Riqualificazione energetica e nuova EPBD: come dovranno funzionare gli One-Stop Shop per trasformare gli obiettivi in cantieri
La nuova EPBD assegna agli One-Stop Shop un ruolo preciso: aiutare proprietari e famiglie a superare gli ostacoli tecnici, economici e amministrativi che frenano la riqualificazione energetica. Le raccomandazioni EU Peers rilanciate da ENEA indicano come trasformare gli sportelli da esperienze frammentate a una rete stabile, coordinata e vicina ai cittadini.
La riqualificazione energetica degli edifici non è frenata soltanto dai costi o dalla disponibilità delle tecnologie. Per molti proprietari il vero ostacolo è riuscire a governare un processo che comprende diagnosi, progettazione, scelta degli interventi, finanziamento, incentivi, pratiche amministrative, selezione delle imprese e controllo dei lavori.
È su questo punto che intervengono gli One-Stop Shop per la prestazione energetica degli edifici.
L'articolo 18 della Direttiva (UE) 2024/1275, la nuova EPBD, impone agli Stati membri di garantire strutture di assistenza tecnica diffuse sul territorio. Le successive linee guida della Commissione e la Raccomandazione (UE) 2026/536 chiariscono come tali strutture possano essere organizzate e quali servizi possano offrire.
Su questo quadro normativo si innestano ora le raccomandazioni del progetto europeo EU Peers, pubblicate nel giugno 2026 e rilanciate da ENEA il 31 agosto: il messaggio centrale è passare da iniziative spesso locali, temporanee o concentrate sull'informazione a una infrastruttura permanente capace di accompagnare la domanda di riqualificazione e coordinare i diversi attori del mercato.
Per l'Italia le priorità individuate riguardano soprattutto governance, standard minimi dei servizi, adattabilità ai territori e valorizzazione delle strutture già esistenti.
PER APPROFONDIRE
Guida alla Direttiva Case Green (EPBD IV)
Cosa sono gli One-Stop Shop per la riqualificazione energetica
Gli One-Stop Shop (OSS) sono strutture, fisiche o digitali, attraverso le quali proprietari, famiglie e altri soggetti coinvolti nella riqualificazione possono ricevere assistenza lungo le diverse fasi dell'intervento. La normativa europea prevede informazioni tecniche e finanziarie semplificate, consulenza indipendente e un supporto che possa accompagnare l'utente durante il percorso di ristrutturazione, con particolare attenzione alle famiglie in povertà energetica e agli edifici con le prestazioni peggiori.
La Commissione precisa inoltre che un One-Stop Shop non deve necessariamente coincidere con un'unica organizzazione: può essere costruito come un ecosistema di soggetti e servizi complementari, purché per l'utente il percorso risulti coordinato e accessibile.
Perché la nuova EPBD punta sugli One-Stop Shop
La questione affrontata dalla direttiva è molto concreta.
Riqualificare energeticamente un'abitazione, e ancora di più un condominio, significa mettere insieme competenze e decisioni molto diverse: conoscere le prestazioni iniziali dell'edificio, identificare gli interventi, valutarne costi e benefici, reperire le risorse finanziarie, utilizzare eventuali incentivi, espletare le procedure amministrative, affidare progettazione e lavori e verificare infine il risultato.
La Raccomandazione (UE) 2026/536 descrive questo processo come una vera e propria customer journey, il percorso del proprietario dalla prima decisione fino alla realizzazione dell'intervento.
La Commissione individua passaggi che vanno dall'attivazione dell'interesse iniziale alla diagnosi, dalla progettazione alla selezione delle offerte, dal piano finanziario alla ricerca delle risorse, fino all'esecuzione e alla supervisione del cantiere e alle attività successive alla realizzazione.
È proprio la frammentazione di questo percorso a rappresentare uno dei principali problemi.
Secondo la Commissione, infatti, il mercato dispone già di molti degli attori necessari — professionisti, installatori, auditor energetici, banche, agenzie per l'energia, imprese — ma mancano spesso i collegamenti e il coordinamento tra i servizi offerti. L'obiettivo dell'OSS non è quindi necessariamente introdurre nuovi soggetti, quanto creare e rafforzare le connessioni mancanti.
Cosa impone realmente l'articolo 18 della EPBD
È importante distinguere qui ciò che costituisce un vero obbligo normativo dalle successive raccomandazioni sulle modalità di organizzazione.
L'articolo 18 della Direttiva (UE) 2024/1275 stabilisce che gli Stati membri, insieme alle autorità competenti e, se opportuno, agli stakeholder privati, assicurino l'istituzione e il funzionamento di strutture di assistenza tecnica, anche attraverso One-Stop Shop inclusivi per la prestazione energetica degli edifici.
I destinatari non sono soltanto i proprietari delle abitazioni: la disposizione cita anche operatori amministrativi, finanziari ed economici e PMI, comprese le microimprese.
La direttiva stabilisce inoltre che le strutture di assistenza siano disponibili sull'intero territorio nazionale attraverso almeno uno One-Stop Shop secondo uno o più di cinque criteri: ogni 80.000 abitanti, per regione, nelle aree nelle quali l'età media del patrimonio edilizio supera la media nazionale, nelle zone interessate da programmi integrati di ristrutturazione di distretto oppure in luoghi raggiungibili mediamente in meno di 90 minuti con i mezzi disponibili localmente.
Su questo punto è opportuno evitare una lettura troppo semplicistica del dato degli 80.000 abitanti.
La Commissione ha successivamente chiarito che il requisito essenziale è garantire una reale copertura territoriale e che gli Stati possono utilizzare uno o più criteri, combinandoli. Nelle indicazioni operative propone, ad esempio, di partire da almeno uno sportello per regione e integrare la rete dove le distanze, la densità della popolazione o le caratteristiche del patrimonio immobiliare lo richiedano.
Quali servizi devono garantire gli One-Stop Shop
La EPBD non si limita alla presenza territoriale degli sportelli.
L'articolo 18 richiede che le strutture di assistenza forniscano informazioni semplificate sulle possibilità e sulle soluzioni tecniche e finanziarie a famiglie, PMI, microimprese e soggetti pubblici.
Prevede inoltre un supporto complessivo alle famiglie adattato alle diverse tipologie di abitazione e ai differenti contesti territoriali, capace di coprire le diverse fasi del progetto di riqualificazione.
Particolare attenzione deve essere dedicata alle famiglie interessate dalla povertà energetica e agli edifici con le peggiori prestazioni, oltre che alle imprese e agli installatori qualificati che forniscono servizi di ristrutturazione.
Un altro requisito importante è l'indipendenza della consulenza. La Commissione chiarisce che la normativa europea non predetermina quale debba essere il soggetto gestore dello sportello: possono essere utilizzati modelli pubblici, privati o misti, a condizione che venga garantita la consulenza indipendente prevista dalla EPBD.
Dalla semplice informazione al supporto operativo alla riqualificazione
È probabilmente uno dei passaggi più interessanti per comprendere dove potrebbe evolvere il sistema.
La Raccomandazione 2026/536 distingue diversi livelli possibili di servizio.
Il modello più semplice è quello della consulenza: valutazione preliminare della prestazione energetica dell'edificio, indicazioni generali sugli interventi, informazione sugli incentivi e orientamento verso operatori qualificati.
La Commissione ne evidenzia però anche i limiti: una struttura che si ferma a questo livello lascia al proprietario la responsabilità di elaborare il progetto, scegliere gli operatori, coordinare l'intervento e affrontare tutte le decisioni successive.
Modelli più evoluti possono invece offrire un sostegno operativo molto più esteso.
E qui diventa evidente perché il tema interessa direttamente il mercato professionale.
Il percorso può coinvolgere, nelle forme consentite dall'ordinamento e nel rispetto delle competenze professionali, audit e diagnosi energetiche, progettazione, valutazione economica, individuazione delle fonti di finanziamento, selezione degli operatori, coordinamento dell'intervento, controllo del cantiere e monitoraggio successivo.
La stessa Commissione sottolinea che alcune attività devono naturalmente essere svolte da professionisti abilitati e ricorda, ad esempio, che determinati servizi possono richiedere architetti o altri professionisti regolamentati e che la consulenza finanziaria può essere soggetta a specifici requisiti professionali.
Il finanziamento è parte del problema, non un elemento separato
La capacità di trasformare una decisione di riqualificazione in un cantiere dipende inevitabilmente anche dalle risorse economiche.
La Raccomandazione UE dedica quindi un'attenzione significativa al rapporto tra OSS e finanziamento.
Il piano finanziario, secondo la Commissione, non arriva soltanto alla fine del progetto ma viene costruito progressivamente insieme alle scelte tecniche. Possono entrare in gioco sovvenzioni, incentivi fiscali, prestiti agevolati, mutui e altri strumenti finanziari.
Gli One-Stop Shop possono facilitare questo processo, collegando i proprietari alle opportunità disponibili e, a seconda del modello adottato e del quadro giuridico applicabile, sviluppando accordi con istituzioni finanziarie.
Ma è importante evitare un equivoco: l'OSS non è un nuovo incentivo.
È un'infrastruttura di assistenza e coordinamento che può rendere più semplice l'accesso alle misure economiche esistenti e aiutare a integrare decisione tecnica e sostenibilità finanziaria.
Gli OSS non devono essere necessariamente un unico sportello fisico
Anche il nome può trarre in inganno.
La Commissione chiarisce che il concetto di One-Stop Shop non è definito giuridicamente in modo rigido dalla EED o dalla EPBD e non richiede necessariamente una sola organizzazione alla quale siano attribuite tutte le attività.
La Raccomandazione 2026/536 invita piuttosto a costruire un ecosistema di strutture coerenti e complementari.
La soluzione può quindi comprendere servizi digitali, punti fisici, amministrazioni locali, agenzie energetiche, professionisti e altri operatori, purché l'esperienza del cittadino risulti coordinata.
E proprio sulla presenza fisica la Commissione mette in guardia da un'eccessiva digitalizzazione: gli strumenti online possono raggiungere molti utenti a costi contenuti, ma non sono sufficienti per le riqualificazioni più complesse né per tutte le fasce della popolazione, in particolare quelle con minori competenze digitali.
Dalla normativa europea alle raccomandazioni EU Peers
È su questo impianto normativo che interviene EU Peers – European Practitioners for Integrated Home Renovation Services, progetto finanziato dal programma LIFE e attivo dal settembre 2023 all'agosto 2026, al quale partecipano anche ENEA e Regione Piemonte.
Nel giugno 2026 il progetto ha pubblicato due documenti: uno contenente raccomandazioni rivolte agli Stati membri e uno dedicato ai contesti nazionali di Francia, Irlanda, Italia, Ungheria, Spagna e Paesi Baltici.
Il 31 agosto 2026 ENEA ha presentato i risultati, soffermandosi in particolare sulle indicazioni per il nostro Paese.
EU Peers: quattro condizioni per far crescere gli One-Stop Shop
A livello europeo EU Peers individua quattro grandi priorità.
La prima è trasformare gli OSS in infrastrutture permanenti della politica di riqualificazione, integrate nelle strategie nazionali e dotate di requisiti minimi di servizio, standard di qualità e criteri di indipendenza.
La seconda è attribuire loro una funzione di coordinamento dell'ecosistema della riqualificazione, mettendo in relazione cittadini, professionisti, imprese, soggetti finanziari e servizi già presenti anziché duplicarli.
La terza è garantire finanziamenti stabili e pluriennali, condizione ritenuta necessaria per costruire capacità organizzative e continuità dei servizi.
La quarta riguarda la capacità di utilizzare gli OSS per facilitare l'accesso agli investimenti e stimolare la domanda di riqualificazione, mettendo in relazione assistenza, incentivi, strumenti finanziari e politiche di informazione.
Si tratta di raccomandazioni del progetto EU Peers, non di nuovi obblighi normativi aggiuntivi alla EPBD.
La distinzione è fondamentale.
Il caso italiano: oggi manca ancora un quadro nazionale organico per gli OSS
Le raccomandazioni nazionali di EU Peers descrivono per l'Italia una situazione nella quale il concetto di One-Stop Shop sta progressivamente entrando nelle politiche di riqualificazione, grazie anche a esperienze territoriali e progetti europei, ma non è ancora presente un quadro nazionale organico per la loro implementazione.
Il documento è stato elaborato attraverso un percorso di confronto con istituzioni, operatori e stakeholder.
Uno dei momenti centrali è stato il policy meeting del 1° dicembre 2025, organizzato da Regione Piemonte ed ENEA, al quale hanno partecipato 56 persone e che ha coinvolto soggetti appartenenti a istituzioni nazionali e regionali, operatori territoriali e alla Community of Practice italiana di EU Peers.
Il confronto ha portato a quattro indicazioni principali per il nostro Paese.
La prima riguarda la necessità di assicurare coordinamento tra livello nazionale, regionale e locale, distribuendo chiaramente responsabilità in materia di regolamentazione, finanziamento ed erogazione dei servizi.
La seconda propone di elaborare linee guida nazionali, definendo funzioni minime, standard qualitativi e servizi essenziali che ogni OSS dovrebbe assicurare.
La terza richiede che questi standard lascino sufficiente flessibilità ai territori, perché strutture amministrative, caratteristiche del patrimonio edilizio e bisogni dei cittadini possono essere molto diversi da una zona all'altra.
Infine, viene suggerito di costruire la rete partendo dalle organizzazioni già esistenti, come agenzie locali per l'energia, strutture regionali e soggetti del Terzo settore, evitando di creare necessariamente nuove strutture quando siano già disponibili competenze e relazioni territoriali consolidate.
ENEA ha sintetizzato le stesse quattro priorità nell'approfondimento pubblicato il 31 agosto.
Dove si trova oggi l'Italia rispetto al recepimento della EPBD
Il termine generale previsto dalla Direttiva (UE) 2024/1275 per il recepimento era il 29 maggio 2026.
Il 15 luglio 2026 la Commissione europea ha aperto procedure d'infrazione nei confronti di tutti i 27 Stati membri, inviando lettere di costituzione in mora per il mancato completo recepimento della direttiva entro il termine stabilito. La Commissione cita espressamente, tra le misure della nuova EPBD, anche l'istituzione degli One-Stop Shop per l'assistenza alla riqualificazione degli edifici.
Per gli OSS, quindi, il passaggio dal quadro europeo a un modello nazionale stabile rimane uno dei temi ancora da concretizzare.
Quale spazio per ingegneri, architetti e professionisti tecnici
Gli One-Stop Shop non sostituiscono il progettista, il certificatore energetico, l'auditor, il direttore dei lavori, l'installatore, l'impresa o la ESCo.
La logica europea è piuttosto quella di rendere più semplice l'accesso a tali competenze e di coordinarle all'interno del percorso seguito dal proprietario.
La Raccomandazione della Commissione sottolinea espressamente che lungo la customer journey intervengono già molti professionisti — tra cui auditor energetici, architetti, imprese, installatori e soggetti finanziari — e che il problema risiede spesso nella loro frammentazione.
Se il modello italiano verrà sviluppato secondo questa impostazione, gli OSS potrebbero quindi rappresentare un nuovo punto di incontro tra domanda di riqualificazione e offerta professionale qualificata.
La questione decisiva sarà comprendere come verranno definite le modalità di accesso dei professionisti alla rete, quali requisiti di qualificazione saranno richiesti, come verrà assicurata l'indipendenza della consulenza e quali responsabilità resteranno in capo ai diversi soggetti.
One-Stop Shop e condomìni: un banco di prova decisivo
Il modello potrebbe risultare particolarmente importante nei condomìni.
Negli edifici plurifamiliari la complessità tecnica si combina infatti con processi decisionali collettivi, disponibilità economiche differenti, maggioranze assembleari, ripartizione delle spese e rapporti tra proprietari, locatari, amministratore, progettisti e imprese.
Anche il finanziamento diventa più complesso.
Le raccomandazioni EU Peers invitano espressamente a rafforzare la cooperazione tra OSS e istituzioni finanziarie anche per affrontare strutture proprietarie complesse come quelle condominiali.
Per questo gli One-Stop Shop potrebbero diventare particolarmente rilevanti proprio dove la decisione di riqualificare incontra oggi il maggior numero di ostacoli organizzativi e finanziari.
Il vero indicatore di successo: quante richieste diventano riqualificazioni reali
L'aspetto forse più interessante delle raccomandazioni EU Peers è il tentativo di spostare l'attenzione dal semplice numero degli sportelli alla loro capacità di produrre risultati.
Non sarà sufficiente sapere quanti OSS saranno attivati.
Sarà necessario capire quante famiglie verranno raggiunte, quanti progetti saranno accompagnati, quante risorse finanziarie verranno mobilitate, quali risparmi energetici saranno ottenuti e quante persone vulnerabili riusciranno effettivamente ad accedere agli interventi.
EU Peers propone infatti sistemi di monitoraggio basati anche su indicatori quali numero di progetti supportati, energia risparmiata, risorse mobilitate e quota di utenti vulnerabili assistiti.
L'obiettivo dello One-Stop Shop non dovrebbe essere creare un altro livello amministrativo tra il cittadino e la riqualificazione, ma ridurre gli ostacoli che impediscono a un proprietario di passare dalla domanda:
“Cosa posso fare per migliorare il mio edificio?”
alla decisione:
“Questo è il progetto, questo è il finanziamento e questi sono i soggetti che realizzeranno l'intervento.”
Se riusciranno a svolgere questa funzione, gli One-Stop Shop potranno diventare uno degli strumenti attraverso i quali gli obiettivi della nuova EPBD passeranno effettivamente dalla norma al progetto e dal progetto al cantiere.
FA
Che cosa sono gli One-Stop Shop per la riqualificazione energetica?
Sono strutture di assistenza, fisiche o digitali, che aiutano proprietari e altri soggetti coinvolti nella riqualificazione a orientarsi tra aspetti tecnici, finanziari e amministrativi e possono accompagnarli nelle diverse fasi dell'intervento.
Gli One-Stop Shop sono obbligatori con la nuova EPBD?
L'articolo 18 della Direttiva (UE) 2024/1275 impone agli Stati membri di garantire strutture di assistenza tecnica sul territorio, anche attraverso One-Stop Shop inclusivi, secondo specifici criteri di copertura territoriale.
Deve esserci obbligatoriamente uno sportello ogni 80.000 abitanti?
Non necessariamente in ogni caso. La EPBD individua cinque criteri alternativi o combinabili. Le linee guida della Commissione chiariscono che gli Stati devono garantire un'effettiva copertura territoriale utilizzando uno o più di questi criteri.
Gli OSS realizzeranno direttamente diagnosi, progettazione e lavori?
Non esiste un unico modello obbligatorio. Possono essere strutture pubbliche, private o miste e possono coordinare servizi offerti da diversi soggetti. Le attività riservate devono comunque essere svolte dai professionisti abilitati previsti dall'ordinamento.
Qual è oggi la situazione italiana?
Le raccomandazioni EU Peers indicano la necessità di costruire un quadro nazionale coordinato. Nel frattempo il termine generale di recepimento della EPBD è scaduto il 29 maggio 2026 e il 15 luglio la Commissione ha aperto procedure d'infrazione nei confronti di tutti i 27 Stati membri per mancato completo recepimento.
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