Pergotenda e tettoia: differenze, obblighi edilizi e permesso di costruire
Le pergotende bioclimatiche e tettoie rappresentano soluzioni non solo per il comfort domestico ma anche una protezione dagli agenti atmosferici. Tuttavia presentano delle sostanziali differenze, infatti le pergotende bioclimatiche possono rientrare nell'edilizia libera mentre le tettoie richiedono specifici titoli abilitativi. La sentenza n. 5918/2025 del Consiglio di Stato ha rimarcato le differenze tra le due opere, sottolineando che la loro distinzione non è meramente terminologica ma ha conseguenze concrete sugli obblighi edilizi.
Pergotenda bioclimatica o tettoia: cosa cambia?
Negli ultimi anni gli spazi esterni delle case sono cambiati grazie a soluzioni come le pergotende bioclimatiche e le tettoie. Questi servono sia a rendere più confortevoli terrazze e giardini sia a valorizzare l’outdoor domestico, nel rispetto delle regole urbanistiche.
Tuttavia è importante chiarire che la pergotenda bioclimatica e la tettoia sono strutture con caratteristiche differenti.
Tale precisazione diventa essenziale nel contesto edilizio italiano, perché alcune possono essere considerate opere in edilizia libera, mentre altre richiedono invece il permesso di costruire per essere realizzate.
Le differenze riguardano aspetti come la struttura, il volume, la copertura e l’impatto urbanistico.
Vediamo in dettaglio le principali differenze.
La pergotenda bioclimatica è una struttura caratterizzata da una copertura formata da lamelle orientabili che si possono inclinare, fornendo riparo dalla pioggia o dal vento. Ciò permette di utilizzarla in tutte le stagioni, inoltre sono moderne, versatili e personalizzabili, diventando un vero elemento d’arredo di design che valorizza giardini, terrazzi e verande.
La pergola bioclimatica può essere di due tipi:
- autoportante, quindi installabile ovunque in giardino o sul terrazzo. Essa presenta almeno quattro colonne e non ha bisogno di essere fissata alla parete;
- addossata alla casa, ideale per coprire una veranda o chiudere un terrazzo. In questo caso diventa parte integrante dell’edificio e può avere copertura orizzontale o inclinata, a seconda delle esigenze. Essa è vincolata da un lato all’edificio principale, mentre dall’altro poggia su almeno due colonne. Il vincolo al muro presenta invece generalmente caratteristiche tali da poter essere facilmente rimosso.
Di solito, le pergole bioclimatiche sono realizzate in alluminio, ma esistono anche altri materiali, come l’acciaio o il pvc, con buone caratteristiche di resistenza alle intemperie e all’attacco continuo degli agenti atmosferici, ma risultano meno versatili e personalizzabili. La struttura interna delle lamelle frangisole è invece generalmente in legno.
Secondo l’art. 6, comma 1, lett. b-ter del DPR 380/01 :
“Fatte salve le prescrizioni degli strumenti urbanistici comunali, e comunque nel rispetto delle altre normative di settore aventi incidenza sulla disciplina dell’attività edilizia e, in particolare, delle norme antisismiche, di sicurezza, antincendio, igienicosanitarie, di quelle relative all’efficienza energetica, di tutela dal rischio idrogeologico, nonché delle disposizioni contenute nel codice dei beni culturali e del paesaggio, di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, i seguenti interventi sono eseguiti senza alcun titolo abilitativo:
(…) b-ter) le opere di protezione dal sole e dagli agenti atmosferici la cui struttura principale sia costituita da tende, tende da sole, tende da esterno, tende a pergola, anche bioclimatiche, con telo retrattile anche impermeabile, ovvero con elementi di protezione solare mobili o regolabili, e che sia addossata o annessa agli immobili o alle unità immobiliari, anche con strutture fisse necessarie al sostegno e all’estensione dell’opera. In ogni caso, le opere di cui alla presente lettera non possono determinare la creazione di uno spazio stabilmente chiuso, con conseguente variazione di volumi e di superfici, devono avere caratteristiche tecnico-costruttive e profilo estetico tali da ridurre al minimo l’impatto visivo e l’ingombro apparente e devono armonizzarsi alle preesistenti linee architettoniche. (…)”.
Quindi le pergole bioclimatiche, con telo retrattile anche impermeabile o con elementi di protezione solare mobili o regolabili, non richiedono alcun titolo abilitativo a condizione che:
- siano addossati o annessi agli immobili o alle unità immobiliari, anche con strutture fisse necessarie al sostegno e all’estensione dell’opera;
- non devono creare uno spazio stabilmente chiuso, evitando variazioni di volume e superficie;
- devono avere caratteristiche tecnico-costruttive e profilo estetico tali da ridurre al minimo l’impatto visivo e l’ingombro apparente;
- devono essere in armonia con le linee architettoniche preesistenti.
In questa SEZIONE trovate tutte le sentenze relative ai TITOLI ABILITATIVI
La tettoia è una struttura la cui funzione è quella di coprire spazi aperti e presenta una copertura che poggia su colonne che possono essere:
- pali;
- pilastri;
- strutture verticali discontinue.
Essa può essere aderente al muro di un edificio, fornendo un riparo parziale su almeno uno dei lati.
Per installare una tettoia è necessario un titolo abilitativo, in particolare:
- CILA, se la tettoia rientra nella manutenzione straordinaria senza modifiche strutturali;
- SCIA, se riguarda la manutenzione straordinaria con modifiche strutturali ma senza aumento di volumetria;
- permesso di costruire (PdC), se comporta cambiamenti importanti all’edificio e aumento di volumetria.

Infatti le tettoie hanno:
- generalmente un’altezza compresa tra 2,35 e 2,60 metri;
- le colonne che sorreggono il tetto, le quali possono avere delle fondazioni in c.a. oppure montati su porta pali in acciaio, a sua volta vincolati al suolo. In genere le fondazioni delle colonne sono interrate per almeno 30-40 cm e il loro numero varia in base alle dimensioni della tettoia.
L’intera struttura deve essere ben ancorata al muro portante tramite staffe (zanche). Se la tettoia serve a coprire un ingresso, deve essere fissata alla facciata, distribuendo il peso su montanti, travi e eventuali puntoni. Una tettoia piccola e funzionale, di solito, può anche essere dotata di piccoli sbalzi del tetto.
Si comprende quindi che le due strutture presentano caratteristiche tecniche e funzioni differenti, il che incide anche sul titolo abilitativo. Se la prima non è completamente coperta (almeno non in modo permanente) e non è ancorata al suolo ma solo appoggiata avendo caratteristiche di temporaneità e utilizzo ricreativo sporadico, la seconda ha invece un vincolo fisso al suolo (quindi una caratteristica di permanenza nel tempo) e completamente coperta da un tetto piano o a falde.
A rinforzare tale differenza è la sentenza del Consiglio di Stato n. 5918/2025 che ha ribadito come la pergotenda bioclimatica è una struttura leggera, con copertura retrattile e amovibile, priva di elementi stabili e permanenti. Al contrario, la tettoia invece presenta struttura fissa con montanti stabilmente infissi, copertura non retrattile (ovvero lamelle “apri/chiudi” motorizzate), che altera il prospetto edilizio e incrementa il carico urbanistico. Pertanto, quest’ultima, non rientrando nell’edilizia libera, richiede un titolo abilitativo e comporta conseguenze urbanistiche e sanzionatorie nel caso di sua assenza.
Scarica la sentenza in fondo all'articolo
🔍 Non perdere le novità sulle sentenze che riguardano i titoli abilitativi: entra in INGENIO e iscriviti alla GAZZETTA QUOTIDIANA per rimanere sempre informato.
Quando una pergotenda diventa tettoia
A ribadire le differenze tra pergotende bioclimatiche e tettoie è il Consiglio di Stato con la sentenza n. 5918/2025, ribadendo quali siano i criteri distintivi che le differenziano sul piano edilizio.
Il Comune di Padova, aveva ordinato la demolizione di una struttura installata sulla terrazza di un appartamento. I proprietari sostenevano che si trattasse di un pergolato bioclimatico, quindi rientrante tra gli interventi di edilizia libera, di contro, l’amministrazione comunale la qualificava come una tettoia vera e propria, e dunque soggetta a permesso di costruire.
In prima battuta già il TAR Veneto “(…) respingeva il ricorso, rilevando che l’opera in questione, per dimensioni e caratteristiche costruttive, non potesse assimilarsi ad un pergolato bensì ad una tettoia, necessitando di permesso di costruire.”
Allora la vicenda è approdata al Consiglio di Stato, che ha confermato la tesi del Comune, rigettando definitivamente l’appello.
Il cuore della questione risiede nella differenza sostanziale tra pergotenda bioclimatica e tettoia, il Consiglio di Stato sottolinea che “Come chiarito dalla giurisprudenza (…) la pergotenda, anche cd. bioclimatica, consiste in una struttura leggera, non stabilmente infissa al suolo, sostanzialmente idonea a supportare una “tenda”, anche in materiale plastico. E’, in particolare, necessario che:
i) l’opera principale sia costituita, appunto, dalla “tenda” quale elemento di protezione dal sole e dagli agenti atmosferici, finalizzata a una migliore fruizione dello spazio esterno;
ii) la struttura rappresenti un mero elemento accessorio rispetto alla tenda, necessario al sostegno e all'estensione della stessa;
iii) gli elementi di copertura e di chiusura (la “tenda”) siano non soltanto facilmente amovibili, ma anche completamente retraibili, in materiale plastico o in tessuto, comunque privi di elementi di fissità, stabilità e permanenza tali da creare uno spazio chiuso, stabilmente configurato che possa alterare la sagoma ed il prospetto dell’edificio “principale” (…) ovvero “impacchettabile”, così da escludere la realizzazione di nuovo volume (...). Nel caso di specie, si tratta di una struttura dimensioni rilevanti (...), con montanti stabilmente infissi al terrazzo e al muro perimetrale dell’appartamento, dotato di copertura non retrattile a lamelle apri/chiudi e di grondaie (...), che alterano il prospetto dell’edificio. Le caratteristiche strutturali dell’opera sono incompatibili con la finalità di mera protezione temporanea dalle intemperie poiché, a differenza della semplice tenda, non è dotata di un sistema di apertura o di chiusura retrattile, ma consiste in un manufatto fisso di estensione superiore al 20% del volume del fabbricato principale (...) che incrementa la superficie abitativa e, di conseguenza, il carico urbanistico.”
Le differenze tra le due opere sono chiaramente analizzate, ossia:
- la pergotenda è una struttura leggera e accessoria, destinata principalmente a sostenere una tenda retrattile e amovibile, in tessuto o materiale plastico. La copertura deve essere completamente retrattile (ovvero “impacchettabile”) e non deve determinare un nuovo volume edilizio né modificare stabilmente la sagoma o il prospetto dell’edificio;
- la tettoia, per le sue caratteristiche strutturali crea uno spazio coperto stabile e permanente, con effetti urbanistici rilevanti, tali da comportare la richiesta di un titolo edilizio, in quanto incide sulla volumetria, su prospetti e sagoma e sulla destinazione degli spazi.
L’opera in questione (avente anche una superficie rilevante rispetto la costruzione principale) è stata ritenuta una tettoia che altera il prospetto dell’edificio e di conseguenza comportava un incremento del carico urbanistico, tale da richiedere addirittura il rilascio di permesso di costruire.
In conclusione, il Consiglio di Stato sottolinea che la struttura in questione, per caratteristiche e dimensioni, non poteva essere considerata un semplice arredo esterno o una protezione leggera. Al contrario, essa comportava un incremento della superficie utile e del carico urbanistico, collocandosi quindi fuori dall’ambito dell’edilizia libera.
La distinzione tra pergotenda bioclimatica e tettoia non è soltanto di tipo terminologico, ma incide concretamente sugli obblighi edilizi dei cittadini: la prima può rientrare, in determinate condizioni, nell’edilizia libera, mentre la seconda richiede un titolo abilitativo. Ciò che qualifica un’opera come pergotenda è la retrattibilità e l’amovibilità della copertura, mentre una struttura fissa e stabile, anche se dotata di lamelle apri/chiudi, deve essere considerata a tutti gli effetti una tettoia, con tutte le conseguenze urbanistiche e autorizzative del caso.
Keywords: tettoia, pergotenda bioclimatica, art. 6 DPR 380/01, edilizia libera, titolo abilitativo, struttura retrattile, amovibilità.
Edilizia
Esplora il mondo dell'edilizia, il settore dedicato alla progettazione, costruzione, ristrutturazione e manutenzione di edifici e infrastrutture. Scopri come la normativa italiana, come il Testo Unico dell'Edilizia (D.P.R. 380/2001) e le Normative Tecniche per le Costruzioni (NTC), regolano le pratiche edilizie per garantire sicurezza e qualità. Approfondisci il significato etimologico del termine "edilizia" e come le leggi locali e regionali influenzano la costruzione e gestione degli immobili.
Materiali e Tecniche Costruttive
Con Ingenio approfondiamo con continuità e nei diversi aspetti che caratterizzano le tecniche costruttive. Con questo TOPIC raccogliamo tutte le news e articoli sull’argomento.
Tende, Oscuranti e Schermature
Tende tecniche e oscuranti sono parte attiva del comfort e dell’efficienza dell’edificio: controllano luce, abbagliamento, privacy e apporti solari. Nel TOPIC INGENIO trovi criteri di scelta, prestazioni, dettagli di posa e integrazione smart, con esempi e guide per professionisti.
Titoli Abilitativi
Permesso di costruire, SCIA, CILA, edilizia libera: cosa sono, quando servono e cosa comportano. INGENIO ti guida nella scelta del corretto titolo edilizio, con articoli tecnici, esempi e normativa aggiornata.
Urbanistica
Con questo Topic "Urbanistica" raccogliamo tutte le news e gli approfondimenti che sono collegati a questo termine, sia come disciplina, che come aggettivo. Progettazione e programmazione urbanistica, gestione dello sviluppo delle città e dei territori e normativa inerente al tema.
Condividi su: Facebook LinkedIn Twitter WhatsApp
