazione impiantistica rischia di produrre modelli formalmente corretti ma tecnicamente inconsistenti.
Il mercato sta maturando, ma servono ancora forti investimenti formativi, soprattutto sulle regole progettuali di base: senza queste, il BIM può diventare un amplificatore di errori anziché uno strumento di qualità.

 

13. Livello di Digitalizzazione degli installatori
Nella vostra esperienza odierna quale livello di digitalizzazione hanno raggiunto le società specializzate nell’installazione, gestione e manutenzione, in particolare per i grandi impianti?

Marco Gelfi

Negli ultimi anni abbiamo assistito a una rapida accelerazione, soprattutto da parte dei grandi installatori.
Vedere le imprese navigare modelli BIM e CDE direttamente in cantiere è un segnale molto positivo: significa che il lavoro svolto in fase progettuale viene realmente utilizzato e valorizzato, e non rimane confinato all’ufficio tecnico.

 

14. Intelligenza artificiale
L’IA sta entrando nel mondo del BIM e della progettazione (generative design, clash detection predittiva, analisi automatizzata). Come valutate le opportunità e i rischi di questa trasformazione per il settore MEP?

Marco Gelfi

L’intelligenza artificiale apre opportunità enormi per il settore MEP, in particolare nella reiterazione delle attività, nel supporto alle scelte progettuali e nelle analisi automatiche di controllo.

Nelle verifiche, nei check e nella gestione dei dati, l’IA è già oggi uno strumento estremamente potente. Il rischio è affidarsi a soluzioni “black box” senza una reale comprensione tecnica: per questo riteniamo fondamentale mantenere il progettista al centro del processo, utilizzando l’IA come supporto decisionale, non come sostituto.

Ringraziamo la disponibilità di DVMEP (DVArea)

 

DVMEP- Mechanical Electrical & Plumbing

È la società che si occupa della progettazione di impianti elettrici e meccanici in chiave BIM, sia in ambito civile che industriale. Assicura una gestione intelligente delle risorse e orienta le scelte architettoniche e strutturali in ottica di efficientamento energetico. L’approccio DVMEP prevede l’analisi approfondita delle condizioni ambientali e del contesto climatico, per garantire che le strutture progettate siano resilienti e adattabili, a lungo termine. Comfort termico e luminoso, risparmio idrico, qualità dell’aria e sicurezza sono principi cardine nella progettazione impiantistica integrata, che contribuiscono a migliorare il benessere degli utenti e l’efficienza complessiva degli edifici di ogni scala.

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