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Caro energia e materiali: “Cantieri a rischio blocco” – l’allarme ANCE

L’aumento dei prezzi di petrolio, carburanti e materie prime sta già colpendo il settore delle costruzioni, con rincari a doppia cifra lungo tutta la filiera e costi delle opere in rapida crescita. In questa intervista, la Presidente di ANCE, Federica Brancaccio, analizza i rischi per imprese e cantieri.

Il settore delle costruzioni torna a confrontarsi con una nuova fase di instabilità dei costi, legata all’aumento dei prezzi energetici e delle materie prime. I rincari di carburanti, gas e derivati petroliferi incidono direttamente sui costi delle opere, mettendo sotto pressione imprese e contratti. In questa intervista, la Presidente di ANCE analizza i rischi per i cantieri e le possibili soluzioni.


Caro energia e materie prime: perché i costi stanno aumentando nei cantieri

L’escalation delle tensioni internazionali sta riportando al centro del dibattito il tema dei costi energetici e delle materie prime nel settore delle costruzioni.

Le prime evidenze raccolte dalle imprese indicano un rapido aumento dei prezzi lungo tutta la filiera: carburanti, energia elettrica, gas e materiali da costruzione stanno registrando rincari significativi, con effetti immediati sui costi dei cantieri.

Secondo quanto evidenziato dalla Presidente di ANCE, le segnalazioni arrivate dalle imprese nelle prime fasi del conflitto parlano di aumenti anche a doppia cifra, con incrementi che riguardano non solo le fonti energetiche ma anche materiali strategici come bitume, acciaio e prodotti derivati dal petrolio.

L’impatto è particolarmente rilevante nei lavori infrastrutturali, dove la componente energetica e il peso dei materiali sono più elevati. In questi ambiti, l’aumento dei costi dei carburanti e dell’energia può incidere direttamente sul costo complessivo delle opere, con effetti amplificati anche dalle ricadute sui prezzi dei materiali.

Le stime indicano che il solo incremento dei costi energetici può determinare un aumento del costo delle lavorazioni fino al 4%, che può arrivare a circa il 9% in specifici interventi infrastrutturali, mentre nel caso delle pavimentazioni stradali – fortemente dipendenti dal bitume – i rincari possono tradursi in aumenti dei costi delle opere fino al 25% in poche settimane.

Si tratta di dinamiche che rischiano di mettere sotto pressione l’equilibrio economico dei cantieri, soprattutto in presenza di contratti già in corso e di meccanismi di adeguamento dei prezzi non sempre tempestivi. In questo scenario, il tema della revisione prezzi negli appalti pubblici e della gestione del rischio nei contratti privati torna centrale per garantire la continuità delle opere e la sostenibilità economica delle imprese.

Abbiamo approfondito questi aspetti con la Presidente di ANCE, Federica Brancaccio.

Federica Brancaccio, Presidente ANCE
Federica Brancaccio, Presidente ANCE (ANCE)

 

Impatto immediato del caro energia sui cantieri italiani

Stefania Alessandrini. Le recenti tensioni geopolitiche stanno provocando nuovi aumenti dei prezzi di petrolio, carburanti ed energia. Quali sono le prime ricadute che le imprese di costruzione stanno registrando nei cantieri?

Federica Brancaccio. Lo scoppio del conflitto ha da subito sconvolto gli equilibri commerciali globali, con un forte impatto anche sul nostro settore. Già dopo poche ore dall’inizio della guerra abbiamo cominciato a ricevere le prime segnalazioni da parte delle imprese su tutto il territorio di rincari di gas, gasolio, elettricità, materiali da costruzione, dal bitume all’acciaio alle materie plastiche, e comunque tutto quello che deve essere trasportato.

Segnalazioni di aumenti pesanti, a doppia cifra – in media oltre il +30% il petrolio, +46% il gasolio e +55% il gas naturale, solo per citarne alcuni - che nel giro di pochi giorni sono diventate centinaia e estese a tutta la filiera, impegnata in uno sforzo importante per portare a termine i lavori del Pnrr nei tempi previsti.

In questo quadro di forte incertezza e rischi di speculazione, come Ance abbiamo chiesto immediatamente di adottare uno strumento simile a quello che fu introdotto già per la guerra in Ucraina, che sterilizzava l’aumento del gettito fiscale derivante dall’incremento dei prezzi, e di estenderlo a tutte le materie prime che risentono in modo diretto o indiretto della crisi in atto.

Petrolio, carburanti e materiali: quanto pesa l’energia nei costi delle costruzioni

Stefania Alessandrini. In che modo l’aumento dei carburanti e dei costi energetici incide sui margini delle imprese di costruzione, soprattutto nei lavori infrastrutturali e nelle manutenzioni stradali?

Federica Brancaccio. Dalle nostre stime emerge che l’impatto diretto dell’aumento dei carburanti e dell’energia sulle lavorazioni comporta, da solo, un maggior costo dell’opera di circa il 4%, che sale a quasi il 9% in alcuni lavori infrastrutturali, come quelli legati alla protezione ambientale, a opere fluviali e a lavori di dragaggio. Se poi consideriamo anche gli effetti indotti sui principali materiali da costruzione, questo impatto aumenta significativamente. Pensiamo al bitume, che ha già raggiunto un incremento di circa il 50%. Oggi un’opera di pavimentazione stradale, che vede un utilizzo preponderante del bitume, costa già il 25% in più rispetto a un mese fa.

Si tratta ovviamente di una situazione molto preoccupante, che, nell’ipotesi di un prolungamento del conflitto, diventerebbe insostenibile per le nostre imprese, fino a rischiare un blocco delle opere in corso.

Revisione prezzi negli appalti pubblici: il sistema è adeguato agli shock energetici?

Stefania Alessandrini. Negli appalti pubblici il tema della revisione prezzi è tornato centrale negli ultimi anni. Gli strumenti oggi previsti dal Codice dei contratti pubblici sono sufficienti per affrontare eventuali nuovi shock sui prezzi dell’energia e delle materie prime?

Federica Brancaccio. Il nuovo Codice appalti, nel reintrodurre l’istituto della revisione dei prezzi, ha restituito all’ordinamento nazionale un sistema stabile, mirato a garantire nel tempo l’aderenza del contratto alle fluttuazioni del mercato. Un meccanismo indispensabile che peraltro, operando sia in aumento che in diminuzione, tutela sia le imprese esecutrici sia le stazioni appaltanti, ai fini del mantenimento dell’equilibrio contrattuale originario. Ottimo anche il suo funzionamento automatico e obbligatorio, come previsto nelle migliori esperienze internazionali.

Oggi siamo in attesa della pubblicazione, ormai imminente, degli indici Tol (Tipologie omogenee di lavorazioni) che costituiscono un passaggio fondamentale per l'operatività di questo nuovo sistema di revisione prezzi.

Un sistema che tuttavia è stato pensato per funzionare in condizioni di normalità del mercato e, dunque, al di fuori di circostanze straordinarie ed eccezionali come quelle del conflitto in corso, che vanno affrontate con misure urgenti e mirate.

Prezzari regionali e aggiornamenti: un sistema ancora troppo lento?

Stefania Alessandrini. L’aggiornamento dei prezzari regionali riesce oggi a riflettere con tempestività le variazioni dei costi energetici e dei materiali oppure resta ancora un punto critico per le imprese?

Federica Brancaccio. L’aggiornamento dei prezzari regionali è un principio indispensabile per garantire la congruità del costo delle opere pubbliche, la loro qualità e la sicurezza nei cantieri. Nel nuovo Codice tale principio non è stato solo confermato, ma addirittura rafforzato, in quanto si è ribadito l’obbligo per le regioni e le stazioni appaltanti che hanno propri prezzari di procedere all’aggiornamento con cadenza annuale, e sono state dettate anche regole specifiche per garantire criteri trasparenti e omogenei per la formazione e l’aggiornamento dei prezzari, nonché l’utilizzo di metodiche di rilevazione soprattutto dirette e quindi realmente aderenti alle fluttuazioni del mercato.

Al contempo, in contesti emergenziali come quello che stiamo vivendo, il lasso temporale annuale può rivelarsi troppo lungo per captare impennate repentine dei prezzi. In questi casi sarebbe utile una rilevazione straordinaria dei prezzi, come è accaduto nel 2022, eventualmente limitata alle voci maggiormente interessate dagli aumenti.

Appalti privati e rincari: come gestire il rischio nei contratti

Stefania Alessandrini. Nei contratti di appalto privati spesso non esistono meccanismi automatici di revisione prezzi. Quali strumenti contrattuali possono adottare imprese e committenti per gestire l’oscillazione dei costi delle materie prime e dell’energia?

Federica Brancaccio. Negli appalti privati, a differenza di quanto avviene nel pubblico, mancano effettivamente dei meccanismi automatici di revisione. È quindi fondamentale agire preventivamente sulla struttura del contratto con clausole finalizzate alla salvaguardia del rapporto contrattuale nel caso di emergenze. Un tema che ben conosciamo e che abbiamo sperimentato già nel 2020 con l’emergenza Covid e nel 2022 con il conflitto russo e che ora si sta ripresentando con tutte le difficoltà del momento.

Come Ance abbiamo predisposto da tempo dei modelli contrattuali di appalto e subappalto con clausole che prevedono espressamente il diritto alla rinegoziazione delle condizioni contrattuali secondo buona fede in presenza di eventi imprevedibili e la revisione del corrispettivo al superamento di una determinata soglia di alea contrattuale. Tali strumenti sono finalizzati a supportare le parti offrendo una base giuridica su cui poter avviare un confronto trasparente per arrivare ad una soluzione di equilibrio contrattuale.

A differenza di altri ordinamenti, come quello francese, il nostro Codice Civile non prevede infatti un obbligo generale e automatico di rinegoziazione. La rinegoziazione del contratto costituisce tuttavia l'espressione concreta dei principi di correttezza e buona fede, ed è lo strumento idoneo a offrire una tutela effettiva nei contratti di durata ogni qual volta si verifichi un evento inaspettato. Non si tratta solo di tecnica contrattuale ma di una leva per garantire stabilità economica, equità tra le parti e garanzia del sistema produttivo.

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