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Eurocodice 7 e geotecnica: perché i modelli probabilistici non bastano

La valutazione delle strutture geotecniche esistenti impone un ripensamento dei tradizionali coefficienti parziali alla luce dei nuovi approcci basati sull’affidabilità strutturale.

L’articolo analizza il dibattito tecnico sull’evoluzione dell’Eurocodice 7 e sull’uso dei metodi probabilistici nella progettazione geotecnica. Attraverso l’intervento di Giuseppe Scarpelli emerge il limite di approcci eccessivamente matematici nella gestione dell’incertezza del terreno, soprattutto nelle opere esistenti. Il focus si concentra sulla differenza tra incertezza statistica e incertezza epistemica, sul superamento dei tradizionali coefficienti parziali e sulla crescente attenzione verso criteri di affidabilità strutturale e valutazioni prestazionali. Al centro torna il ruolo del progettista e della conoscenza geotecnica reale, considerati elementi non sostituibili da algoritmi o modellazioni avanzate. INGENIO propone una lettura tecnica autorevole rivolta a geotecnici, strutturisti e progettisti infrastrutturali impegnati nella valutazione delle opere esistenti e nella gestione dell’incertezza progettuale.


Incertezza geotecnica e metodi probabilistici: dove finiscono i numeri e inizia il terreno reale

Nel dibattito internazionale sull’evoluzione dell’Eurocodice 7 e dei metodi di verifica delle opere geotecniche, emerge una tensione sempre più evidente tra sofisticazione matematica e comprensione fisica dei fenomeni. È un confronto che non riguarda soltanto gli strumenti di calcolo, ma il futuro stesso della progettazione geotecnica. A riportare il tema al centro della discussione è stato Giuseppe Scarpelli di Ges Geotecnica Italia, intervenendo in un confronto tecnico dedicato all’affidabilità strutturale e alla valutazione delle opere esistenti.

Il nodo è chiaro: fino a che punto i metodi probabilistici possono davvero governare l’incertezza geotecnica? E soprattutto, cosa rischia di perdere il progettista se la progettazione viene progressivamente trasferita dal terreno reale al modello statistico?

La geotecnica non è una scienza “chiusa”

La progettazione geotecnica convive da sempre con un elemento che altre discipline ingegneristiche riescono a controllare meglio: la variabilità naturale del terreno. Non esistono due sottosuoli identici e, soprattutto, non esiste una conoscenza completa delle condizioni reali in cui una struttura interagisce con il terreno. È proprio questa imprevedibilità che rende il passaggio ai modelli probabilistici molto più delicato rispetto ad altri settori dell’ingegneria.

Scarpelli sottolinea un aspetto cruciale spesso sottovalutato nel dibattito normativo: l’incertezza geotecnica non è soltanto statistica. È anche epistemica, cioè legata alla mancanza di conoscenza. I parametri geotecnici non derivano da sistemi completamente controllabili, ma da interpretazioni, campagne di indagine, correlazioni empiriche e modelli di comportamento spesso semplificati.

In questo contesto, il rischio di affidarsi eccessivamente ai metodi probabilistici è quello di trasformare la progettazione in un esercizio numerico apparentemente rigoroso, ma progressivamente scollegato dal significato fisico dei fenomeni. È una preoccupazione molto presente nella comunità scientifica che lavora all’evoluzione dell’Eurocodice 7: la possibilità che l’affinamento matematico finisca per mascherare la reale incertezza del problema.

Dall’Eurocodice 7 alle opere esistenti: il limite dei fattori parziali

Il tema diventa ancora più critico quando si passa dalla progettazione di nuove opere alla valutazione delle strutture esistenti. Qui il tradizionale approccio semiprobabilistico basato sui coefficienti parziali mostra limiti evidenti.

Le opere esistenti presentano condizioni stratigrafiche spesso non completamente note, storie costruttive incomplete, modifiche intervenute nel tempo e livelli di degrado difficilmente quantificabili. Applicare automaticamente gli stessi fattori di sicurezza previsti per una nuova costruzione rischia di produrre valutazioni distorte, economicamente insostenibili o tecnicamente poco significative.

Per questo motivo, il mondo normativo europeo sta discutendo approcci più evoluti fondati sull’affidabilità strutturale e sui criteri prestazionali. Non si tratta semplicemente di introdurre nuove formule, ma di cambiare paradigma: valutare il comportamento reale dell’opera considerando il livello di conoscenza disponibile e la capacità effettiva della struttura di soddisfare le prestazioni richieste.

È un passaggio culturale prima ancora che normativo. Come evidenziato nel confronto tecnico seguito all’intervento di Scarpelli, l’obiettivo non è costruire norme più sofisticate dal punto di vista matematico, ma sviluppare approcci omogenei che rispettino le peculiarità delle diverse tipologie di opera senza perdere il controllo fisico del problema.

Il ruolo decisivo dell’esperienza progettuale

Nel cuore di questa trasformazione emerge una figura che nessun algoritmo potrà sostituire: il progettista. In geotecnica, la scelta del modello interpretativo corretto rimane un atto tecnico ad alto contenuto esperienziale. Non basta disporre di un software avanzato o di una procedura probabilistica raffinata per rappresentare correttamente il comportamento del terreno.

La selezione del modello geotecnico appropriato richiede capacità di interpretazione, sensibilità tecnica e conoscenza del contesto reale. Acqua, pressioni interstiziali, assetto geologico, effetti costruttivi e condizioni al contorno costituiscono un sistema estremamente complesso, difficilmente riducibile a una distribuzione statistica.

Per questo Scarpelli richiama un principio fondamentale che rischia di diventare controcorrente nell’epoca della digitalizzazione spinta: le statistiche non possono compensare la mancanza di conoscenza. Nessun approccio probabilistico può sostituire una campagna di indagine insufficiente o un’interpretazione geologica superficiale.

L’indagine geotecnica torna così al centro del progetto come elemento decisivo di riduzione dell’incertezza. Non come semplice adempimento preliminare, ma come fondamento stesso dell’affidabilità progettuale.

Le norme arrivano dopo la pratica

Nel dibattito emerge infine una riflessione di grande interesse per il mondo professionale: il rapporto tra ricerca, pratica tecnica e normativa. Spesso il settore tende a considerare la norma come il punto di partenza dell’innovazione, mentre in realtà accade il contrario.

 Le norme tecniche rappresentano il punto di arrivo di un processo di consolidamento delle conoscenze. La ricerca produce strumenti, metodi e interpretazioni; la pratica professionale seleziona ciò che funziona davvero; solo successivamente queste esperienze diventano prassi consolidate e, infine, regole normative.

È una distinzione essenziale in una fase storica in cui l’ingegneria strutturale e geotecnica sta vivendo una forte accelerazione verso modelli avanzati di affidabilità e valutazione probabilistica. Il rischio, avverte implicitamente Scarpelli, è quello di anticipare normativamente approcci che non hanno ancora maturato un sufficiente radicamento nella pratica progettuale.

In geotecnica più che altrove, l’equilibrio tra innovazione metodologica e comprensione fisica dei fenomeni resta la vera sfida dei prossimi anni. Perché il terreno continua a ricordare agli ingegneri una verità scomoda: non tutto ciò che è calcolabile è davvero conoscibile.

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Valutazione strutture geotecniche esistenti: coefficienti parziali o metodi basati su affidabilità?

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