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Riflessioni su Intelligenza artificiale, PIL, lavoro, hèbel e bit

Che cosa può insegnare il “soffio” di Qoèlet a chi progetta e gestisce città, territori, edifici? Molto più di quanto sembri. Questo articolo intreccia cultura biblica, dati sull’intelligenza artificiale e strategie energetiche per i data-center: riflessioni per urbanisti, architetti, ingegneri, costruttori ... che vogliono rendere sostenibili capitale digitale, spazi, contratti e relazioni nel lavoro quotidiano e nei progetti futuri.

Dal “soffio” di Qoèlet al cloud

Ieri, XVIII Domenica del Tempo Ordinario (3 agosto 2025), ho ascoltato nella prima lettura (Qo 1,2; 2,21-23) il celebre attacco: «Vanità delle vanità, tutto è vanità». L’ebraico rende “vanità” con hèbel: un «soffio», un vapore che sfugge alle mani.

Una lettura quanto mai  attuale, perchè già nel III secolo a.C. Qoèlet smascherava così l’ansia di possesso: lavoriamo, accumuliamo, ma tutto scivola via come nebbia al sole. Una lettura che mi ha colpito, anche perchè ripresa poi nel Vangelo di Luca, forse più comprensibile.

Perchè oggi quel soffio non è scomparso: l’ho ritrovato smaterializzato nei bit che corrono nei data-center, nelle piattaforme che orchestrano mercati globali, negli algoritmi che prendono decisioni in millesimi di secondo. Il granaio del “ricco stolto” è diventato il cloud; il capitale non si pesa più in tonnellate di grano, ma in terabyte di dati e righe di codice.

Eppure la domanda di Qoèlet resta identica e mi riguarda: il nostro correre “in rete” genera valore duraturo o soltanto nuovo vapore digitale?

Ripartire da quella pagina biblica non è per me un vezzo esegetico, ma il modo più efficace per misurare – nello stesso gesto – la distanza e la sorprendente vicinanza fra un mondo che riempiva granai fisici e questo presente in cui il patrimonio aziendale è un file replicato su server sparsi per il globo.

Da questo dialogo fra hèbel e hyper-cloud nasce la mia riflessione su come il lavoro, nell’era dei dati, dell’IA e del capitale intangibile, stia riscrivendo spazi, tempi e significati.

         

Vanità delle vanità, dice Qoèlet,
vanità delle vanità: tutto è vanità.
Chi ha lavorato con sapienza, con scienza e con successo dovrà poi lasciare la sua parte a un altro che non vi ha per nulla faticato. Anche questo è vanità e un grande male.
Infatti, quale profitto viene all'uomo da tutta la sua fatica e dalle preoccupazioni del suo cuore, con cui si affanna sotto il sole? Tutti i suoi giorni non sono che dolori e fastidi penosi; neppure di notte il suo cuore riposa. Anche questo è vanità!

   

Dal hèbel ai bit: il capitale che non si vede — ma fa il PIL

Nel Qoèlet hèbel descrive un soffio che sfugge alle mani; oggi, per me, quel soffio ha la forma di righe di codice, brevetti, banche-dati, reti neurali.

È il capitale intangibile: l’asset che più di ogni altro determina competitività ma non occupa spazio nei bilanci tradizionali.

  • Sorpasso storico. La quota di investimenti intangibili sul PIL mondiale ha toccato il 13,6 % nel 2024, superando per la prima volta gli investimenti tangibili e proseguendo una rincorsa iniziata a metà anni Novanta.
  • Europa in rincorsa. Stando ai dati McKinsey, gli Stati Uniti investono due punti di PIL in più dell’UE in proprietà intellettuale e macchinari avanzati; da europeo constato che spendiamo ancora troppo nei settori “mid-tech” invece che in quelli ad alta intensità di conoscenza.
  • Effetto IA. Con l’esplosione dell’intelligenza artificiale – il 75 % dei knowledge worker la usa già ogni giorno e metà l’ha adottata negli ultimi sei mesi – il valore di dati, modelli e competenze cresce più in fretta di qualsiasi capannone.

In altre parole, mentre i granai del ricco della parabola sono diventati datacenter, la domanda del Predicatore rimane attuale: il lavoro che corre nell’etere produce ricchezza solida o solo nuovo vapore digitale?

La risposta dipenderà da quanto io, noi, sapremo trasformare il capitale invisibile in benessere diffuso.

Se il capitale si smaterializza, lo stesso accade al luogo del lavoro: dal “posto fisso” passiamo alla geografia variabile del cloud:

  • Tele-presenza di default. Nel 2024 oltre la metà delle imprese europee (52,9 %) ha spostato le riunioni online e l’81 % consente l’accesso remoto alla posta aziendale: l’infrastruttura ibrida non è più un benefit digitale, è il minimo sindacale.
  • Dipendenti diffusi. In media il 22,6 % degli occupati UE lavora almeno parte della settimana da casa; vedo il dato volare al 52 % nei Paesi Bassi e al 46 % in Svezia, fermarsi al 15 % in Italia e Spagna, segno che la cultura aziendale pesa quanto la banda larga.
  • Urbanistica sotto stress. Meno pendolarismo significa centri direzionali più vuoti e quartieri residenziali che chiedono servizi di prossimità. Parlo spesso con architetti che sperimentano la “città 15 minuti”, coworking condominiali e uffici “plug-and-play” da riconfigurare a trimestre, mentre le amministrazioni testano incentivi fiscali per riportare vita nelle aree centrali. 

Di questo ultimo punto ne scrivo spesso su INGENIO: Il professionista si trova oggi davanti a un doppio compito: disegnare tutele per un lavoro che non conosce confini fisici e, insieme, ripensare spazi urbani dove la comunità continui a esistere anche quando i badge restano a casa.

    

Qoèlet, o Ecclesiaste

Qoèlet, o Ecclesiaste, è un libro sapienziale dell’Antico Testamento scritto probabilmente a Gerusalemme tra il III e il II secolo a.C. Il suo autore, presentato con il titolo di «colui che convoca l’assemblea», riflette sulla precarietà radicale dell’esistenza: tutto è hèbel, soffio che si dissolve. Attraverso diari autobiografici, proverbi e aforismi mordaci, il Predicatore smaschera idolatrie di successo, ricchezza, lavoro, piacere e perfino sapienza, rivelandone l’incapacità di assicurare felicità duratura «sotto il sole». Non approda al nichilismo: invita piuttosto a godere dei piccoli doni quotidiani come grazia gratuita, a temere Dio e ad abitare il limite temporale come luogo di verità. Testo amatissimo da filosofi moderni, resta un capolavoro biblico di realismo spirituale che parla anche alla cultura contemporanea odierna.

  

Tempo accelerato: IA, burnout e giostra delle competenze

L’aria compressa dei datacenter ha un prezzo: la velocità.

Nel giro di dodici mesi – dalla svolta “generativa” del 2024 – la quota d’imprese europee che impiega sistemi di intelligenza artificiale è quasi raddoppiata, con punte che superano l'50 % nei Paesi nordici e in Corea; la forbice fra chi corre e chi arranca, avverte l’OCSE, si sta già allargando.

  • AI ovunque, ma non per tutti. Oltre l’86 % dei datori di lavoro globali prevede che l’IA trasformi il proprio business entro il 2030, ma la diffusione privilegia grandi imprese e servizi knowledge-intensive  .
  • Churn occupazionale. Secondo il Future of Jobs Report 2025, entro il 2030 assisteremo a un ricambio strutturale pari al 22 % degli attuali posti di lavoro: 170 milioni di nuovi ruoli e 92 milioni a rischio di sparizione; nel frattempo il 39 % delle competenze oggi in uso dovrà essere riqualificato  .
  • Il costo umano dell’accelerazione. Il 73 % degli specialisti IT europei segnala sintomi di stress o burnout, complici carichi di lavoro crescenti e carenza di skill avanzate  .

La “notte senza riposo” di Qoèlet (Qo 2,23) si traduce così in notifiche notturne, sprint infiniti, lifelong-learning obbligatorio.

Se il profitto si misura in microsecondi, la vera frontiera diventa rallentare con intelligenza: progettare IA che liberi tempo invece di colonizzarlo e inserire nei Piani industriali KPI sul benessere psicofisico, non solo sulla produttività.

   

Contratti fluidi: piattaforme, micro-ingaggi e nuove tutele

Quando il posto di lavoro è un’app, anche il contratto diventa un URL.

Il mercato delle sole piattaforme freelance valeva 5,6 miliardi di dollari nel 2024 e punta a 13,8 miliardi entro il 2030, con un CAGR superiore al 16 %; se allarghiamo lo sguardo all’intera gig-economy, l’orizzonte tocca i 2.100 miliardi di dollari per il 2033.

Vantaggi dichiarati
Ombre emergenti
Flessibilità oraria e geografica
Algorithmic management: l’algoritmo assegna le commesse, ma resta opaco sulle logiche di ranking e di remunerazione
Bassa soglia d’ingresso
Volatilità dei redditi, assenza di ferie pagate, coperture malattia e pensione
Accesso globale alla domanda
Concorrenza planetaria al ribasso; gender gap di retribuzione nel gig del 30 % (ILO 2025)

Il dibattito all’ILO (113ª Conferenza, giugno 2025) punta a definire standard vincolanti su trasparenza algoritmica, portabilità delle reputazioni digitali e contributi previdenziali pro-rata.

Nel frattempo alcune città sperimentano:

  • “Fair-work clause” nei bandi pubblici: le piattaforme che non rispettano minimi salariali e diritto alla disconnessione vengono escluse dagli appalti.
  • Voucher di welfare portabile finanziati con una micro-tassa sulle transazioni digitali, per coprire malattia e formazione continua dei lavoratori on-demand.

In gioco non c’è solo la dignità del rider o del coder freelance, ma la credibilità stessa dell’economia intangibile: se il capitale più prezioso è la fiducia, nessuna piattaforma può permettersi che il proprio modello di business sia percepito come nuovo hèbel—un soffio che, ancora una volta, sfugge alle mani di chi lavora.

Carne, grano e nuvole – il Vangelo della “ricchezza che non pesa”

Nella stessa liturgia in cui Qoèlet denuncia l’hèbel, l’evangelista Luca racconta la parabola del ricco stolto (Lc 12,13-21).  Il contadino espande i granai, li riempie e li contempla come garanzia di vita; ma quella notte “gli viene richiesta l’anima”.

13 Uno della folla gli disse: «Maestro, dì a mio fratello che divida con me l'eredità». 14 Ma egli rispose: «O uomo, chi mi ha costituito giudice o mediatore sopra di voi?». 15 E disse loro: «Guardatevi e tenetevi lontano da ogni cupidigia, perché anche se uno è nell'abbondanza la sua vita non dipende dai suoi beni». 16 Disse poi una parabola: «La campagna di un uomo ricco aveva dato un buon raccolto. 17 Egli ragionava tra sé: Che farò, poiché non ho dove riporre i miei raccolti? 18 E disse: Farò così: demolirò i miei magazzini e ne costruirò di più grandi e vi raccoglierò tutto il grano e i miei beni. 19 Poi dirò a me stesso: Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; riposati, mangia, bevi e datti alla gioia. 20 Ma Dio gli disse: Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita.

Il testo svela due inganni che oggi, nell’ufficio smaterializzato, ritroviamo intatti:

  1. Accumulo senza relazione. Il granaio diventato cloud moltiplica l’efficienza ma può desertificare i rapporti. Uno studio Gallup mostra che i lavoratori totalmente da remoto sono più ingaggiati, eppure meno “prosperanti” a livello di ben-essere rispetto ai colleghi ibridi o in presenza .
  2. Autosufficienza algoritmica. Il ricco ragiona da solo («dirò a me stesso…»); così oggi l’algoritmo decide l’agenda, ma non può sostituire lo scambio di sguardi che fa nascere fiducia. La letteratura scientifica sulle “Zoom-fatigue” collega infatti l’esposizione prolungata allo schermo e all’auto-immagine a esaurimento emotivo e distorsione della propria percezione corporea .

La Scrittura sposta il baricentro: dalla quantità alla qualità, dal possesso al dono, dal digitale puro alla carne che incontra altra carne.

Non è nostalgico romanticismo, è realismo teologico – “arricchirsi presso Dio” significa investire nel solo capitale che non evapora: relazioni, memoria condivisa, cura reciproca.

A questo punto non posso tacere un’ulteriore similitudine con il ricco stolto: l’accumulo spasmodico di informazioni. Oggi il “più grandi granai” si chiamano data-lake, edge-cloud, giganteschi archivi che conservo “perché un giorno potrebbero servire”. Ma ogni terabyte in più chiede raffreddamento, server ridondanti, backup continui. Secondo l’IEA, i data-center già consumano circa il 2 % dell’elettricità mondiale; l’ondata di IA generativa potrebbe far crescere quel fabbisogno del 30-40 % in soli tre anni.

Questa cupiditas datae non erode soltanto privacy e libertà con algoritmi di sorveglianza sempre più pervasivi; rischia anche di rendere energeticamente insostenibile l’infrastruttura che alimenta il nostro lavoro remoto, lo streaming e i modelli di AI. Se non metto un limite, rischio di replicare il peccato del contadino evangelico: credere che la vita dipenda da ciò che riesco a trattenere, senza accorgermi che sto svuotando il pianeta – e, paradossalmente, me stesso.

          

Cantiere aperto – sei piste per ingegneri, architetti & co.

Da queste brevi e semplici valutazioni è possibile individuare 6 “piste” di intervento, sei aree in cui poter avviare considerazioni che possono essere alla base non solo della nostra attività tecnico professionale, nella progettazione, nella gestione degli immobili … ma anche non nostro modo di affrontare la svolta digitale, che di per se è positiva, purchè resti strumentale e non totalizzante.

Pista
Perché conta
Azioni possibili
Progettualità incarnata
Il digitale vive di materia (terre rare, energia, data-center). Ricordarlo frena la vanitas ecologica.
- Analisi LCA fin dalle prime fasi - Materiali riciclati e riciclabili - Infrastrutture a “chilometro zero”
Spazi che allungano il respiro
Il 25 % dei remoter prova solitudine quotidiana . La città 15-minuti offre “terzo luogo” e contatto umano.
- Coworking condominiali - Micro-piazze ibride (libreria + bistrot + sportello) - Incentivi pubblici al “piano terra vivo”
Ritmi abitabili
Meeting virtuali senza pausa generano affaticamento cognitivo e visivo .
- Slot da 25-50′ con 10′ di decompressione - “Giorno deep-work” senza call - KPI di benessere nei piani HR
Trasparenza dell’algoritmo
Nel lavoro in piattaforma la reputazione è moneta. Opacità = nuova forma di sfruttamento.
- Audit etici su ranking e pricing - Clause “fair-work” nei bandi pubblici - Standard API per la portabilità del profilo professionale
Eredità immateriale
Competenze, brevetti, codici fonte: lascito più duraturo del mattone.
- Modelli “open” con licenze condivise - Programmi di mentorship senior-junior - Fondi d’impresa per la formazione continua
Liturgia del limite
La rincorsa asintotica all’efficienza ignora che “siamo fatti per vivere, non per ottimizzare”.
- Policy di disconnessione serale - Design di interfacce che segnalano l’eccesso di ore - Giornate aziendali di volontariato in presenza

    

Conclusioni: tre gesti per la settimana

«Signore, insegnami a contare i miei giorni e giungerò alla sapienza del cuore» (Sal 90,12).

  1. Contare – Nomina il tempo che dedichi a schermi e call; restituiscilo a un ritmo umano.
  2. Rendere grazie – Sfiora con intenzione ciò che già ti appartiene – la ceramica tiepida di una tazza, la carta ruvida di un libro, la carne viva di un abbraccio – e lascia che salga alle labbra un «Grazie, Dio». Così il digitale ritrova corpo e il possesso si muta in lode.
  3. Condividere – Lascia qualcosa: un know-how in open source, un’ora di tutorato, un oggetto prestato. Di fronte all’hèbel, il dono fa sedimentare storia e senso.

Perché, a ben vedere, siamo fatti di carne e parola, non di puro codice: quando il soffio di Qoèlet si incrocia con la plaza reale di un incontro, l’“effimero digitale” diventa seme di futuro

In fondo, tutto questo discorso su hèbel, dati, IA e granai digitali mi riporta a una responsabilità concreta: lavorare anzitutto su di me.

Se voglio che i più giovani crescano liberi dalla febbre dell’accumulo — di oggetti, di follower, di byte — devo mostrare con i fatti che è possibile vivere e progettare con misura, mettendo il limite al servizio della creatività.

Ogni volta che stacco alle sette, che condivido un pezzo di know-how senza pretendere un tornaconto immediato, che curo una relazione invece di un indicatore di performance, divento per loro un piccolo segnale stradale nel deserto dell’iperefficienza. Non abbiamo paura a fare delle scelte. E forse, nel tempo, quei gesti discreti varranno più di qualunque algoritmo predittivo.


Ecco l’elenco delle fonti utilizzate per l’articolo, organizzato per tema:


Fonti bibliche e liturgiche

  • Qoèlet (Ecclesiaste) – Antico Testamento, Bibbia CEI 2008
  • Luca 12,13-21 – Parabola del ricco stolto, Vangelo della XVIII Domenica del Tempo Ordinario (Anno C)
  • Salmo 90 (89),12 – “Insegnami a contare i miei giorni…”
  • Luigi Giussani, Il senso religioso (1977)
  • Luigi Giussani, All’origine della pretesa cristiana (1986)
  • Luigi Giussani, Perché la Chiesa (1990)

Dati e report su capitale intangibile e IA

(Informazioni e dati ricercate con l'ausilio di CHatGPT)

  • McKinsey Global InstituteEurope’s economic choices in the age of AI, 2024
  • World Economic ForumFuture of Jobs Report 2025
  • OECD.AI Policy Observatory – Statistiche sull’adozione dell’intelligenza artificiale (2024-2025)
  • International Energy Agency (IEA)Electricity 2024 e Data Centres and Energy Demand
  • Microsoft Work Trend Index 2024 – Report sull’uso dell’IA tra i knowledge workers
  • Gallup Global Workplace 2025 – Benessere e produttività nel lavoro remoto
  • ILO (International Labour Organization)World Employment and Social Outlook 2025, con focus sulla gig economy

Urbanistica, lavoro ibrido e modelli di città

(Informazioni e dati ricercate con l'ausilio di CHatGPT)

  • EurostatDigital Economy and Society Statistics (2024)
  • European CommissionThe Future of Work and Telework in the EU, 2024
  • C40 Cities / Urban95 / OCDE – Modelli di città 15 minuti e spazi post-pandemia
  • Barcellona ActivaFair Work Clause Policy Report, Comune di Barcellona 2024

Letteratura scientifica su Zoom-fatigue e burnout digitale

  • Stanford University – Virtual Human Interaction Lab – Jeremy Bailenson, “Nonverbal overload: A theoretical argument for the causes of Zoom fatigue” (2021)
  • Harvard Business Review, MIT Sloan Management Review – articoli su produttività e stress da iper-connessione
  • Chartered Institute of Personnel and Development (CIPD)Health and wellbeing at work, 2025

📌 Articoli di Andrea Dari sulla città (2023–2025)

  1. La città essente. Racconto di una differenza dimenticata Pubblicato il 28 giugno 2024 Una riflessione sulla differenza tra essere e funzionare nella progettazione urbana. Un invito a pensare la città non come dispositivo, ma come organismo abitato.
  2. La città è un prodotto o un luogo pensato per l’uomo? Pubblicato il 25 giugno 2024 Analisi sul rischio che la città diventi un brand da consumare, perdendo la sua funzione primaria di spazio relazionale e umano.
  3. Tra tassonomia e caos: riflessioni per il progetto delle città del futuro Pubblicato il 15 aprile 2024 Un confronto tra ordine pianificato e spazio per l’imprevisto. L’autore difende il valore della complessità urbana come risorsa.
  4. La città narrante: come l’IA riscrive architettura e potere Pubblicato il 12 maggio 2025 Il rapporto tra intelligenza artificiale, linguaggio e potere nelle trasformazioni urbane. L’architettura come racconto, non solo come funzione.
  5. La mia città Pubblicato il 19 marzo 2024 Un testo personale e poetico sulla città come luogo della memoria, delle relazioni e della cura quotidiana.

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