Sette torri, una sola matrice: a San Paolo il grattacielo diventa un sistema industrializzato
Sette torri residenziali sviluppate a partire da un’unica matrice strutturale e costruttiva, capace di adattarsi a contesti, altezze, facciate e funzioni differenti. Il progetto presentato a Tall Buildings 2026 esplora un modello di industrializzazione dell’edificio alto che integra architettura, struttura, interior design e cultura costruttiva brasiliana.
Nel progetto delle nuove torri residenziali sviluppate a San Paolo per Tegra, Piero Lissoni affronta uno dei temi più interessanti dell’architettura contemporanea in altezza: la possibilità di trasformare il grattacielo da oggetto unico e irripetibile a sistema progettuale replicabile, capace però di mantenere identità, qualità spaziale e rapporto con il contesto.
Presentato in occasione di Tall Buildings 2026, il lavoro raccontato dall’architetto italiano nasce dalla collaborazione con Tegra, uno dei principali operatori immobiliari brasiliani, impegnato nella riqualificazione di aree urbane già sviluppate tra gli anni Ottanta e Novanta e oggi interessate da nuovi processi di trasformazione.
Il progetto non riguarda una singola torre, ma un sistema destinato a essere declinato su sette differenti edifici. Alla base vi è una scelta precisa: individuare una matrice strutturale, costruttiva e distributiva comune che possa essere industrializzata e successivamente adattata ai diversi siti, programmi funzionali e linguaggi architettonici.
Una matrice progettuale unica per sette torri a San Paolo
Il punto di partenza del lavoro di Lissoni è una riflessione sulla serialità. Invece di progettare sette edifici completamente indipendenti, lo studio ha scelto di sviluppare un principio generatore comune.
L’obiettivo è costruire un sistema sufficientemente razionale da consentire economie di processo, ottimizzazione delle soluzioni tecniche e semplificazione delle attività progettuali, lasciando però margine alla personalizzazione architettonica.
Lissoni definisce questo approccio come una vera e propria industrializzazione della torre.
La matrice comune riguarda innanzitutto il sistema strutturale. Il progetto parte da uno schema in calcestruzzo armato caratterizzato da distanze e dimensioni dei pilastri attentamente studiate, sul quale possono essere successivamente applicate configurazioni differenti di facciata.
Il Brasile rappresenta, da questo punto di vista, un terreno particolarmente favorevole. La lunga tradizione brasiliana nella progettazione e costruzione in calcestruzzo armato ha infatti consentito allo studio di lavorare con tecnologie e competenze strutturali molto avanzate.
La struttura diventa così una piattaforma sulla quale sviluppare differenti edifici senza doverne ogni volta ripensare integralmente il funzionamento.
Industrializzare senza produrre edifici identici
La ripetizione dello schema non porta però alla replica formale.
Ogni torre nasce dalla stessa logica tecnica ma viene modificata attraverso la facciata, il rapporto con il basamento, l’altezza, le funzioni e il contesto urbano.
Una delle torri, ad esempio, viene sviluppata maggiormente in verticale grazie alle caratteristiche urbanistiche dell’area in cui viene inserita. Un’altra presenta un podio destinato a ospitare funzioni pubbliche differenti.
Tecnicamente gli edifici condividono quindi una struttura comune, mentre architettonicamente assumono configurazioni riconoscibili e autonome.
È proprio questo equilibrio tra standardizzazione e differenziazione uno degli aspetti centrali del progetto: industrializzare il processo senza industrializzare l’immagine dell’architettura.
Il calcestruzzo come struttura, involucro e linguaggio
Lissoni descrive le torri attraverso un principio di forte semplicità. La sua intenzione dichiarata è evitare quello che definisce un eccesso di disegno e di personalizzazione che spesso caratterizza l’architettura contemporanea.
Gli edifici vengono quindi pensati attraverso grandi superfici strutturali in calcestruzzo, slab orizzontali e una composizione leggibile, nella quale la struttura contribuisce direttamente alla definizione dell’architettura.
Il risultato è una torre che cerca una propria “onestà” costruttiva, nella quale gli elementi strutturali non vengono nascosti ma diventano parte del linguaggio dell’edificio.
La separazione tra interno ed esterno non viene affidata a una facciata intesa come semplice involucro, ma a un sistema spaziale capace di modificarsi in relazione al clima e alle modalità abitative brasiliane.
Il terrazzo come estensione della casa
Uno degli aspetti più interessanti riguarda il rapporto tra gli appartamenti e gli spazi aperti.
Nel contesto climatico di San Paolo, gli edifici residenziali vengono utilizzati per lunghi periodi dell’anno con grandi superfici aperte verso l’esterno.
Da qui nasce la scelta di progettare terrazze che non siano semplicemente spazi accessori, ma parti effettive dell’abitazione.
Le pareti e le chiusure possono progressivamente “sparire”, permettendo allo spazio interno di estendersi verso l’esterno e viceversa.
Il terrazzo assume quindi una funzione ibrida: appartiene contemporaneamente alla casa e alla facciata, alla dimensione privata dell’abitare e alla configurazione architettonica complessiva della torre.
Lo schema strutturale viene sviluppato proprio per consentire questa flessibilità, garantendo grandi superfici libere e una forte continuità tra gli ambienti.
Dall’architettura all’interior design: progettare edifici realmente compiuti
Il lavoro dello studio non si limita all’architettura dell’edificio, Lissoni sottolinea infatti la volontà di consegnare agli acquirenti abitazioni già definite anche dal punto di vista degli interni.
Gli appartamenti vengono progettati come prodotti completi, con un numero limitato di alternative tra cui scegliere, evitando che l’acquirente debba ripensare integralmente lo spazio dopo la consegna.
Architettura e interior design vengono così sviluppati contemporaneamente e quello che accade dentro l’edificio deve riflettere quello che accade fuori e viceversa.
Materiali, proporzioni, aperture e spazi comuni appartengono a un unico sistema progettuale.
La distinzione tra parti pubbliche e parti private viene inoltre trattata con un approccio vicino a quello dell’hospitality. Le aree comuni vengono progettate con una qualità spaziale e una ricchezza di servizi assimilabili a quelle di un albergo, mentre gli appartamenti sviluppano configurazioni e dimensioni differenti.
Tra cultura italiana e capacità costruttiva brasiliana
Uno degli elementi più evidenti del progetto è l’incontro tra due differenti culture progettuali.
Da una parte vi è il contributo italiano nella definizione degli spazi, delle proporzioni, degli interni e del linguaggio architettonico. Dall’altra vi sono materiali, tecniche costruttive e capacità industriali locali.
Lo studio ha scelto di lavorare prevalentemente con materiali disponibili in Brasile e con soluzioni compatibili con le competenze delle imprese locali, affiancando aziende brasiliane e aziende italiane.
Il risultato è un’architettura che non tenta di trasferire semplicemente un modello europeo in Sud America.
Lissoni parla piuttosto di una contaminazione tra due mondi: il Brasile, culturalmente legato anche alla tradizione europea, mantiene caratteristiche climatiche, sociali e costruttive profondamente differenti.
Il progetto cerca quindi di miscelare le rispettive competenze.
La sensibilità progettuale italiana incontra l’esperienza brasiliana nella costruzione in calcestruzzo armato, dando origine a edifici nei quali l’identità internazionale dello studio viene adattata alle condizioni tecniche e culturali locali.
La torre come sistema aperto e replicabile
L’esperienza sviluppata con Tegra mette in evidenza una possibile evoluzione del progetto degli edifici alti.
Il grattacielo non viene più considerato necessariamente come un oggetto eccezionale progettato ogni volta da zero, ma come un sistema nel quale alcune componenti possono essere standardizzate e ottimizzate.
Struttura, impianti, distribuzione e logiche costruttive possono diventare una matrice replicabile, mentre facciate, funzioni, proporzioni e rapporto con il contesto permettono di costruire edifici differenti.
È una logica che avvicina l’architettura ai processi industriali senza ridurla a un prodotto seriale.
Nelle sette torri di San Paolo raccontate da Piero Lissoni a Tall Buildings 2026, la ripetizione non diventa uniformità ma metodo: una struttura comune consente di controllare complessità, costi e processi, lasciando all’architettura il compito di interpretare ogni volta in modo differente il luogo, il clima e il modo di abitare.
Ed è proprio questa ricerca di equilibrio tra efficienza e identità a rappresentare probabilmente l’aspetto più significativo del progetto: progettare meno elementi, ma progettare un sistema capace di generare più architetture.
DI SEGUITO L'INTERVENTO INTEGRALE DI PIERO LISSONI.
Il testo è stato elaborato mediante la videoregistrazione dell'intervento, con l'aiuto di strumenti di IA (ChatGpT)
IN SINTESI
-Il progetto sviluppato per Tegra comprende sette torri residenziali a San Paolo costruite a partire da una matrice strutturale comune.
-L’industrializzazione riguarda struttura, distribuzione e principi costruttivi, mentre facciate, altezze e funzioni vengono adattate ai singoli edifici.
-Il sistema in calcestruzzo armato sfrutta le avanzate competenze costruttive brasiliane e consente grande libertà nella configurazione degli involucri.
-Terrazzi e grandi aperture diventano parte integrante dell’abitazione, rafforzando la continuità tra spazi interni ed esterni.
-Architettura e interior design vengono sviluppati come un unico progetto, integrando cultura progettuale italiana, materiali locali e capacità produttive brasiliane.
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