Progettazione costruttiva e rinforzo strutturale di un edificio storico in c.a. sotto vincolo di tutela
In un edificio storico in c.a. soggetto a vincolo, il miglioramento sismico richiede scelte mirate: conservazione dello schema resistente, interventi localizzati e compatibilità con le prescrizioni della Soprintendenza. Il caso, corredato dai dettagli costruttivi, documenta incamiciature, rinforzi dei solai e potenziamento delle fondazioni, con un incremento dell’indice di sicurezza da ζE 0,3–0,4 a oltre 0,8, coerente con NTC 2018.
Il recupero strutturale di edifici storici in contesto urbano richiede un approccio equilibrato tra tutela dei vincoli architettonici e introduzione di soluzioni costruttive innovative. La progettazione costruttiva diventa il punto di sintesi tra normativa, esigenze di conservazione e sicurezza, e le inevitabili criticità legate all’adeguamento di strutture concepite con codici ormai superati.
Contesto storico, vincoli e inquadramento normativo (NTC2018)
L’intervento riguarda un edificio di inizio Novecento, sito in Milano nelle immediate vicinanze del Duomo e caratterizzato da una struttura portante in calcestruzzo armato a telai e nuclei di controventamento, con solai in laterocemento e coperture originariamente non praticabili. L’edificio, soggetto a vincolo di interesse culturale, conserva integralmente le facciate e i prospetti principali, imponendo quindi la necessità di soluzioni costruttive non invasive e compatibili con le prescrizioni della Soprintendenza.
Il progetto è stato inquadrato come miglioramento sismico ai sensi delle NTC2018, evitando quindi interventi radicali di adeguamento.
La strategia adottata è stata quella di preservare lo schema statico e sismico originario, intervenendo con azioni localizzate su pilastri, setti e solai, oltre al rinforzo fondazionale con micropali. Tale approccio consente di incrementare la capacità strutturale e la durabilità senza alterare la leggibilità architettonica e la configurazione spaziale dell’edificio.
Diagnostica e valutazione della vulnerabilità
Criticità rilevate
Le principali criticità emerse dall’analisi preliminare e dalle indagini strutturali possono essere sintetizzate in quattro aspetti:
- Vulnerabilità sismica – Gli elementi originari, progettati con i codici degli anni ’30, non risultano adeguati a garantire meccanismi duttili e mostrano carenze significative in termini di resistenza a pressoflessione e taglio, in particolare nei setti dei nuclei scala.
- Fondazioni insufficienti – Le dimensioni e le capacità delle fondazioni esistenti non sono in grado di trasferire al terreno le forze sismiche previste dagli standard attuali, richiedendo un sistema integrativo di micropali e cordoli.
- Degrado dei materiali – Le indagini hanno evidenziato un’elevata variabilità nelle caratteristiche del calcestruzzo e delle armature, con fenomeni di carbonatazione e ridotta durabilità, soprattutto nei livelli interrati e nelle porzioni esposte all’umidità.
- Solai non conformi ai carichi di progetto – Molti solai, originariamente destinati a carichi inferiori, non risultano idonei alle nuove funzioni d’uso (uffici, spazi commerciali e tecnici). In diversi casi si è reso necessario valutare interventi di rinforzo dei travetti o sostituzione delle porzioni non adeguate.
Queste criticità hanno orientato lo sviluppo della progettazione costruttiva, con particolare attenzione alle tecniche di rinforzo locale e alla riduzione dei carichi portati, perseguendo un equilibrio tra sicurezza, funzionalità e tutela dell’identità storica.
Strategia di intervento: preservare lo schema sismico originario
La progettazione costruttiva degli interventi
Rinforzo dei pilastri: incamiciature in c.a. e malte fibrorinforzate
Gli elementi verticali hanno mostrato le maggiori criticità in termini di capacità a pressoflessione e taglio, con fenomeni diffusi di carbonatazione e scarsa duttilità delle armature originarie.
L’intervento di consolidamento è stato quindi incentrato sull’incamiciatura armata in c.a. con malta strutturale fibrorinforzata a spruzzo, calibrata nelle dimensioni in funzione della posizione dei pilastri.
L’operazione ha previsto:
- Rimozione dell’intonaco e del copriferro esistente fino al calcestruzzo sano, così da garantire rugosità diffusa per l’adesione;
- Pulizia e passivazione delle armature originarie, con trattamento rialcalinizzante;
- Inserimento di nuove barre longitudinali Ø12 mm e staffe Ø8 mm, ancorate mediante carotaggi e resine epossidiche;
- Chiusura dell’incamiciatura con getto di malta a spruzzo, in spessori compresi tra 6 e 10 cm, a seconda della posizione e dei vincoli architettonici;
- In corrispondenza delle facciate vincolate, gli spessori sono stati ridotti e la geometria delle armature adattata per rispettare le sagome originarie, mentre nei pilastri interni sono state adottate incamiciature più regolari.
La tecnica adottata consente di incrementare notevolmente la resistenza a taglio e la duttilità, oltre a migliorare la durabilità complessiva degli elementi portanti. L’applicazione a spruzzo della malta ha permesso di garantire una perfetta aderenza e continuità, riducendo i tempi di esecuzione e i rischi legati alle fasi di getto tradizionale.





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- Solai bidirezionali: cappa collaborante a spruzzo e rete zincata
- Solai monodirezionali: travetti integrati e ricostruzione del copriferro
- Setti e nuclei scala: incamiciature, inghisaggi e rigidezza globale
- Fondazioni: micropali e cordoli per l’incremento di capacità
- Verifiche post-intervento: incremento di rigidezza e ζE>0,8
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