Calcestruzzo sostenibile | Infrastrutture | Ambiente | Sostenibilità | CO2 | Problemi Fessurativi | Prefabbricati | Malte da Rinforzo Strutturale | Cementi e Leganti Sostenibili | DMAT SRL
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Calcestruzzi e malte sostenibili: la durabilità come chiave delle costruzioni del futuro

Nuove tecnologie ispirate al calcestruzzo romano permettono di realizzare infrastrutture con minori emissioni di CO₂, durevoli ed autoriparanti, senza compromessi in termini di sicurezza e prestazioni meccaniche.

L’articolo analizza un approccio alla sostenibilità nel quale la durabilità diventa il parametro decisivo per calcestruzzi e malte di nuova generazione. Il focus è sulla riduzione della carbonatazione, sulla protezione delle armature dalla corrosione e sui meccanismi di self-healing che richiudono fessure fino a 0,5 mm. I dati riportati indicano un coefficiente di carbonatazione ridotto fino al 36% e una vita di servizio che, nei modelli presentati, passa da 73 a 130 anni. Il campo applicativo riguarda infrastrutture, prefabbricazione e ripristino, con l’obiettivo di limitare manutenzioni, consumo di risorse ed emissioni lungo il ciclo di vita.


Calcestruzzi sostenibili: durabilità e vita utile | Ingenio

Il settore delle costruzioni è chiamato a una doppia sfida: ridurre drasticamente l’impatto ambientale e garantire la durabilità delle infrastrutture in condizioni sempre più severe. L’invecchiamento del patrimonio edilizio, l’aggressività crescente degli ambienti urbani e costieri e l’aumento delle sollecitazioni climatiche mettono alla prova le strutture in calcestruzzo armato, rendendo sempre più urgente un cambio di paradigma.

In questo contesto, la sostenibilità non può limitarsi a ridurre l’impronta carbonica dei materiali, ma deve tradursi in una maggiore vita utile, in minori interventi di manutenzione e in un uso più efficiente delle risorse lungo l’intero ciclo di vita dell’opera.

Partendo dalle ricerche condotte da un gruppo internazionale di studiosi - culminate nella scoperta del segreto del calcestruzzo romano e pubblicate su Science Advances - DMAT ha sviluppato una linea di calcestruzzi e malte ad alte prestazioni, durevoli e autoriparanti, capaci di ridefinire gli standard della costruzione sostenibile.

Fondata da un gruppo di innovatori, tra cui il prof. Admir Masic del Massachusetts Institute of Technology (MIT), DMAT ha portato sul mercato una famiglia di filler marcati CE secondo le norme EN 12620 ed EN 13139 per produrre calcestruzzi e malte proprietari di nuova generazione, promuovendo il connubio tra durabilità e sostenibilità per garantire infrastrutture dalle massime performance e ridotto impatto ambientale.

La scalabilità industriale è al centro del modello aziendale: i prodotti DMAT non richiedono modifiche agli impianti di betonaggio e possono essere integrati in qualsiasi mix design. 

 

Carbonatazione e corrosione: il binomio critico per la durabilità strutturale

Uno dei meccanismi più critici che minacciano la durabilità del calcestruzzo è la carbonatazione: l’ingresso di anidride carbonica nella matrice cementizia riduce progressivamente il pH, depassivando le armature e innescando la corrosione. Le formulazioni DMAT offrono due benefici chiave: preservano la passivazione dell’acciaio, ritardando l’innesco della corrosione dovuta a CO2 e agenti esterni, e rallentano la carbonatazione.

Ciò avviene grazie alla natura basica dei prodotti DMAT che, da un lato, mantengono il pH a valori più alti per un tempo più lungo e, dall’altro, rallentano la penetrazione dell’anidride carbonica poiché è necessaria maggiore quantità di CO2 per neutralizzare la riserva alcalina.

 

Processo di riduzione del coefficiente di carbonatazione.
Figura 1 Processo di riduzione del coefficiente di carbonatazione. (DMAT)

  

Metodologia di prova su calcestruzzo: vita di servizio migliorata

Grazie a prove di carbonatazione accelerata svolte dall’Istituto di Meccanica dei Materiali di Lugano (IMM SA), laboratorio indipendente accreditato secondo ISO/CEI 17025, è stato determinato un coefficiente di carbonatazione ridotto fino al 36% rispetto ai mix di riferimento. L’effetto è diretto e misurabile: maggiore resistenza alla carbonatazione significa protezione più duratura dell’acciaio d’armatura, ritardo nell’innesco della corrosione e, in sintesi, incremento significativo della vita utile delle strutture.

 

Prove di carbonatazione accelerata su calcestruzzo secondo norma SIA 262/1-I.
Figura 2: Prove di carbonatazione accelerata su calcestruzzo secondo norma SIA 262/1-I. (DMAT)

  

Al fine di corroborare i benefici ottenuti in termini di resistenza alla corrosione, DMAT ha sviluppato alcuni modelli di durabilità probabilistici in conformità ai requisiti dell’Eurocodice e del Bollettino FIB 34. Ciascuna variabile coinvolta nel processo di carbonatazione (ad es. copriferro, coefficiente di carbonatazione e condizioni ambientali) è trattata come una distribuzione statistica, simulando così la variabilità di questi parametri in sito. Per ciascun anno di vita di servizio vengono eseguite fino a 50.000 simulazioni e viene calcolata la probabilità di innesco della corrosione (ossia il momento in cui la carbonatazione raggiunge le armature). La fine della vita di servizio corrisponde ad una probabilità di corrosione del 10%.

Si osserva che il calcestruzzo DMAT arriva praticamente a raddoppiare la vita di servizio della struttura. Per la miscela di riferimento, la probabilità di corrosione del 10% viene raggiunta dopo 73 anni, mentre con la soluzione DMAT questo avviene dopo 130 anni.

 

Modello di durabilità calcestruzzo DMAT
Figura 3: Modello di durabilità (DMAT)

  

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La resilienza delle strutture: come il meccanismo di autoriparazione aumenta la durabilità

Oltre alla protezione dalla carbonatazione, la tecnologia DMAT offre una difesa contro i fenomeni di degrado e fessurazione grazie alla sua tecnologia di autoriparazione, che consente a calcestruzzi e malte di sigillare autonomamente fessure fino a 0,5mm. Questo processo ripristina l’impermeabilità e crea una barriera di lungo periodo contro gli agenti aggressivi, prolungando ulteriormente la vita di servizio e riducendo gli interventi di manutenzione e sostituzione.

  

Processo di autoriparazione calcestruzzo (self-healing)
Figura 4: Processo di autoriparazione (self-healing) (DMAT)

 

Metodologia di prova su calcestruzzi preconfezionati

Le prove condotte su campioni presso IMM SA, hanno mostrato una chiusura completa delle fessure in tempi rapidi. Per svolgere la prova, provini pre-fessurati (fino a 0,5 mm) sono stati esposti a un flusso d’acqua controllato e la riduzione del flusso nel tempo è stata monitorata mediante flussimetri elettronici. Analisi petrografiche dettagliate (fino a 1000× di ingrandimento) hanno confermato la formazione di cristalli di calcite che sigillano le fessure. L’andamento della riduzione di flusso del calcestruzzo DMAT indica la chiusura entro 6 settimane, con analisi microscopica che conferma un’ampia formazione di calcite a rivestimento della parete della fessura.

 

Campione prefessurato. DMAT Mix A sigillato. Formazione di cristalli DMAT Mix A.
Figura 5: Campione prefessurato. Figura 6: DMAT Mix A sigillato. Figura 7: Formazione di cristalli DMAT Mix A. (DMAT)

 

Riduzione di flusso del calcestruzzo convenzionale. Riduzione di flusso DMAT Mix A.
Figura 8: Riduzione di flusso del calcestruzzo convenzionale. Figura 9: Riduzione di flusso DMAT Mix A. (DMAT)

 

Questa capacità di autoriparazione (self-healing) consente di ripristinare la continuità della matrice cementizia anche dopo la comparsa di difetti superficiali, limitando l’ingresso di agenti chimici aggressivi nel tempo. In campo applicativo, significa ridurre gli interventi di manutenzione e assicurare che le prestazioni iniziali si mantengano nel tempo, anche in condizioni di sollecitazioni cicliche.

 

Confronto risultati calcestruzzo preconfezionato vs. DMAT Mix A.
Figura 10: Confronto risultati calcestruzzo preconfezionato vs. DMAT Mix A. (DMAT)

 

Continua la lettura nel pdf in fondo in allegato

Nel pdf si continua parlando di:

  • Metodologia di prova su calcestruzzi prefabbricati
  • Metodologia di prova su malta da ripristino
  • Dal laboratorio in strada: casi applicativi

FAQ TECNICHE: Calcestruzzi sostenibili: durabilità e vita utile | Ingenio

Che cosa si intende, in questo contesto, per calcestruzzo e malta sostenibili?

Non si parla solo di minori emissioni iniziali, ma di materiali capaci di mantenere prestazioni e sicurezza più a lungo. La sostenibilità viene quindi letta in chiave di ciclo di vita: più durata, meno manutenzione, meno sostituzioni e uso più efficiente delle risorse. È questa l’impostazione che l’articolo mette al centro. 

In quali contesti d’uso questo approccio è più rilevante?

L’articolo richiama ambienti urbani e costieri, infrastrutture esposte ad agenti aggressivi, prefabbricazione e interventi con malte da ripristino. Sono tutti contesti in cui carbonatazione, fessurazione e corrosione incidono direttamente sulla vita utile e quindi sul costo complessivo dell’opera. 

Qual è il quadro normativo più pertinente per leggere questi risultati?

Per il calcestruzzo strutturale il riferimento di base è la UNI EN 206:2021, integrata in Italia dalla UNI 11104:2025. Per le malte e i sistemi di riparazione, il riferimento tecnico essenziale è la UNI EN 1504-3:2006. Nell’articolo compaiono anche filler marcati CE secondo EN 12620 ed EN 13139 e un’impostazione modellistica coerente con Eurocodice e fib Bulletin 34. 

Quali vantaggi prestazionali emergono dall’articolo?

I benefici dichiarati sono tre: rallentamento della carbonatazione, ritardo dell’innesco della corrosione e capacità di autoriparazione delle fessure. Le prove riportate indicano una riduzione del coefficiente di carbonatazione fino al 36%; nei modelli probabilistici citati la vita di servizio passa da 73 a 130 anni, mentre il self-healing agisce su fessure fino a 0,5 mm. 

Che cosa conta, in pratica, nella posa e nella prescrizione progettuale?

Conta prescrivere il materiale non solo per resistenza meccanica ma per prestazione nel tempo: esposizione ambientale, copriferro, controllo della carbonatazione, compatibilità del mix design e destinazione d’uso. L’articolo sottolinea anche un dato industriale importante: questi prodotti sarebbero integrabili negli impianti di betonaggio senza modifiche, aspetto rilevante per la trasferibilità in cantiere. 

Come si lega la durabilità alla manutenzione e ai costi nel tempo?

La logica è lineare: se si rallenta il degrado e si riduce l’apertura o la permanenza delle fessure, diminuisce la probabilità che agenti aggressivi raggiungano le armature o la matrice. Questo comporta meno interventi correttivi, meno ripristini e una migliore conservazione delle prestazioni iniziali, con effetti positivi sia economici sia ambientali. 

Quali errori tecnici conviene evitare quando si parla di sostenibilità del calcestruzzo?

Il primo errore è confondere sostenibilità con sola riduzione della CO₂ iniziale. Il secondo è trascurare carbonatazione, corrosione e fessurazione nella valutazione progettuale. Il terzo è non distinguere tra semplice conformità di prodotto e reale prestazione di durabilità in esercizio. Senza questa lettura, il rischio è avere materiali “più green” sulla carta ma meno efficienti nel ciclo di vita.  


RIFERIMENTI NORMATIVI

  • UNI EN 206:2021 – Calcestruzzo - Specificazione, prestazione, produzione e conformità. È il riferimento quadro per prescrivere e verificare il calcestruzzo, compresi materiali componenti, proprietà del calcestruzzo fresco e indurito, controllo di produzione e conformità. Link: Store UNI
  • UNI 11104:2025 – Calcestruzzo - Specificazione, prestazione, produzione e conformità - Specificazioni complementari per l’applicazione della EN 206. È la norma nazionale da collegare all’articolo quando il focus è sulla traduzione operativa in Italia dei criteri prestazionali e prescrittivi della EN 206. Link suggerito: Store UNI   
  • UNI EN 1504-3:2006 – Prodotti e sistemi per la protezione e la riparazione delle strutture di calcestruzzo - Definizioni, requisiti, controllo di qualità e valutazione della conformità - Parte 3: Riparazione strutturale e non strutturale. È il riferimento più pertinente per le malte da ripristino e per i sistemi di riparazione delle strutture in calcestruzzo, con attenzione anche alla durabilità. Link suggerito: Store UNI

Articolo integrale in PDF

L’articolo nella sua forma integrale è disponibile attraverso il LINK riportato di seguito.
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