La Torre Perret riapre dopo oltre 60 anni: il laboratorio in calcestruzzo armato che anticipò il futuro
Dopo oltre sessant’anni di chiusura, la Torre Perret di Grenoble è tornata accessibile al pubblico. Costruita nel 1925, alta fino a 95 metri e larga appena 8 alla base, fu un’opera pionieristica del cemento armato. Il suo restauro racconta oggi un’altra sfida: come conservare le prime grandi strutture in calcestruzzo del Novecento senza cancellarne materia e identità.
La Torre Perret di Grenoble, realizzata dai fratelli Auguste e Gustave Perret per l’Esposizione internazionale della Houille Blanche e del Turismo del 1925, ha riaperto al pubblico l’11 luglio 2026. La banca dati ufficiale del Ministero della Cultura francese la identifica come la prima torre in cemento armato costruita in Europa.
È una struttura ottagonale formata da otto elementi verticali in calcestruzzo armato, alta complessivamente 95 metri e larga circa 8 metri alla base. Il recente restauro ha affrontato carbonatazione, corrosione delle armature, copriferri ridotti e degrado delle superfici attraverso diagnostica avanzata, cantiere-test, consolidamento delle fondazioni, calcestruzzo proiettato, ricostruzione della texture originaria e protezione catodica a corrente impressa.
La Torre Perret ha riaperto: ma il vero evento è il suo restauro
Dall’11 luglio 2026 si può nuovamente entrare nella Torre Perret, nel Parc Paul-Mistral di Grenoble. La piattaforma principale, raggiungibile anche in ascensore, si trova a 60 metri, mentre le visite guidate consentono di arrivare alla piattaforma superiore posta a circa 85 metri. La riapertura arriva dopo oltre sessant’anni di chiusura e dopo un articolato percorso di studi, sperimentazioni e lavori.
Informazioni pratiche
Quest'estate la Torre Perret è aperta tutti i giorni, da martedì a domenica, a partire dall'11 luglio, dalle 10:00 alle 19:00.
Chiusa il lunedì.
Costo d'ingresso: €7/€5/gratuito previa presentazione di un documento d'identità.
Visita guidata: 7 € a persona (oltre al biglietto d'ingresso), con accesso alla vetta (85 metri).
Accessibile alle persone con mobilità ridotta (ascensore) fino a 60 metri.
Biglietti: Tutte le visite sono a orario fisso (durata media: 50 minuti). La prenotazione è fortemente consigliata. Online: www.grenoble.fr/tourperret, oppure direttamente presso la Torre Perret o il Museo di Grenoble.
Limitarsi però alla dimensione turistica significherebbe perdere la parte più interessante della storia.
La Torre Perret è infatti uno dei casi in cui un materiale nato come simbolo della modernità è diventato esso stesso patrimonio da conservare.
Il problema non era semplicemente riparare una struttura degradata, ma capire quanto e come intervenire senza cancellare materia, dettagli costruttivi e superfici che raccontano una fase pionieristica della storia del cemento armato.
Ed è proprio qui che la vicenda assume un valore che supera Grenoble.
La torre è stata, in qualche modo, due volte un laboratorio: nel 1925 per mostrare ciò che il calcestruzzo armato consentiva di costruire; un secolo dopo per capire come conservare quello stesso materiale quando diventa patrimonio.
Perché la Torre Perret è un’opera speciale
95 metri di altezza e quasi 8 metri alla base
Una proporzione geometrica estremamente slanciata per una costruzione realizzata un secolo fa.
Otto elementi verticali costruiscono struttura e architettura
L’ossatura in c.a. rimane leggibile e determina direttamente l’immagine della torre.
Un primato nella storia del calcestruzzo armato europeo
Il Ministero della Cultura francese la identifica come la prima torre in calcestruzzo armato costruita in Europa.
È l’unico edificio superstite dell’Esposizione del 1925
La Ville de Grenoble la indica come l’unica testimonianza costruita rimasta della grande manifestazione.
Cent’anni dopo è tornata a essere un laboratorio
Il restauro è stato preceduto da diagnostica, monitoraggi e un vero cantiere-test per mettere a punto le modalità d’intervento sul calcestruzzo storico.

Una torre costruita per “guardare le montagne”
La Torre Perret nasce per l’Exposition internationale de la Houille Blanche et du Tourisme, organizzata a Grenoble nel 1925 per celebrare, tra l’altro, il ruolo dell’energia idroelettrica nello sviluppo economico della regione.
La città ricorda come quell’Esposizione abbia attirato oltre un milione di visitatori in meno di cinque mesi e come la torre rappresentasse il desiderio di Grenoble di presentarsi come città moderna, legata all’industria, all’innovazione e alla cosiddetta houille blanche, il “carbone bianco” dell’energia idroelettrica.
La banca dati ufficiale POP del Ministère de la Culture attribuisce il progetto ad Auguste e Gustave Perret e la identifica come una tour d’orientation, destinata a consentire ai visitatori di osservare il panorama delle Alpi.
La funzione panoramica non era quindi accessoria: faceva parte dell’idea stessa dell’edificio.
A quota 60 metri una terrazza permetteva di leggere il territorio attraverso una tavola di orientamento. Un dettaglio particolarmente curioso riguarda proprio questa funzione: nella configurazione originaria i riferimenti ai punti cardinali erano concepiti per essere riconoscibili anche dal basso.
La torre diventava quindi contemporaneamente landmark urbano, belvedere, strumento di orientamento territoriale e dimostrazione tecnologica.
Oggi, inoltre, ha acquistato un ulteriore valore documentale: è l’unico edificio superstite dell’Esposizione del 1925.
Un’opera fuori scala: 95 metri di altezza e appena 8 alla base
C’è un dato che permette di percepire immediatamente quanto la Torre Perret fosse audace.
La scheda ufficiale del Ministero della Cultura francese indica una struttura alta 95 metri e larga quasi 8 metri alla base.
In termini puramente geometrici, quindi, l’altezza complessiva è quasi dodici volte la larghezza della base.
Non si tratta naturalmente di un “indice di snellezza” nel significato che questo termine assume nel calcolo strutturale, ma la proporzione rende intuitiva l’eccezionalità della costruzione.
Soprattutto se si considera che siamo negli anni Venti del Novecento.
Lo studio di Cédric Avenier e Anne Coste pubblicato nei Proceedings of the Institution of Civil Engineers – Engineering History and Heritage sottolinea proprio la natura dimostrativa dell’opera: la Torre Perret doveva mostrare le possibilità del cemento armato, analogamente a quanto la Torre Eiffel aveva fatto per il ferro alcuni decenni prima. Gli autori ricordano inoltre la rapidità del progetto e della costruzione, sviluppata in pochi mesi.

Otto pilastri e una struttura che coincide con l’architettura
La pianta della Torre Perret è ottagonale.
La struttura principale è costituita da otto elementi verticali in calcestruzzo armato. Il sistema portante non viene nascosto dietro una facciata tradizionale: rimane leggibile e determina direttamente il carattere architettonico dell’opera.
È uno degli aspetti più interessanti per un progettista contemporaneo: struttura, costruzione ed espressione architettonica non vengono trattate come sistemi indipendenti.
I pilastri sono leggibili.
I collegamenti orizzontali scandiscono la verticalità.
Gli elementi collocati tra la struttura non cercano di nasconderne lo scheletro, ma contribuiscono alla sua composizione.
La torre diventa così una dimostrazione particolarmente efficace di una delle caratteristiche della ricerca di Auguste Perret: utilizzare il calcestruzzo armato non solo come mezzo tecnico, ma come generatore dell’architettura.
I claustra: prefabbricazione, luce e leggerezza
Tra gli elementi verticali si inseriscono i caratteristici claustra, pannelli traforati che alleggeriscono percettivamente la massa della torre e consentono alla luce di attraversarne il volume.
Non sono semplicemente una decorazione aggiunta allo scheletro strutturale.
Costituiscono una sorta di pelle permeabile che mantiene evidente il rapporto tra pieni e vuoti e accompagna la lettura verticale dell’edificio.
La loro funzione percettiva è particolarmente evidente anche durante la salita. La Ville de Grenoble sottolinea come il percorso negli ascensori panoramici faccia parte dell’esperienza architettonica della torre: le cabine attraversano il grande volume verticale mentre la luce viene filtrata proprio dai claustra.
Ma questi elementi raccontano anche qualcosa di interessante dal punto di vista della durabilità.
Le indagini diagnostiche presentate all’Association Française de Génie Civil hanno rilevato che i claustra risultavano molto meno degradati dei principali pilastri, con problemi più significativi soprattutto nella parte alta della torre.
Nello stesso edificio, quindi, elementi differenti in calcestruzzo hanno attraversato un secolo con comportamenti molto diversi.
Prima torre in cemento armato d’Europa? Ecco cosa dicono le fonti
È opportuno usare una certa precisione su uno dei primati più frequentemente associati all’opera.
La scheda ufficiale del Ministère de la Culture francese definisce la Torre Perret “la prima torre in cemento armato costruita in Europa”.
La Ville de Grenoble utilizza invece la formulazione di prima torre in cemento armato di grande altezza al mondo e ricorda che rappresentò una rottura rispetto ai canoni costruttivi allora dominati dalla pietra e dal metallo.
L’AFGC adotta una formulazione analoga, indicando la torre come prima torre in cemento armato di grande altezza al mondo.
Più che trasformare la questione in una gara di primati, per il progettista interessa soprattutto la scala dell’esperimento.
Nel 1925 il cemento armato non viene utilizzato semplicemente per solai o strutture nascoste, ma viene portato in altezza e reso protagonista dell’intera architettura.
85, 86 o 95 metri? Perché si incontrano altezze diverse
I diversi valori presenti nella documentazione non indicano necessariamente una contraddizione, perché possono riferirsi a parti differenti della torre.
La banca dati ufficiale POP indica 95 metri di altezza complessiva. La piattaforma principale oggi accessibile al pubblico si trova invece a 60 metri, mentre le visite guidate permettono di raggiungere la piattaforma superiore a 85 metri.
Il paradosso del calcestruzzo armato: il materiale del futuro comincia a degradarsi
La Torre Perret è interessante anche perché permette di osservare quasi un secolo di comportamento del calcestruzzo armato esposto all’ambiente.
Quello che nel 1925 rappresentava il materiale della modernità cominciò nel corso del Novecento a manifestare le proprie vulnerabilità. La Ville de Grenoble ricorda come i primi problemi fossero già evidenti negli anni Cinquanta; la torre venne successivamente chiusa al pubblico e nel 1998 fu classificata come Monument historique.
La diagnosi condotta prima del restauro ha consentito però di andare oltre la generica definizione di “calcestrruzzo degradato”.
Le campagne di indagine hanno rilevato perdite molto importanti di materiale, fessurazioni, distacchi, armature affioranti e, localmente, riduzioni o rotture delle barre.
Le superfici esterne risultavano decisamente più compromesse di quelle interne e i pilastri principali costituivano gli elementi maggiormente degradati. In alcune zone di due pilastri analizzati, la documentazione tecnica indica un degrado che interessava localmente il 75-80% della superficie.
Allo stesso tempo, il quadro non era quello di un materiale uniformemente compromesso.
Le indagini hanno segnalato infatti l’assenza di patologie strutturali maggiori visibili concludendo che, al di fuori delle aree interessate dalla corrosione, i calcestruzzi presentavano una qualità globalmente soddisfacente.

Carbonatazione, copriferro e corrosione: cosa ha mostrato la diagnostica
Le indagini non si sono limitate alla resistenza a compressione.
Sono stati eseguiti rilievi delle armature e dei copriferri, misure del potenziale e della velocità di corrosione, valutazioni della resistività del calcestruzzo, carotaggi, analisi di laboratorio e un monitoraggio strumentale della corrosione.
I dati sono particolarmente significativi.
All’esterno dei pilastri principali sono stati rilevati copriferri compresi tra 0 e 20 mm, con numerose armature direttamente esposte; all’interno i valori risultavano compresi tra 0 e 35 mm.
La carbonatazione risultava diffusa e profondamente eterogenea. Sui pilastri principali esterni le profondità misurate variavano da 0 fino a 150 mm, con alcune carote completamente carbonatate.
Le caratterizzazioni di laboratorio hanno inoltre restituito una porosità accessibile all’acqua compresa tra il 13 e il 25% e resistenze a compressione comprese indicativamente tra 30 e 45 MPa.
Le analisi microscopiche non hanno evidenziato gel da alcali-reazione né patologie fisico-chimiche pronunciate associate alla fessurazione.
La conclusione è quindi più articolata di quanto potrebbe suggerire la semplice osservazione delle superfici:
- carbonatazione importante e generalizzata;
- copriferri molto insufficienti;
- armature fortemente corrose in varie zone;
- degradi localmente avanzati;
- ma calcestruzzi globalmente soddisfacenti al di fuori delle aree interessate dalla corrosione.
Carbonatazione non significa automaticamente demolizione
Un ulteriore elemento interessante emerge dal monitoraggio della corrosione.
La strumentazione ha mostrato una distribuzione molto eterogenea del fenomeno e una corrosione che, pur risultando molto avanzata in numerose zone, appariva in alcuni casi rallentata o sostanzialmente stabilizzata.
Secondo la documentazione tecnica, quando il copriferro era sufficiente e non erano presenti difetti locali del calcestruzzo, la progressione appariva molto lenta anche in presenza di carbonatazione.
Il caso Perret mostra quindi perché, in una struttura storica, sia pericoloso trasformare un singolo indicatore diagnostico in una decisione automatica d’intervento.
QUI le presentazioni sulle varie fasi del restauro e della fase diagnostica
Cosa ha cercato davvero la diagnostica
La campagna non aveva come unica domanda “quanto resiste oggi il calcestruzzo?”.
Ha cercato di comprendere:
> dove il degrado fosse realmente attivo;
> quali armature fossero compromesse;
> quanto fossero profondi carbonatazione e copriferro;
> come si distribuisse il processo corrosivo;
> quali parti della materia originale potessero essere conservate.
È proprio l’integrazione di queste informazioni ad aver permesso di passare dalla semplice caratterizzazione del materiale alla diagnosi del sistema struttura-materiale-degrado.
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Anche la diversa dilatazione tra acciaio e calcestruzzo è entrata nell’indagine
La campagna diagnostica ha approfondito anche il comportamento termico dei materiali.
Le prove riportate dall’AFGC hanno evidenziato coefficienti sperimentali di dilatazione differenti tra il calcestruzzo storico e le armature. Gli acciai testati mostravano variazioni dimensionali maggiori rispetto alle carote in calcestruzzo nelle variazioni di temperatura.
Nelle conclusioni diagnostiche, la dilatazione differenziale tra acciaio e calcestruzzo viene indicata come uno dei possibili fattori aggravanti del degrado già prodotto dalla corrosione e dalle condizioni delle armature.
È importante precisarlo: non viene identificata come causa unica del fenomeno, ma come possibile elemento concorrente.
È un dettaglio significativo perché mostra quanto la diagnosi di un’opera storica in c.a. possa richiedere una lettura molto più ampia della semplice verifica della resistenza meccanica.
Il restauro delle fondazioni: partire da 72 pali del 1925
La prima questione strutturale affrontata dal progetto ha riguardato le fondazioni.
La torre poggia su 72 pali originari. Secondo la documentazione tecnica dell’AFGC, alcuni risultavano troppo corti rispetto alle condizioni richieste per garantire la stabilità dell’edificio.
Il progetto ha quindi previsto interventi di consolidamento mediante jet grouting nel terreno, finalizzati a rafforzare il sistema fondale esistente.
La logica è significativa: non sostituire il sistema originale, ma consolidarlo e integrarlo.
Riparare i pilastri senza perdere il calcestruzzo di Perret
La parte forse più delicata del restauro ha riguardato gli otto elementi verticali.
Il procedimento definito dopo una specifica fase sperimentale ha previsto la rimozione delle parti degradate, l’intervento sulle armature e il loro spostamento più internamente dove necessario per aumentare il copriferro, seguito dalla ricostruzione della sezione mediante calcestruzzo proiettato.
Secondo la documentazione INRS dedicata al cantiere, sui principali pilastri è stato rimosso uno spessore medio di circa 4,9 cm di calcestruzzo prima del ripristino.
Ma ricostruire geometricamente il pilastro non era sufficiente.
Il calcestruzzo originario portava sulla propria superficie l’impronta delle tavole lignee utilizzate per le casserature del 1925.
Quell’impronta era il risultato di una tecnica di cantiere.
Dopo cent’anni era diventata parte dell’identità materiale dell’opera.
Il calcestruzzo contemporaneo utilizzato per la riparazione avrebbe invece prodotto una superficie differente.
Per questo il progetto ha previsto di riprodurre l’effetto delle casserature lignee sulle superfici restaurate, utilizzando nuovamente tavole di legno per restituire l’aspetto originario.
È un passaggio fondamentale: la superficie del calcestruzzo non è stata considerata un semplice rivestimento estetico, ma una testimonianza del processo costruttivo originale.
Protezione catodica: una corrente elettrica per proteggere le armature
Come proteggere le armature e limitare la necessità di nuove demolizioni del calcestruzzo?
Una delle risposte adottate è stata la Protezione Catodica a Corrente Imposta, PCCI.
Il sistema utilizza una corrente elettrica continua di bassissima intensità per intervenire sul processo elettrochimico responsabile della corrosione.
Nella Torre Perret la corrente viene fornita da un generatore collocato in un locale tecnico al piano terra; la Ville de Grenoble riferisce inoltre l’impiego di anodi in titanio, la cui disposizione è stata definita attraverso prove preliminari.
È una scelta particolarmente significativa per un edificio storico in calcestruzzo armato.
Sposta infatti il problema dalla sola riparazione del danno già avvenuto alla gestione futura del processo di degrado.
La conservazione non termina quindi con il rifacimento delle superfici. Diventa anche controllo della durabilità nel tempo.
Il cantiere-test prima del cantiere vero
Un altro elemento metodologicamente interessante è che la soluzione finale non è stata definita soltanto attraverso elaborati progettuali.
La cronologia tecnica dell’AFGC documenta studi tecnici e patrimoniali nel 2019, attività di strumentazione e indagini geotecniche nel 2020 e un vero chantier test tra il 2020 e il 2021.
Il cantiere-test è servito a mettere a punto il protocollo di restauro prima di trasferirlo all’intera torre.
Su un’opera unica, centenaria e vincolata, la sperimentazione preventiva assume quindi un significato particolare.
Il mock-up non serve soltanto a scegliere una finitura. Diventa strumento progettuale, attraverso il quale verificare tecniche, materiali, sequenze operative e compatibilità con la materia storica.
Fase di test preliminare per lo sviluppo del protocollo di restauro della struttura.
Durante l’intervento la torre è stata stabilizzata dall’interno
C’è infine una peculiarità di cantiere che merita di essere evidenziata.
Rimuovere parti degradate del calcestruzzo e intervenire sulle armature significava infatti modificare temporaneamente le condizioni degli elementi portanti.
L’AFGC sottolinea esplicitamente che le lavorazioni potevano indebolire momentaneamente la struttura e che, proprio per questo, durante gli interventi la torre è stata stabilizzata dall’interno.
Gli ascensori: adeguare senza cancellare l’esperienza del 1925
Anche gli ascensori raccontano bene il rapporto tra conservazione e requisiti contemporanei.
La Ville de Grenoble spiega che le due cabine sono state restaurate e adattate alle attuali condizioni di sicurezza cercando di recuperare il più possibile il principio originario: due cabine indipendenti, pareti vetrate e persino soffitto vetrato.
La questione non riguardava soltanto la conservazione dell’oggetto tecnico.
L’obiettivo dichiarato dal progetto era recuperare anche l’esperienza della salita.
La piattaforma a 60 metri non doveva essere semplicemente la destinazione finale. Il viaggio verticale all’interno della torre, la percezione dell’altezza e la luce filtrata dai claustra facevano parte dell’idea architettonica originaria e sono state considerate parte integrante della nuova fruizione.
È un altro aspetto interessante del progetto:
il patrimonio non coincide soltanto con la materia, ma può comprendere anche il modo in cui un edificio viene attraversato e percepito.
Cosa insegna la Torre Perret a chi oggi interviene sul costruito
La diagnosi deve precedere la scelta della tecnica
Nella stessa struttura convivevano pilastri fortemente deteriorati, armature compromesse, zone interne molto meglio conservate e claustra con livelli di degrado decisamente inferiori.
La condizione dell’opera non poteva quindi essere ridotta a una diagnosi uniforme.
Conservare non significa necessariamente non intervenire
In alcune zone è stato necessario eliminare materiale deteriorato e intervenire sulle armature; in altre la strategia è stata indirizzata alla protezione della materia esistente.
La conservazione nasce quindi dalla conoscenza selettiva dell’opera, non da una regola applicata indistintamente a ogni elemento.
Anche il copriferro è un dato storico
I copriferri estremamente ridotti rilevati sulla torre appartengono alla realtà costruttiva dell’opera originaria.
Il problema progettuale contemporaneo diventa quindi aumentare la durabilità senza cancellare geometrie, proporzioni e materia storica.
La texture del calcestruzzo può essere patrimonio
Riprodurre l’impronta delle casseforme lignee significa riconoscere valore storico a qualcosa che, in un edificio nuovo, potrebbe essere considerato soltanto una caratteristica superficiale.
Nel patrimonio moderno anche il modo in cui il materiale è stato gettato può diventare parte dell’autenticità dell’opera.
Il progetto continua dopo la fine dei lavori
Con la PCCI il restauro introduce una strategia destinata a proteggere nel tempo le armature dalla corrosione.
La conservazione diventa quindi gestione della vita futura dell’opera e non soltanto riparazione del danno passato.
Anche il cantiere può diventare parte della ricerca
La presenza di una tranche d’essais e di un cantiere-test dimostra l’importanza della sperimentazione in scala reale quando si interviene su materiali storici per i quali non è possibile affidarsi esclusivamente a procedure standardizzate.
Da monumento dell’innovazione a laboratorio per il patrimonio del Novecento
Nel 1925 la Torre Perret mostrava ciò che il calcestruzzo armato avrebbe potuto fare.
Non era solo una torre panoramica.
Era una dimostrazione costruita delle possibilità di un materiale destinato a trasformare radicalmente l’ingegneria e l’architettura del Novecento. Lo studio di Avenier e Coste sottolinea esplicitamente questo carattere dimostrativo della costruzione.
Un secolo dopo, la stessa torre pone una domanda diversa:
che cosa accade quando il materiale della modernità diventa esso stesso antico?
La risposta non può essere semplicemente ricostruire.
Occorre distinguere ciò che è deteriorato da ciò che può essere conservato, capire i meccanismi di degrado, conoscere il comportamento delle armature e del calcestruzzo, controllare le trasformazioni elettrochimiche e, contemporaneamente, riconoscere il valore di una superficie lasciata da una casseratura, di un elemento prefabbricato o dell’esperienza prodotta da un vecchio ascensore panoramico.
Ed è probabilmente questo il significato più interessante della riapertura della Torre Perret.
L’opera pensata un secolo fa per dimostrare la modernità del calcestruzzo armato torna oggi a svolgere una funzione sorprendentemente simile:
essere un laboratorio da osservare.
Nel 1925 mostrava fino a dove poteva arrivare il cemento armato.
Nel 2026 mostra come possiamo conservarne la storia.
FAQ | Torre Perret di Grenoble
Quando ha riaperto la Torre Perret?
La Torre Perret è tornata ufficialmente accessibile al pubblico l’11 luglio 2026. La piattaforma principale si trova a 60 metri; le visite guidate consentono di raggiungere anche la piattaforma superiore a circa 85 metri.
Quanto è alta la Torre Perret?
La banca dati ufficiale POP del Ministero della Cultura francese indica un’altezza complessiva di 95 metri e una larghezza di quasi 8 metri alla base.
Perché la Torre Perret è importante nella storia del cemento armato?
Il Ministero della Cultura francese la identifica come la prima torre in cemento armato costruita in Europa. Lo studio scientifico di Avenier e Coste ne sottolinea inoltre il ruolo di dimostrazione delle possibilità offerte dal cemento armato, paragonandone sotto questo profilo la funzione a quella svolta dalla Torre Eiffel per il ferro.
Come è strutturata?
Ha pianta ottagonale e una struttura costituita da otto elementi verticali principali in cemento armato. Tra questi si inseriscono pannelli traforati che contribuiscono alla leggerezza percettiva della torre.
Quali erano i principali problemi di degrado?
Le indagini hanno evidenziato carbonatazione diffusa, copriferri molto ridotti, corrosione delle armature, fessurazioni, distacchi e perdite di calcestruzzo, soprattutto sulle superfici esterne dei principali pilastri. Al di fuori delle zone corrose, tuttavia, i calcestruzzi risultavano globalmente di qualità soddisfacente.
Quali tecniche sono state utilizzate nel restauro?
L’intervento ha previsto consolidamento delle fondazioni mediante jet grouting, rimozione selettiva del calcestruzzo degradato, interventi sulle armature, ripristino con calcestruzzo proiettato, restituzione della texture delle casseforme originarie e protezione catodica a corrente imposta.
Perché è stata utilizzata la protezione catodica?
La PCCI è stata adottata per proteggere le armature dalla corrosione mediante una corrente elettrica continua di bassissima intensità. L’obiettivo è prolungare la vita degli acciai e aumentare la durabilità della struttura limitando la necessità di nuovi interventi invasivi.
Fonti principali
Ministère de la Culture – POP, Plateforme Ouverte du Patrimoine
Scheda ufficiale della Torre Perret
Ville de Grenoble – Tour Perret
Portale istituzionale dedicato alla torre, utile per storia dell’opera, Esposizione del 1925, riapertura al pubblico e informazioni aggiornate.
Ville de Grenoble – Il restauro della Torre Perret
AFGC – Association Française de Génie Civil
Nel sito le presentazioni della giornata tecnica dedicata al restauro: diagnostica dei calcestruzzi, fondazioni, fasi del progetto, cantiere-test e tecniche di intervento.
INRS – Travail & Sécurité
Approfondimento sul cantiere, molto utile per le modalità operative: organizzazione delle lavorazioni, cantiere-test, calcestruzzo proiettato, sicurezza e protezione catodica a corrente imposta.
Cédric Avenier, Anne Coste – “The Perret Tower of Grenoble, France”
Pubblicato nel 2012 nei Proceedings of the Institution of Civil Engineers – Engineering History and Heritage, ricostruisce il significato storico e costruttivo della torre e il suo ruolo di dimostrazione delle possibilità del calcestruzzo armato. DOI: 10.1680/ehah.11.00018.
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