Interior design: 5 variabili che cambiano davvero la qualità di uno spazio
Dal 29 ottobre al 3 dicembre 2026 l’Ordine degli Architetti PPC di Roma propone un corso pratico dedicato all’interior design contemporaneo. Il programma affronta residenza, hospitality, retail, office e spazi culturali, con approfondimenti su luce, colore, materiali, normativa, dettagli costruttivi e Intelligenza Artificiale, fino alla revisione finale di un progetto sviluppato dai partecipanti.
Progettare un interno oggi significa lavorare su molto più della distribuzione degli spazi o della scelta di arredi e finiture. Significa costruire un equilibrio tra funzione, percezione, comfort, luce, materiali, tecnologia e identità, mantenendo allo stesso tempo il controllo degli aspetti tecnici e normativi che rendono una soluzione realmente realizzabile.
È da questa visione che nasce il corso “Architettura d’Interni. Strumenti per l’architettura contemporanea”, promosso dall’Ordine degli Architetti PPC di Roma e Provincia e in programma dal 29 ottobre al 3 dicembre 2026.
Un percorso dichiaratamente pratico, pensato per accompagnare professionisti e giovani progettisti dentro le principali questioni dell’interior design contemporaneo: dalla residenza all’hospitality, dagli uffici al retail, fino agli spazi espositivi e culturali. Il corso integra inoltre strumenti digitali e Intelligenza Artificiale, approfondimenti normativi, rappresentazione del progetto, esercitazioni e una visita a un’opera realizzata.
Progettare gli interni come sistema: atmosfera, funzione, comfort, materiali e narrazione
Alla base del corso c’è un’idea precisa: l’interno non può più essere considerato semplicemente come un contenitore da organizzare. Lo spazio viene interpretato come un organismo complesso, nel quale ogni scelta contribuisce all’esperienza finale. Proporzioni, flussi, ergonomia, luce naturale e artificiale, texture, acustica e atmosfera diventano quindi vere e proprie variabili di progetto.
Il programma individua cinque dimensioni attraverso cui leggere e costruire un interno: atmosfera, funzione, comfort visivo, materiali e narrazione.
L’atmosfera riguarda la percezione complessiva dello spazio; la funzione organizza i movimenti e le attività; il comfort visivo nasce dall’equilibrio tra luce e superfici; i materiali costruiscono una grammatica tattile e percettiva; la narrazione, infine, dà identità al progetto.
Un approccio che cerca di tenere insieme il lato creativo dell’interior design e quello più strettamente tecnico e costruttivo.
Dalla casa al loft: come cambia il progetto residenziale
La prima giornata, in programma il 29 ottobre, parte dal residenziale.
Con Matteo Pavese vengono affrontate diverse tipologie dell’abitare: appartamento, villetta, casa storica, residenza contemporanea e loft.
Ognuna pone problemi progettuali differenti. L’appartamento richiede continuità e coerenza in spazi spesso compatti; la villetta introduce il rapporto tra interno ed esterno; la casa storica obbliga a confrontarsi con il carattere dell’esistente; la residenza contemporanea lavora maggiormente su volumi, materiali e linguaggi attuali.
Il loft apre invece il tema dei grandi volumi, della luce scenografica, dei materiali industriali, delle zone funzionali e degli elementi iconici.
Il modulo affronta inoltre la luce come vero e proprio materiale di progetto e introduce gli aspetti normativi relativi ad antincendio, accessibilità, efficienza energetica, strutture e materiali.
Hospitality: dall’hotel al rooftop, progettare esperienza e identità
La seconda parte della giornata del 29 ottobre è dedicata all’hospitality, con Gian Luca Gentili.
Hotel, ristoranti, bar, lounge, resort, spa, rooftop e spazi dedicati alla nightlife vengono analizzati come ambienti nei quali il progetto deve costruire contemporaneamente identità, atmosfera e comfort.
Nel ristorante, per esempio, entrano in gioco luce, acustica e materia; nel bar la componente identitaria cambia con l’utilizzo serale dello spazio; nella spa diventano centrali comfort e percezione; nei rooftop e nei locali destinati alla nightlife intervengono anche specifiche esigenze di sicurezza e gestione dei flussi.
Il corso segue inoltre le diverse fasi del lavoro professionale, dal progetto di massima all’esecutivo fino al vero e proprio progetto di interior design.
Accanto alla composizione vengono affrontati anche i riferimenti normativi legati alle attività ricettive, alla prevenzione incendi, alla SCIA dei Vigili del Fuoco, alle strutture, alla somministrazione e ai locali di pubblico spettacolo.
Proprio al termine di questa prima giornata viene assegnato ai partecipanti il tema pratico da sviluppare durante il corso e presentare nella revisione finale.
Interior design e Intelligenza Artificiale: come cambia il processo progettuale
La giornata del 4 novembre mette a confronto cultura del design e innovazione digitale. La prima parte, con Adelmo Barlesi, parte dalla storia del design per arrivare al progetto contemporaneo, affrontando flussi, ergonomia, micro-funzioni, planimetria funzionale e diagrammi di flusso.
Il passaggio successivo riguarda invece uno dei temi più attuali per la professione: l’impiego dell’Intelligenza Artificiale nella progettazione degli interni.
Tre ore del programma, affidate a Marco Rogolino, sono dedicate all’interazione tra software e AI, al texture mapping avanzato, alla rappresentazione fotorealistica e all’utilizzo di VISOID per rendere più efficiente il processo progettuale.
Non si tratta quindi soltanto di generare immagini suggestive. L’obiettivo è capire come questi strumenti possano entrare nel workflow del progettista, supportando l’elaborazione delle idee, la rappresentazione e lo sviluppo delle alternative.
Il programma prevede anche esempi di architetture innovative disegnate attraverso l’AI, con applicazioni specifiche per architettura d’interni e residenza, oltre a un momento di confronto sull’esercitazione in corso.
Dal progetto all’opera costruita: la visita al Ristorante Massenzio
Uno degli elementi più interessanti del percorso è la giornata del 12 novembre, quando il corso lascia l’aula per una visita al Ristorante Massenzio, nel Parco dell’Appia Antica a Roma.
Con Adelmo Barlesi, l’opera realizzata diventa un vero caso studio attraverso cui osservare come un progetto di interior design prende forma.
Il tema indicato dal programma è particolarmente significativo: “lo spazio come foglio per il disegno del progetto”.
La visita permette così di mettere in relazione progetto di massima, elaborazione esecutiva e spazio costruito, verificando direttamente il rapporto tra idea progettuale, organizzazione degli ambienti e risultato finale.
Spazi espositivi: materiali, pavimentazioni e colore diventano strumenti di progetto
Il 18 novembre il corso affronta il tema degli spazi espositivi minimi.
Con Nicola Auciello vengono analizzati piccoli ambienti multifunzionali e multiculturali, capaci di integrare zone per la degustazione, aree dedicate al gioco e alla socialità, spazi per le proiezioni e superfici destinate alla vendita al dettaglio.
La progettazione viene quindi affrontata non solo dal punto di vista distributivo, ma anche attraverso materiali, pavimentazioni e colore.
Sono elementi che incidono direttamente sull’identità dello spazio, sulla percezione delle diverse zone e sulla possibilità di costruire gerarchie anche quando le dimensioni disponibili sono limitate.
Anche in questo caso il ragionamento attraversa le diverse fasi del lavoro, dal progetto di massima fino all’esecutivo.
L’interior design vive nei dettagli: nodi tecnici, illuminazione e arredi fissi
Sempre il 18 novembre si passa dalla scala dello spazio alla scala del dettaglio. Il modulo condotto da Matteo Pavese affronta sezioni dettagliate, nodi tecnici, particolari di illuminazione, arredi fissi e soluzioni tecnico-costruttive.
È uno dei passaggi centrali dell’intero corso, perché proprio qui il progetto smette di essere soltanto un’immagine o un concept e deve dimostrare di poter essere costruito.
Il programma arriva fino all’analisi di elementi specifici, come il dettaglio di una porta in corten, e affronta inoltre la costruzione del concept book, mettendo in relazione precisione tecnica e capacità di comunicare il progetto.
Giunti, profili, stratigrafie, sistemi di montaggio e tolleranze diventano così parte integrante dell’architettura d’interni e non semplici aspetti da risolvere in una fase successiva.
Quando lo spazio diventa palcoscenico: metaverso, cinema e letteratura
Il 26 novembre il programma apre invece una parentesi più sperimentale. Con Lucia Furfaro, architetto e scenografo, lo spazio viene interpretato come palcoscenico, esplorando variazioni scenografiche, architetture innovative e ambienti immaginati.
Entrano quindi nel corso riferimenti apparentemente lontani dalla progettazione tradizionale, come metaverso, cinema e letteratura.
Il punto di partenza resta tuttavia progettuale: comprendere come un’immagine, una suggestione o una visione possano trasformarsi in forma, organizzazione spaziale e progetto di interior design.
Una riflessione che amplia il campo disciplinare e mostra quanto oggi la progettazione degli interni possa dialogare con linguaggi differenti.
Coworking, concept store e musei: progettare spazi con esigenze molto diverse
Nella stessa giornata si passa poi a Office, Retail, Multi-Brand e Cultura, con Gian Luca Gentili. Per gli uffici vengono affrontati coworking e ambienti operativi; per il retail, concept store, multi-brand, lounge retail e corner tematici; per il settore culturale, musei e spazi espositivi.
Il progetto cambia radicalmente a seconda dell’uso.
Negli uffici entrano in gioco illuminazione, comfort, sicurezza e organizzazione delle postazioni; nel retail il progetto deve contribuire all’identità del marchio e guidare il visitatore; negli spazi museali diventano centrali la luce museale, i pannelli espositivi e l’impiego di materiali neutri capaci di dialogare con le opere.
Il modulo integra anche numerosi riferimenti tecnici e normativi: dalla UNI EN 12464-1 sull’illuminazione dei luoghi di lavoro indoor al D.Lgs. 81/2008, dal DM 236/1989 per l’accessibilità alle norme strutturali, fino ai regolamenti comunali su destinazioni d’uso, superfici minime e aerazione.
Per gli spazi retail vengono inoltre richiamate le Euroclassi per i materiali ignifughi, la CEI 64-8 per gli impianti elettrici e i temi di prevenzione incendi, affollamento e vie di fuga.
Il colore non è decorazione: diventa struttura narrativa
L’ultima giornata, il 3 dicembre, è dedicata inizialmente al colore. Il modulo lo interpreta attraverso le cinque dimensioni che attraversano tutto il corso: atmosfera, funzione, comfort visivo, materiali e narrazione.
Il colore viene quindi considerato come una vera struttura del progetto, in grado di unire funzione, cultura e identità.
Il programma affronta anche il rapporto tra luce e materia e introduce il tema delle scene cromatiche dinamiche, mostrando come la percezione dello spazio possa cambiare attraverso variazioni luminose e cromatiche.
Dall’idea alla verifica finale: un progetto completo di interior design
Le ultime tre ore del corso sono dedicate all’esercitazione pratica e alla revisione collegiale. È qui che i diversi contenuti sviluppati nelle settimane precedenti devono trovare una sintesi concreta.
I progetti vengono valutati attraverso criteri molto precisi: qualità dei dettagli costruttivi, chiarezza delle tavole, correttezza delle tolleranze, fattibilità delle soluzioni proposte e rapporto tra estetica e tecnica.
La revisione finale assume quindi un ruolo sostanziale nel percorso didattico. Non è semplicemente la presentazione di un elaborato, ma il momento in cui i partecipanti sono chiamati a dimostrare di saper integrare flussi, materiali, luce, dettagli, normativa e narrazione in un progetto coerente e realizzabile.
Un corso orientato alla pratica professionale
Il valore del percorso sta soprattutto nella volontà di non separare la componente creativa da quella tecnica.
L’architettura d’interni viene affrontata come una disciplina nella quale sensibilità progettuale, conoscenza dei materiali, precisione costruttiva, normativa, rappresentazione e nuove tecnologie devono convivere.
Dalla scala dell’ambiente al dettaglio millimetrico, dalla luce all’AI, dalla casa al museo, il corso costruisce così un metodo di lavoro pensato per trasformare un’idea in uno spazio concretamente realizzabile e, soprattutto, capace di costruire un’esperienza.
Il corso ARRM4099 – Architettura d’Interni. Strumenti per l’architettura contemporanea si svolgerà dal 29 ottobre al 3 dicembre 2026, con lezioni dalle 14.30 alle 18.30, in presenza presso Casa dell’Architettura a Roma e online tramite GoToWebinar. La visita del 12 novembre si terrà invece dalle 15.30 alle 17.30. Direttore scientifico è l’arch. Alberto Giampaoli, mentre il tutor del corso è l’arch. Ludovico Sargolini.
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FAQ TECNICHE: Architettura d’interni: luce, materiali, AI e dettagli costruttivi
Che cosa comprende oggi un progetto di architettura d’interni?
Un progetto di architettura d’interni coordina distribuzione degli spazi, flussi, ergonomia, illuminazione naturale e artificiale, materiali, colore, acustica, impianti e dettagli costruttivi.
A questi aspetti si aggiungono accessibilità, sicurezza e requisiti specifici legati alla destinazione d’uso.
Il progetto deve quindi collegare concept, rappresentazione ed esecutivo, verificando fin dall’inizio la realizzabilità delle soluzioni.
In quali contesti cambiano maggiormente i criteri di interior design?
Residenze, hotel, ristoranti, uffici, negozi e musei richiedono impostazioni differenti.
Nell’hospitality assumono particolare rilievo atmosfera, acustica, gestione dei flussi e prevenzione incendi; negli uffici comfort visivo, organizzazione delle postazioni e sicurezza.
Retail e musei richiedono invece un controllo specifico di percorsi, illuminazione, superfici e rapporto tra spazio ed elementi esposti.
Quali norme sono rilevanti nella progettazione degli interni?
Non esiste una sola norma generale sull’interior design: i riferimenti dipendono dalla destinazione d’uso e dalle prestazioni considerate.
Per l’illuminazione dei posti di lavoro interni è vigente la UNI EN 12464-1:2021, relativa ai requisiti di comfort e prestazione visiva.
Per la reazione al fuoco dei prodotti da costruzione è rilevante la UNI EN 13501-1:2019.
Quali vantaggi offre un approccio integrato a luce, materiali e colore?
Consente di evitare che luce, superfici e colore vengano definiti come elementi indipendenti a progetto già avanzato.
Riflettanza, texture, geometria delle superfici e distribuzione luminosa influenzano insieme la percezione dello spazio e il comfort visivo. L’approccio integrato permette inoltre di mantenere maggiore coerenza fra concept architettonico, scelta dei materiali e dettaglio esecutivo.
Come si passa dal concept al progetto esecutivo di un interno?
Il passaggio richiede sezioni, nodi tecnici, stratigrafie, dettagli di illuminazione, arredi fissi, giunti, tolleranze e sistemi di montaggio. Il concept book può organizzare riferimenti, materiali, cromie e principi compositivi, ma non sostituisce gli elaborati costruttivi.
Ogni soluzione deve essere verificata rispetto a supporti, interferenze impiantistiche, manutenzione, sicurezza e condizioni reali di posa.
Fonte: Ordine degli Architetti di Roma
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