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Panoramica delle attività di comunicazione messe in campo per la mitigazione del rischio in Italia

La comunicazione del rischio è una leva fondamentale per ridurre la vulnerabilità sociale e migliorare la risposta dei cittadini alle emergenze. In Italia cresce la consapevolezza, ma resta ancora limitata la preparazione operativa.

La mitigazione del rischio non passa esclusivamente attraverso interventi strutturali, ma richiede un approccio integrato che includa anche la dimensione sociale. La relazione presentata da Andrea Digrisolo a ANIDIS 2025 evidenzia come la comunicazione del rischio rappresenti uno strumento strategico per migliorare la preparazione dei cittadini. In Italia, negli ultimi anni, sono state sviluppate numerose campagne di sensibilizzazione, con risultati significativi in termini di consapevolezza. Tuttavia, permane un divario tra conoscenza e capacità di azione. Colmare questo gap è oggi una delle principali sfide per il sistema di protezione civile e per il mondo dell’ingegneria.


Oltre la vulnerabilità strutturale: il ruolo della comunicazione nella mitigazione del rischio

Nel dibattito tecnico sull’ingegneria della sicurezza e della mitigazione del rischio, il riferimento immediato è alla ben nota relazione tra pericolosità, vulnerabilità ed esposizione. Tradizionalmente, gli interventi si concentrano sulla riduzione della vulnerabilità strutturale, attraverso opere di adeguamento sismico, sistemi di difesa idraulica o infrastrutture di protezione territoriale. Tuttavia, come evidenziato nella relazione presentata da Andrea Digrisolo  in occasione di ANIDIS 2025, questa visione risulta parziale se non si considera una componente fondamentale: la vulnerabilità sociale.

La vulnerabilità, infatti, non è solo una proprietà fisica delle strutture o dei sistemi territoriali, ma è anche profondamente legata ai comportamenti individuali e collettivi. Le modalità con cui i cittadini reagiscono prima, durante e dopo un evento calamitoso incidono in maniera determinante sugli esiti di un’emergenza. In questo senso, la comunicazione del rischio diventa uno strumento tecnico a tutti gli effetti, capace di contribuire alla riduzione del rischio complessivo tanto quanto un intervento ingegneristico.

La presente relazione è stata presentata ad ANIDIS 2025 (Assisi, 7-11 settembre) e gli autori sono: Andrea Digrisolo, Angelo Masi, Giuseppe Ventura 

Educazione, percezione e comportamenti: le sfide della prevenzione non strutturale

Le attività di prevenzione non strutturale, come richiamato anche dal Codice della Protezione Civile, includono la promozione di comportamenti consapevoli e l’adozione di misure di autoprotezione. Tuttavia, modificare le abitudini e le reazioni dei cittadini è un processo complesso, che richiede tempo e strategie mirate.

Alla base di questo processo vi è la percezione del rischio, influenzata da fattori quali esperienze personali, livello di istruzione e contesto culturale. Sebbene tali aspetti siano tradizionalmente oggetto di studio delle scienze sociali, risultano imprescindibili anche per chi opera nel campo dell’ingegneria del rischio e della comunicazione scientifica. Non esiste infatti una strategia comunicativa universale: ogni azione deve essere calibrata sul target di riferimento.

In Italia, negli ultimi due decenni, sono state sviluppate numerose iniziative in questa direzione. Dai programmi educativi come Edurisk, rivolti al mondo scolastico, fino a strumenti più recenti e diversificati come il progetto “Io non rischio scuola” o il fumetto “L’attimo decisivo”, emerge una crescente attenzione alla segmentazione del pubblico e all’adozione di linguaggi adeguati alle diverse fasce d’età. Parallelamente, strumenti digitali e piattaforme informative consentono oggi ai cittadini di conoscere il livello di rischio del proprio territorio, contribuendo a una maggiore consapevolezza diffusa.

La campagna “Io non rischio”: un modello di comunicazione partecipata

Tra le esperienze più significative nel panorama nazionale si distingue la campagna “Io non rischio”, promossa dal Dipartimento della Protezione Civile. Nata nel 2011 come progetto pilota focalizzato sul rischio sismico, la campagna ha conosciuto una crescita rapida e capillare, arrivando a coinvolgere centinaia di piazze in tutta Italia e ampliando progressivamente il proprio raggio d’azione a diversi rischi naturali e antropici.

Il modello alla base dell’iniziativa è quello della comunicazione partecipata: volontari appositamente formati, spesso in collaborazione con centri di ricerca, incontrano direttamente i cittadini nelle piazze, fornendo informazioni e indicazioni operative su come comportarsi in situazioni di emergenza. Questo approccio diretto, supportato da materiali informativi e attività di dialogo, ha consentito di raggiungere milioni di persone e di costruire un rapporto di fiducia con la popolazione.

In parallelo, strumenti come il sistema nazionale di allarme pubblico IT-alert rappresentano un’evoluzione tecnologica della comunicazione del rischio. Tuttavia, come sottolineato nella relazione, l’efficacia di tali sistemi dipende dalla preparazione preventiva dei cittadini: ricevere un’allerta è utile solo se si sa come reagire.

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Consapevolezza in crescita, preparazione ancora insufficiente

L’analisi della letteratura e dei dati disponibili evidenzia un quadro articolato. Negli ultimi anni si è registrato un aumento significativo della consapevolezza dei cittadini italiani rispetto ai rischi presenti sul proprio territorio. Tuttavia, questa maggiore conoscenza non si traduce ancora in una preparazione adeguata ad affrontare le emergenze.
Permane dunque un gap tra sapere e saper fare: i cittadini riconoscono i rischi, ma non sempre adottano comportamenti efficaci per mitigarli. Questo divario rappresenta una delle principali criticità su cui intervenire nei prossimi anni.

Il confronto con il contesto europeo conferma alcune specificità italiane. Da un lato, emerge una forte percezione dei rischi geologici, in particolare del rischio sismico, più marcata rispetto ad altri Paesi dell’Unione. Dall’altro, si rileva un livello relativamente basso di fiducia nelle istituzioni, controbilanciato però da un’elevata fiducia nelle organizzazioni di volontariato. Questo elemento apre scenari interessanti: il volontariato può infatti svolgere un ruolo chiave come ponte tra cittadini, istituzioni e comunità scientifica.

Verso una valutazione dell’efficacia delle campagne

Alla luce di queste evidenze, il lavoro presentato propone una riflessione sulle prospettive future. In particolare, emerge la necessità di sviluppare strumenti in grado di quantificare l’efficacia delle campagne di comunicazione del rischio. Solo attraverso una valutazione sistematica sarà possibile individuare punti di forza e criticità, migliorando progressivamente le strategie adottate.

La comunicazione, dunque, non può più essere considerata un elemento accessorio, ma deve essere integrata a pieno titolo nelle politiche di mitigazione del rischio. In un Paese come l’Italia, caratterizzato da una significativa esposizione ai rischi naturali, investire nella cultura della prevenzione significa anche rafforzare quella componente immateriale ma decisiva che è la preparazione dei cittadini.
In questo senso, l’ingegneria del rischio è chiamata ad ampliare i propri confini, dialogando sempre più con le scienze sociali e con il mondo della comunicazione, per costruire un approccio realmente integrato alla sicurezza del territorio.

DI SEGUITO L'INTERVENTO INTEGRALE DI ANDREA DIGRISOLO.


Il testo è stato elaborato mediante la videoregistrazione dell'intervento, con l'uso dell'IA.

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