Il restauro del moderno: Stazione di Santa Maria Novella a Firenze, la pensilina di via Valfonda
Il restauro del moderno rappresenta una delle sfide più complesse e attuali per la cultura del progetto contemporaneo, mirata a salvaguardare un patrimonio architettonico spesso poco evidente e riconoscibile. Nel caso della pensilina di via Valfonda a Firenze, l’intervento ha integrato conoscenza interdisciplinare, rilievi 3D e tecniche innovative come i sistemi FRCM, coniugando tutela, sicurezza e continuità del pensiero progettuale del Novecento.
Il caso della pensilina di via Valfonda, parte integrante della stazione di Santa Maria Novella a Firenze, ha rappresentato un intervento complesso sul patrimonio architettonico moderno. Promosso da Grandi Stazioni Rail e Rete Ferroviaria Italiana, il progetto ha affrontato la fragilità dei materiali e delle tecniche costruttive del Novecento attraverso un percorso di conoscenza e collaborazione tra discipline.
Indagini diagnostiche, rilievi laser scanner e modellazione 3D hanno fornito una base conoscitiva approfondita per orientare scelte fondate su minima invasività, reversibilità e coerenza con il pensiero progettuale originario. Il consolidamento strutturale, realizzato con tecnologie avanzate come i sistemi FRCM e i dispositivi antisfondellamento, ha assicurato sicurezza e durabilità, mentre la ricostruzione dei mosaici ceramici e delle coperture in vetrocemento ha restituito la qualità estetica e materica dell’opera.
Il gemello digitale della pensilina costituisce oggi uno strumento operativo per la manutenzione programmata e la conservazione nel tempo.
Il restauro come conoscenza
Occuparsi del restauro del moderno rappresenta una delle sfide più complesse e attuali per la cultura del progetto contemporaneo per la salvaguardia di un patrimonio architettonico non sempre evidente e riconoscibile. A differenza del restauro dell’antico, codificato attraverso secoli di teoria e prassi consolidate, quello delle architetture del Novecento si confronta con materiali e tecniche nate in un’epoca di sperimentazione, spesso prive, all’origine, di riferimenti normativi e di conoscenze sulla durabilità.
La comprensione e l’interpretazione delle tecniche costruttive originarie coinvolgono in parallelo la professionalità di architetti e ingegneri che congiuntamente si troveranno sullo stesso campo, condividendo conoscenze, esperienze e punti di vista.
Restaurare il moderno significa dunque muoversi in un ambito delicato e fragile, in cui le regole sono interpretative più che prescrittive, e dove l’obiettivo primario non è solo la conservazione materiale ma la trasmissione del pensiero progettuale che ha dato inizialmente forma all’opera.
Pensilina Via Valfonda: genesi dell’intervento di restauro
L’intervento di restauro e consolidamento della pensilina su via Valfonda, parte integrante della Stazione di Santa Maria Novella di Firenze, capolavoro del Gruppo Toscano (Giovanni Michelucci, Baroni, Berardi, Gamberini, Guarnieri, Lusanna) inaugurato nel 1935, promosso da Grandi Stazioni Rail e Rete Ferroviaria Italiana, ha visto l’articolazione di un processo operativo e progettuale complesso che ha avvolto tutte le fasi sia progettuali che costruttive.
Nel luglio 2019 alcune evidenze di deterioramento fisiologico della struttura hanno reso necessario l’avvio di un processo di manutenzione straordinaria.
Il rivestimento intradossale, costituito da tavelle di laterizio, pendinate alla struttura principale mediante fili di ferro rappresentava, all’epoca della realizzazione, una soluzione tecnologica funzionale ad ottenere un piano orizzontale continuo alternandosi a 28 “lacunari” in vetro mattone incassati nella volumetria e matericità della pensilina.
Questo aspetto costruttivo prevedeva la presenza di intercapedini non ispezionabili e difficilmente manutenibili e questo, a seguito del naturale degrado dei materiali di primo impianto, ha richiesto di ripensare il tipo di ancoraggio e rivedere le componenti tecnologiche del grande soffitto con elementi durabili nel tempo.
Per documentare lo stato del manufatto prima, durante e dopo i lavori e garantire una base conoscitiva accurata, sono state condotte campagne indagini mirate per comprendere la conformazione delle strutture in c.a., seguite da campagne di rilievo laser scanner prima e dopo la demolizione, producendo un modello digitale tridimensionale della pensilina, oggi parte integrante dell’archivio tecnico e strumento operativo per la manutenzione futura.
Diagnosi e progettazione degli interventi
Il progetto si è fondato su un approccio conoscitivo interdisciplinare. Le indagini diagnostiche – visive, endoscopiche, termografiche, ultrasoniche, sclerometriche – hanno riguardato sia gli aspetti strutturali, sia quelli architettonici, definendo il quadro del deterioramento delle strutture portanti e secondarie della pensilina e la consistenza materica originaria.
Gli esiti dei processi di verifica strutturale e di calcolo hanno stabilito le soglie su cui impostare i principi guida dell’intervento basato sulla minima invasività sulle strutture portanti e reversibilità, unito al rispetto della concezione architettonica originaria e alla garanzia della sicurezza strutturale.
La struttura principale in calcestruzzo armato è stata portata a nudo, sottoposta a pulitura selettiva, trattamenti passivanti delle armature e ripristini mirati del copriferro con malte compatibili per modulo elastico e permeabilità e specifici rinforzi messi in opera con membrane fibrorinforzate.
Il nuovo controsoffitto, posizionato a seguito della rimozione dell’originale, è stato progettato come sistema alleggerito e ventilato, ancorato alla struttura mediante elementi in acciaio inossidabile, per una maggiore resistenza alla corrosione, dotato di prese d’aria e piccoli camini di ispezione per favorire il controllo e la ventilazione dei volumi interstiziali, questa soluzione moderna e funzionale, consente di ridurre significativamente i carichi gravanti sulla struttura, coniugando fedeltà formale, sicurezza strutturale e resistenza al fuoco, e consentendo un’attività manutentiva programmata coerente con i principi del restauro preventivo.
Riqualificazione dell’opera: interventi strutturali e architettonici
Nel rispetto dei rigorosi criteri di conservazione d’applicare ad un complesso architettonico vincolato come bene culturale (DM 03/04/1992 ai sensi Legge 1089/1939), l’obiettivo principale dell’intervento è stato la conciliazione tra necessità di consolidamento strutturale e la salvaguardia delle caratteristiche storiche e architettoniche dell’opera.
Prima di qualsiasi intervento strutturale, è stata condotta un’estesa campagna di indagini per valutare lo stato di degrado dei materiali e delle strutture portanti e secondarie della pensilina.
Le principali prove effettuate hanno incluso prove pacometriche, per la verifica dello spessore del copriferro, carotaggi su travi in calcestruzzo, con successiva analisi di laboratorio delle resistenze meccaniche, prove di compressione diretta e determinazione delle caratteristiche fisico-meccaniche del calcestruzzo, saggi a vista e demolizioni localizzate, per ispezionare elementi nascosti del controsoffitto.
Il sistema costruttivo originario dei controsoffitti, documentato durante le indagini, era caratterizzato da tavelle fissate a solette mediante pendini metallici, con uno spesso strato di malta e mosaico decorativo a vista; le indagini hanno evidenziato la necessità di un intervento sui supporti metallici delle tessere musive, in modo da garantire un adeguato livello di sicurezza. Il sistema originario, oltre a generare carichi significativi, non consentiva ispezioni agevoli.
La pianificazione del completo rifacimento delle porzioni di copertura in vetrocemento ha reso necessario riprogettare la struttura portante.
Le nuove coperture sono state classificate in TIPO A più ampia, composta da tre moduli prefabbricati separati da giunti tecnici da 1 cm, e TIPO B di dimensioni ridotte ma con analoga struttura portante. Entrambe sono costituite da un graticcio bidirezionale in c.a., delimitato da cordoli perimetrali.
Nello specifico, i travetti nella direzione X presentano sezione armata con barre longitudinali standard, i travetti nella direzione Y sono armati inferiormente con una barra Ø10. In corrispondenza dei giunti, i travetti hanno sezione composta acciaio-calcestruzzo - ai fini dell’analisi strutturale, per conservatività, si considera solo il contributo dell'acciaio. Grazie all’uso di additivi specifici, è stato possibile ridurre il copriferro a soli 2 cm, rispettando le prescrizioni dell’Eurocodice 2 (EC2).



Rinforzo strutturale di travi e solette: tra tradizione e innovazione
Con l’obiettivo di ripristinarne la sicurezza e la piena funzionalità attraverso tecniche compatibili e sostenibili, il progetto previsto la sostituzione degli elementi non recuperabili ed una serie di interventi di consolidamento strutturale mirati a ristabilire la piena funzionalità e sicurezza di travi e solette in calcestruzzo armato e laterocemento, interessati da umidità e corrosione delle armature.
Risanamento delle fessure e protezione delle armature
Nel caso delle travi lesionate, si è intervenuti attraverso un processo articolato di risanamento delle fessure, reso necessario dalla presenza diffusa di ossidazione dei ferri d’armatura.
L’intervento ha previsto l’apertura e pulizia delle fessure, con successiva rimozione del copriferro danneggiato per esporre le barre d’armatura e consentire un'accurata bonifica. Una volta puliti, i ferri sono stati protetti con malte cementizie bicomponenti a effetto passivante. Infine, le sezioni demolite sono state ripristinate mediante malte tissotropiche ad alta aderenza, capaci di ricostruire efficacemente la sezione strutturale originaria.
Sistema antisfondellamento per le solette in laterocemento
Per le solette in laterocemento, si è reso necessario adottare un sistema antisfondellamento a scopo preventivo, così da evitare fenomeni di distacco localizzato degli elementi inferiori. L’intervento ha previsto l’applicazione di una rete in GFRP (Glass Fiber Reinforced Polymer), con l’aggiunta di connettori meccanici per assicurare la collaborazione tra gli strati e un rivestimento finale con rasatura ecocompatibile a base di calce naturale, che garantisce traspirabilità e compatibilità con i materiali esistenti.

Tecnologie avanzate per il rinforzo: il sistema FRCM
Un capitolo particolarmente innovativo del progetto è rappresentato dall’impiego del sistema FRCM (Fabric-Reinforced Cementitious Matrix), una tecnologia di rinforzo strutturale che unisce reti in fibra ad alte prestazioni a matrici cementizie, rendendolo particolarmente adatto in ambito di edilizia storica e vincolata.
La pensilina oggetto dell’intervento presenta una struttura portante articolata, realizzata interamente in calcestruzzo armato e svolge un ruolo centrale nel sostenere l’intero orizzontamento di copertura.
Il sistema strutturale principale è costituito da un graticcio di travi, disposte secondo uno schema regolare, progettato per distribuire i carichi verticali in modo efficiente.
La copertura stessa si compone di diverse tipologie di elementi orizzontali, che riflettono le scelte costruttive adottate nel progetto originario. In particolare, si distinguono travi a sezione rettangolare in calcestruzzo armato, travi ad I con porzioni in laterocemento, soletta piena in c.a.
L’intero impalcato è infine sostenuto da quattordici pilastri in calcestruzzo armato, che costituiscono il sistema verticale portante e trasmettono i carichi alle fondazioni. La configurazione strutturale descritta, certamente rispondente ai criteri tecnici dell’epoca, può richiedere un adeguamento alle attuali normative di sicurezza.
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Commento redazionale
Il caso della pensilina di via Valfonda rappresenta un riferimento per chi opera sul moderno vincolato. L’integrazione tra diagnostica, modellazione digitale e tecniche di consolidamento consente di coniugare sicurezza, durabilità e fedeltà formale. La scelta di alleggerire e ventilare il controsoffitto, rendendo ispezionabili gli interstizi, dimostra un approccio proattivo alla manutenzione. L’impostazione metodologica – conoscenza, minima invasività, reversibilità – risulta esemplare per interventi su infrastrutture storiche in c.a. e conferma la centralità del dialogo tra architettura e ingegneria. Un contributo autorevole che arricchisce il dibattito sul restauro del Novecento.
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