Gestione Informativa Digitale negli appalti: perché i dati diventano centrali per infrastrutture sostenibili
Le Linee Guida del MIT sulla Gestione Informativa Digitale (GID), approvate dal Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici nel febbraio 2026, rafforzano il ruolo del BIM nella committenza pubblica e introducono un approccio più strutturato alla gestione dei dati delle opere. Come spiega Luca Ferrari, vicepresidente di AIS – Associazione Infrastrutture Sostenibili, la vera innovazione riguarda la possibilità di trasformare la sostenibilità da principio dichiarativo a prestazione misurabile lungo il ciclo di vita dell’infrastruttura.
La Gestione Informativa Digitale (GID) sta assumendo un ruolo centrale nella trasformazione del settore infrastrutturale. Secondo AIS – Associazione Infrastrutture Sostenibili – la sostenibilità delle opere deve diventare una proprietà misurabile, fondata su dati strutturati e tracciabili lungo l’intero ciclo di vita.
In questa intervista realizzata dall'editore di Ingenio Andrea Dari, l'Ing. Luca Ferrari, Vicepresidente dell’Associazione Infrastrutture Sostenibili (AIS) analizza il contributo della GID nel rendere verificabili prestazioni ambientali, manutenzione, uso delle risorse e resilienza delle infrastrutture. Dalla qualità del dato alla sicurezza degli ACDat, fino all’integrazione con BIM e project management, emerge un approccio orientato a decisioni tecniche basate su evidenze e non su dichiarazioni.
Gestione Informativa Digitale (GID) come leva per la sostenibilità “misurabile”
Andrea Dari
Nel perimetro AIS, sostenibilità significa anche dati, tracciabilità e decisioni basate su evidenze. In che modo le Linee Guida GID possono diventare una leva per rendere la sostenibilità delle infrastrutture più misurabile (energia, materiali, emissioni, manutenzione, resilienza) e meno “dichiarativa”?
Luca Ferrari
Per chi aderisce ad AIS- Associazione Infrastrutture Sostenibili la sostenibilità non è uno slogan, ma una proprietà misurabile dell’infrastruttura lungo il suo ciclo di vita, per questo va prestata grande attenzione alle Linee Guida GID perché spostano il baricentro dalla dichiarazione alla struttura del dato.
Quando energia, materiali, emissioni, manutenzione e resilienza sono assunti come requisiti informativi, e non allegati descrittivi, ecco che allora la sostenibilità diventa verificabile, confrontabile, auditabile. Il valore della GID sta proprio in questo: definire cosa deve essere noto, quando e con quale qualità, affinché le decisioni – progettuali, realizzative e gestionali – siano basate su evidenze e non su semplici assunzioni di impegno.
In altre parole con questo approccio e con queste “regole” potremmo progettare e realizzare infrastrutture che in quanto governate da dati rendono misurabile la sostenibilità.

Consiglio Superiore LLPP: approvate le Linee Guida MIT sulla Gestione Informativa Digitale
Il 20 febbraio 2026 l’Assemblea Generale del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici ha approvato le Linee Guida del MIT sulla Gestione Informativa Digitale (GID), rivolte in particolare a stazioni appaltanti ed enti concedenti. L’esito si inserisce nel percorso di consolidamento del BIM nella committenza pubblica e si raccorda alle attività della Commissione di monitoraggio BIM e del relativo Comitato scientifico. PER SAPERNE DI PIÚ
Transitorio e rischio di discontinuità informativa
Andrea Dari
Le Linee Guida affrontano il transitorio per i procedimenti avviati prima del 1/1/2025. Dal punto di vista infrastrutturale, come si evita che questa fase produca “buchi” nella storia informativa dell’opera e quindi impatti su gestione, manutenzione e sostenibilità nel ciclo di vita?
Luca Ferrari
Se il transitorio costituisce una necessità, tuttavia vi è il rischio della perdita di continuità informativa. Credo che si debba avere chiaro che la storia informativa dell’opera è più importante della conformità formale del singolo modello. Ecco che allora diventa importante mappare ciò che esiste, ovvero documenti, modelli e dati; definire alcune regole di migrazione e di arricchimento progressivo della documentazione e dei dati; garantire che ogni nuova fase non cancelli, ma erediti e strutturi l’informazione precedente.
La GID, pertanto, deve essere uno strumento di ricucitura, un ponte informativo che accompagna l’opera verso la gestione, senza “buchi neri” che poi si pagano in manutenzione, inefficienze e maggiore impatto ambientale.
Prevalenza contrattuale: certezza sì, modellazione inutile no
Andrea Dari
La prevalenza contrattuale dei modelli, se ben definita, può ridurre ambiguità, varianti e contenziosi. Qual è, secondo lei, il punto di equilibrio per le infrastrutture tra certezza contrattuale e praticabilità tecnica, evitando di modellare ciò che non genera valore anche in ottica LCA/LCC?
Luca Ferrari
La prevalenza contrattuale dei modelli è un passaggio culturale prima ancora che giuridico. Ma anche in questo caso è essenziale avere la consapevolezza che possono emergere delle criticità se non si ha la consapevolezza che quando si parla di infrastrutture modellare tutto senza avere chiari alcuni criteri di riferimento si generano dei costi ai quali può non corrispondere un reale valore. Per questo motivo, per evitare questo rischio ciò che ci deve guidare è un criterio semplice: modellare ciò che serve a decidere, costruire e gestire meglio.
In ottica LCA e LCC, questo significa concentrarsi sugli elementi che incidono realmente sul consumo di risorse, durabilità, manutenzione, sostituibilità e resilienza.
La chiarezza contrattuale riduce sprechi e contenziosi solo se è accompagnata da intelligenza tecnica. Altrimenti diventa un moltiplicatore di inutili complessità.
BIM + Project Management e “principio del risultato”
Andrea Dari
Baratono sottolinea il connubio tra BIM e project management per il “principio del risultato”. Per AIS, quali sono gli usi informativi che più incidono su tempi, rischi e qualità—e quindi anche sulla sostenibilità complessiva (meno rilavorazioni, meno extra-costi, più durabilità)?
Luca Ferrari
Il richiamo al “principio del risultato” è centrale. Perché deve essere chiaro che il valore del BIM emerge quando è integrato con il project management, non quando è trattato come disciplina autonoma. Le informazioni che incidono davvero su tempi, rischi e qualità – e quindi anche sulla sostenibilità – sono quelli che anticipano le interferenze; riducono le rilavorazioni; supportano decisioni tempestive su costi e tempi; migliorano la qualità costruttiva e la durabilità. Il principio a cui ci dobbiamo attenere è che grazie al BIM possiamo ridurre gli errori e di conseguenza meno materiali sprecati, meno varianti, meno emissioni indirette domani. In questo modo diamo concretezza alla sostenibilità.
ACDat e cybersicurezza: infrastrutture come asset strategici
Andrea Dari
Le Linee Guida collegano ACDat e requisiti ACN sul cloud. Nella prospettiva AIS, quanto pesa la sicurezza e la governance del dato per infrastrutture strategiche? E quali requisiti minimi dovrebbero diventare “standard di mercato” per tutelare continuità operativa e affidabilità delle informazioni?
Luca Ferrari
Le infrastrutture sono un patrimonio strategico del Paese. Di conseguenza, anche i loro dati lo sono. Come AIS consideriamo la sicurezza e la governance del dato un requisito non negoziabile. L’ACDat non è solo un ambiente di collaborazione, ma un luogo di responsabilità. In questa ottica i requisiti minimi che dovrebbero diventare standard di mercato debbono riguardare soprattutto la tracciabilità delle modifiche; il controllo degli accessi; la resilienza e continuità operativa; l’allineamento con i requisiti ACN per il cloud.
Requisiti informativi: portare l’ESG nei dati
Andrea Dari
Capitolati generici o prescrittivi non aiutano. Se una stazione appaltante vuole spingere davvero la sostenibilità, quali requisiti informativi dovrebbe chiedere (e come) per integrare aspetti ESG/LCA/LCC, gestione materiali e manutenzione programmata dentro la gestione informativa, senza bloccare la competizione?
Luca Ferrari
Se una stazione appaltante vuole davvero puntare sulla sostenibilità, deve fare una scelta chiara: mettere l’ESG nella gestione dei dati, superando la logica del documento in cui condensare una dichiarazione di principio o di impegno.
Perché ciò avvenga diventa necessario acquisire parametri ambientali strutturati sugli elementi; dati per LCA e LCC integrati nei modelli; informazioni su materiali, manutenzione e fine vita; requisiti progressivi. La GID deve essere prestazionale, non prescrittiva. Il che significa definire il “cosa serve sapere”, non “come modellare”. Così si tutela la competizione e si alza il livello qualitativo.
Filiera e competenze: alzare l’asticella senza escludere
Andrea Dari
Nel mondo infrastrutturale la filiera è lunga e disomogenea. Qual è l’approccio più efficace per innalzare il livello: gradualità, supporto operativo, auditing, criteri premiali “ragionevoli”, formazione mirata? E che ruolo può giocare AIS per accompagnare questo salto, soprattutto sul lato sostenibilità?
Luca Ferrari
La filiera infrastrutturale è complessa e disomogenea. L’errore sarebbe pensare a un salto binario: dentro o fuori. L’approccio efficace deve essere graduale, privilegiando una logica di accompagnamento. Serve un approccio metodologico chiaro prestando particolare attenzione a requisiti crescenti e percorsi di auditing come strumenti di miglioramento; puntando su un costante supporto operativo, su criteri premiali realistici e su una formazione mirata.
Sotto questo aspetto AIS può giocare un ruolo chiave per la sua vocazione di soggetto di accompagnamento culturale e tecnico, soprattutto sul fronte della sostenibilità basata sui dati, aiutando la filiera a crescere.
Priorità AIS 2026–2027: qualità e continuità del dato
Andrea Dari
Se dovesse indicare la priorità che manca ancora per un’infrastruttura davvero “sostenibile-by-data” (standard aperti/interoperabilità, digital twin e asset management, integrazione con e-procurement e rendicontazione, KPI ambientali e prestazionali, qualità del dato), quale sceglierebbe e perché?
Luca Ferrari
Se dovessi indicare una priorità mancante per un’infrastruttura davvero “sostenibile-by-data”, sceglierei senza esitazione la qualità e continuità del dato lungo il ciclo di vita dell’opera. Standard, interoperabilità, digital twin, KPI ambientali sono strumenti, tuttavia senza dati coerenti, affidabili e governati nel tempo, restano promesse tecnologiche.
La vera sfida dei prossimi anni non è produrre nuovi e sempre più modelli, ma farli vivere, evolvere così da generare valore per decenni. E cerando le condizioni per una sempre maggiore concretezza garantita da una sempre migliore e più efficace gestione dei dati che diventa evidente come e in che misura una infrastruttura risulti sostenibile.
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