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Linee Guida MIT sulla Gestione Informativa Digitale (GID): chiarimenti sul transitorio, prevalenza contrattuale e cybersicurezza dell’ACDat

Le Linee Guida GID forniscono chiarimenti operativi sul periodo transitorio e sulla prevalenza contrattuale dei modelli informativi, evitando rielaborazioni inutili e riducendo il rischio di contenzioso. Rafforzano inoltre il ruolo organizzativo delle stazioni appaltanti, puntando su competenze proporzionate e processi governati.

Con l’approvazione del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici del 20 febbraio 2026, entrano nella fase operativa le Linee Guida del MIT sulla Gestione Informativa Digitale (GID). L’intervista a Pietro Baratono, coordinatore scientifico della Commissione di monitoraggio BIM, chiarisce i nodi più delicati per stazioni appaltanti ed enti concedenti: gestione del periodo transitorio, definizione della prevalenza contrattuale dei modelli informativi e integrazione tra BIM e project management. Centrale anche il tema della cybersicurezza dell’ACDat e dell’allineamento al Regolamento Cloud dell’ACN, per garantire controllo pubblico del dato e ridurre il rischio di contenziosi e interpretazioni divergenti.


Con l’approvazione da parte dell’Assemblea Generale del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici nella seduta del 20 febbraio 2026, e con la successiva pubblicazione dei testi ufficiali, entrano nel vivo le Linee Guida del MIT per la Gestione Informativa Digitale (GID) rivolte a stazioni appaltanti ed enti concedenti.

INGENIO ha raccolto il punto di vista dell’ing. Pietro Baratono, coordinatore scientifico della Commissione di monitoraggio BIM, per evidenziare le ricadute operative più immediate: gestione del periodo transitorio, chiarimento sulla prevalenza contrattuale dei modelli, integrazione tra BIM e project management, e collegamento tra ACDat e Regolamento Cloud dell’ACN.

 

Consiglio Superiore LLPP: approvate le Linee Guida MIT sulla Gestione Informativa Digitale
Il 20 febbraio 2026 l’Assemblea Generale del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici ha approvato le Linee Guida del MIT sulla Gestione Informativa Digitale (GID), rivolte in particolare a stazioni appaltanti ed enti concedenti. L’esito si inserisce nel percorso di consolidamento del BIM nella committenza pubblica e si raccorda alle attività della Commissione di monitoraggio BIM e del relativo Comitato scientifico.

LEGGI L'APPROFONDIMENTO

 

Obiettivo concreto

Andrea Dari:
Qual è il principale problema operativo che queste Linee Guida intendono risolvere per stazioni appaltanti ed enti concedenti?

Pietro Baratono:

Queste LG forniscono un supporto interpretativo ed operativo alle SA meno strutturate, iniziando dal problema del transitorio e di tutti quei progetti che sono stati avviati prima della data del 1.1.25.

In questo caso le Linee Guida stabiliscono con chiarezza che i procedimenti avviati prima della data dell’obbligo non devono essere rielaborati con l’ausilio dei modelli informativi e che tale impostazione vale per l’intero ciclo di realizzazione dell’opera dalla progettazione alla realizzazione. In questa logica la gestione informativa digitale ha senso se accompagna l’opera dal suo concepimento fino alla realizzazione. Credo che questa interpretazione, avallata dall’autorevole parere del Consiglio Superiore dei LL.PP., possa superare i precedenti pareri MIT che affrontavano il problema unicamente sotto l’aspetto giuridico e non anche tecnico-giuridico.

L’altro aspetto molto importante, che avrà sicuramente un impatto operativo sulle SA, è la definizione concreta del concetto di prevalenza contrattuale (Allegato I.9, art. 1 comma 10 lett. i). L’interpretazione normativa si è concentrata sul significato di “praticabile tecnologicamente”, in quanto il Codice prevede la prevalenza dei modelli informativi sugli elaborati grafici nei limiti della praticabilità tecnologica, concetto che ha sollevato dubbi, il più delle volte per motivi strumentali.

La prevalenza contrattuale viene precisata sia nel piano di gestione informativa che nella relazione specialistica sulla modellazione informativa, dove il progettista, in accordo con la Stazione Appaltante, stabilisce anche in forma matriciale quali informazioni devono essere contenute nel modello, quali elaborati grafici devono essere desunti dal modello e quali elaborati grafici ed alfanumerici restano tradizionali.
È ragionevolmente possibile quindi evitare la modellazione parametrica di elementi strutturali di edifici storici, opere la cui digitalizzazione risulta pressoché inutile, come ripascimenti, scogliere naturali o artificiali ecc, senza perdere certezza contrattuale e senza rischi di contenzioso in fase esecutiva.
In precedenza la Stazione appaltante veniva lasciata libera di indicare la prevalenza contrattuale nel Capitolato speciale d’appalto, con la conseguenza che tali regole raramente erano presenti nei documenti contrattuali, mentre oggi diviene un obbligo consapevole di tutti gli attori interessati.

  

L'ing. Pietro Baratono (Crediti: INGENIO)

 

BIM vs GID: il cambio di prospettiva

Andrea Dari:
In cosa la GID va oltre il “fare BIM” e qual è il messaggio chiave che volete far passare a PA e filiera?

Pietro Baratono:

Lo sforzo legislativo compiuto con il Codice qualifica la domanda pubblica come driver dell’innovazione, finalizzato al principio del risultato (art.1 del Codice) puntando alla massima tempestività nell’esecuzione delle opere pubbliche. In questo la gestione informativa digitale punta al connubio tra modellazione informativa (BIM) e project management per un migliore utilizzo delle risorse pubbliche e, a tendere, all’industrializzazione del comparto costruzioni.

 

Prerequisiti organizzativi della SA

Andrea Dari:
Quali sono i requisiti minimi (ruoli, competenze, procedure) per evitare che la GID diventi un adempimento solo formale?

Pietro Baratono:

Il tema dell’organizzazione della Stazione Appaltante, già presente nel DM 560/17, è stata ribadita, ampliata e chiarita nel Cap.2 delle Linee Guida in una ottica di processo.

La Linea Guida accompagna la Stazione appaltante nella transizione alla gestione informativa digitale, partendo dagli adempimenti preliminari richiesti (formazione, organizzazione interna, dotazioni strumentali) fino alla definizione dei ruoli, delle responsabilità e delle regole operative. Si parte dalla situazione di partenza attraverso un’analisi (audit) delle funzioni coinvolte, dei processi critici e dei punti di discontinuità, così da definire assetti e procedure realmente praticabili e coerenti con le risorse umane della Stazione appaltante.

In questa logica, l’obiettivo non è introdurre “figure BIM” interne ovunque, ma dimensionare le competenze interne sulle attività effettivamente svolte, prevedendo anche accorpamenti di ruoli e supporti esterni quando necessario. La formazione deve inoltre coinvolgere non solo chi opera direttamente nei flussi informativi, ma anche le funzioni amministrative e tecniche che devono comprendere logiche, impatti e responsabilità del nuovo approccio.
Quindi la digitalizzazione va trattata come un processo governato: graduale, proporzionato e integrato nella pianificazione dell’amministrazione, ed in questo la Linea Guida non irrigidisce il quadro, ma lo rende concretamente applicabile, riducendo gli oneri non commisurati agli obiettivi.

 

Requisiti informativi: stop al copia-incolla

Andrea Dari:
Come si definiscono requisiti informativi davvero utili, evitando capitolati generici o, al contrario, troppo prescrittivi e rischiosi in gara?

Pietro Baratono:

Questo è l’obiettivo della seconda linea guida su cui stiamo lavorando adesso, anche per guidare la Stazione appaltante nella redazione del documento fondamentale per definire requisiti, obiettivi, scambi di dati e gestione delle informazioni durante l'intero ciclo di vita dell'opera, dalla progettazione alla realizzazione dell’opera, in coerenza con la norma UNI 13337-6.

 

ACDat e interoperabilità

Andrea Dari:
Che criteri suggerisce per valutare piattaforme e ACDat, garantendo controllo pubblico del dato e riducendo il rischio di “vendor lock-in”?

Pietro Baratono:

Un tema molto rilevante, soprattutto riguardo costruzioni strategiche, riguarda i dati in cloud e la cybersicurezza nell’Ambiente di Condivisione dei Dati (ACDat). Le Linee Guida stabiliscono in modo espresso il collegamento tra l’ACDat e le disposizioni dell’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale. Il servizio in cloud deve risultare qualificato secondo il Regolamento ACN (Regolamento Cloud per la PA), con un livello di adeguamento coerente con la classificazione dei dati e dei servizi digitali trattati dall’Amministrazione. Questo passaggio è rilevante perché consolida l’integrazione tra i dati contenuti nei modelli informativi BIM e sicurezza cibernetica nel percorso di digitalizzazione della PA, riducendo il rischio di letture non uniformi o interpretazioni divergenti.

 

Responsabilità lungo il ciclo dell’opera

Andrea Dari:
Come cambiano ruoli e responsabilità tra RUP, progettisti, DL, collaudo e (dove presente) gestione/manutenzione quando si adotta la GID?

Pietro Baratono:

Il Codice prevede l’individuazione di una serie di soggetti responsabili della gestione informativa digitale, sia sul piano organizzativo della Stazione appaltante sia con riferimento ai singoli interventi, recependo ruoli già definiti nelle norme di settore. Tali figure devono presidiare i flussi informativi lungo l’intero ciclo di vita dell’opera, assicurando tracciabilità, affidabilità e coerenza tra requisiti richiesti in gara e quanto effettivamente prodotto, consegnato, verificato e utilizzato nelle fasi di progettazione, esecuzione e gestione.

Per “ruoli” si intendono funzioni formalizzate tramite atti interni e attribuite a soggetti con adeguata competenza, sostenute da un piano di formazione sulla base delle singole responsabilità e del grado di operatività. L’individuazione tra personale interno è opportuna ma non obbligatoria quando non sia possibile reperire risorse interne: le funzioni possono essere svolte internamente o esternalizzate, purché sia documentata la competenza in primis tramite esperienza ed eventualmente da corsi svolti con profitto. Il Codice e la Linea Guida non impone specifici titoli di studio, abilitazioni o certificazioni, anche se il mercato sembra richiederne, inserendo spesso nelle gare punteggi abnormi.
Ne deriva un compito di indirizzo per la dirigenza che riguarda la comprensione della natura e impatto dei profili, decidere se e come reperirli sul mercato o qualificare risorse già presenti, evitando che la gestione informativa digitale sia trattata come attività “separata” dall’organizzazione.

I ruoli si articolano su tre livelli complementari: governo dei processi digitali (livello organizzativo), gestione dell’ecosistema e dell’ACDat (livello di Ambiente di Condivisione dei Dati), applicazione sul singolo intervento (livello di procedimento). La Linea Guida chiarisce responsabilità, ambiti e interazioni e supporta un presidio operativo di requisiti informativi, consegne, verifiche e uso dell’ACDat, garantendo controllabilità delle informazioni. Viene sottolineato che il piano formativo va integrato nella struttura professionale della Stazione appaltante, coordinando percorsi, responsabilità operative, in connessione con la valutazione della performance.

 

La Commissione di Monitoraggio

Andrea Dari:
Quali sono i prossimi passi che si prefigge la Commissione di Monitoraggio?

Pietro Baratono:

La Commissione è stata istituita dal Ministro delle infrastrutture e dei trasporti per portare avanti una serie di azioni:

  • Supportare il Ministero per i quesiti riguardanti la gestione informativa digitale;
  • Proporre modifiche normative;
  • Predisporre Linee Guida per le Stazioni appaltanti;
  • Effettuare confronti con gli stakeholders;
  • Monitorare l’impatto delle disposizioni del Codice legato all’art.43;
  • Sperimentare le connessioni tra ACDat, piattaforme di e-procurement e di rendicontazione

Al momento la priorità va data alla redazione di Linee Guida, integrando quella esistente - che ha fornito importanti elementi interpretativi ed operativi - con tutti gli altri aspetti, sempre in una ottica di semplificazione e di supporto concreto alle Stazioni appaltanti.

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