Capitolato Informativo nei Contratti Pubblici: dalla modellazione BIM alla gestione dei dati digitali (LOIN, IDS e CDE)
Il Capitolato Informativo è l’allegato contrattuale che definisce cosa, come e quando produrre dati e informazioni in gara e in esecuzione. Non è “solo BIM”: governa modelli, documenti e basi dati nel CDE, con LOIN e IDS leggibili dalla macchina. In questo articolo: novità normative e operative, requisiti tecnici minimi, struttura consigliata del CI, flusso procedurale dall’istruttoria interna al collaudo e impatti per RUP, DL, progettisti e imprese.
Considerazioni sui Capitolati Informativi
Capitolato Informativo nei contratti pubblici: come scriverlo bene, cosa cambia e quali vantaggi operativi per RUP e fornitori
Il tema del Capitolato Informativo, contemplato dal Codice dei Contratti Pubblici, richiede una serie di considerazioni basilari, ricordando che il presupposto che ha motivato l’insorgenza dell’Information Management e della Gestione Informativa Digitale sia la centralità della qualità dell’informazione nel condizionare la natura della decisione.
Detto altrimenti, la centralità del dato e dell’informazione è un presupposto necessario per legittimare la rilevanza della innovazione digitale e per validare la sua forza trasformativa.
Qualora tale causalità venisse meno, la digitalizzazione assumerebbe contorni ben più marginali.
Di conseguenza, occorreranno sempre più metriche in grado di misurare il beneficio che il ricorso avanzato ai dati e alle informazioni sappiano arrecare ai risultati conseguiti, al di fuori degli obblighi legislativi.
A oggi, al contrario, nel settore specifico, molto spesso l’introduzione delle logiche e delle prassi digitali appare come superficiale, nel significato di rimanere alla superficie delle questioni, intesa come adempimento formale a obblighi.
Non a caso uno degli impedimenti maggiori che si trovano talora nelle risposte alle domande contrattuali che risiedono all’interno dei Capitolati Informativi riguarda proprio l’incoerenza tra le entità presenti nei modelli informativi e quelle incluse negli elaborati grafici o meno che, in teoria, dovrebbero essere tratti da essi.
Ciò, infatti, riflette una certa natura superfetale della Modellazione Informativa nei confronti delle prassi analogiche.
D’altra parte, se si guarda alla fase della Progettazione, la richiesta di produzione resta ancora essenzialmente documentale, ma, al contempo, come sarà evidente nel prossimo futuro, la nozione di modello informativo si estende a tutti i contenitori informativi, considerandosi un computo metrico esso stesso un modello, così come anche un file di testo di scrittura potrà essere interpretato da soluzioni di Intelligenza Artificiale come un modello informativo collegabile ad altri.
Occorre, in più, distinguere tra la Gestione Informativa, oggi digitalizzata, e la Modellazione Informativa, nell’accezione originaria, una sottospecie che ormai è destinata ad assumere un ruolo complementare, cosicché il cosiddetto BIM non possa costituire l’elemento esclusivo delle transazioni contrattuali disciplinate dal Capitolato Informativo.
Si guardi, ad esempio, alla molteplicità di attività e di soluzioni tecnologiche utilizzabili per la Direzione dei Lavori, che farebbe sì che bisognerebbe considerare le prestazioni attese nel Capitolato Informativo ben oltre la Modellazione Informativa.
L’equivalenza tra Information Modelling e Information Management è, pertanto, da escludersi.
Una prima considerazione concerne il fatto che la locuzione in oggetto sia nota nella sua formulazione originaria quale Requisiti Informativi di Scambio, vale a dire che il Capitolato Informativo stia a rappresentare la definizione di richieste inerenti a una produzione e a una transazione di dati tendenzialmente strutturati.
Essi, però, non dovrebbero essere presenti esclusivamente nei modelli informativi, bensì in una pluralità di contenitori informativi, così come attualmente sono contemplati nei molteplici documenti previsti dalla legge, tanto che ormai la tecnologia dei Linked Data inizia a essere disponibile negli Ambienti di Condivisione dei Dati, a loro volta supportati da Agenti di Intelligenza Artificiale.
In prospettiva, quasi tutto ciò che sia contemplato nelle richieste contrattuali del Capitolato Informativo avverrà nell’Ambiente di Condivisione dei Dati, nel senso di ricondursi a basi di dati collegate e interrogabili.
Ciò significa che vi sarà una ibridazione tra documenti, basi di dati, processi semi automatizzati, agiti e operati da flussi informativi.
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La normazione internazionale si sta, peraltro, indirizzando a valorizzare il momento della produzione del dato e dell’informazione secondo modalità più autenticamente digitali, poiché, di fatto, prevalgono tuttora forme di dematerializzazione del documento e, dunque, della presenza di dati non riconducibili a schemi e non utilizzabili per funzioni ulteriori.
Si parla ormai, infatti, di produzione e di scambio di informazioni, laddove la produzione è anteposta allo scambio.
A questo proposito si gioca il ruolo o, meglio, l’essenza, del committente digitale, come l’entità che produce e richiede, prima di tutto, dati e informazioni allo scopo di riceverne ulteriori e di transarle con le controparti contrattuali e con gli interlocutori istituzionali.
Il Capitolato Informativo dovrebbe, quindi, riflettere lo statuto mutato della committenza, in dipendenza della nuova essenza degli oggetti contrattuali, non più esclusivamente di natura fisica.
Se, infatti, è indiscutibile che vi sia un primato del bene fisico, che sia esso un edificio, una infrastruttura, una rete, è altrettanto accertato che il valore di tale bene (per la sua operatività nel tempo) sia fortemente influenzato dai flussi informativi che esso riporta o che genera: da cui l’enfasi oggi riposta su locuzioni quali Digital Twin, Smart Readiness Indicator, Digital Building Logbook.
Il fatto è, però, che il richiedere allo scopo di ricevere abbisogna di formalizzare analiticamente le proprie attese tramite ontologie, modelli di dati, strutture di dati, e così dicendo, ma, soprattutto, attraverso la padronanza assoluta dell’oggetto che si intende acquisire.
Di conseguenza, la digitalizzazione della professione del committente, e con essa l’introduzione del Capitolato Informativo, pone necessariamente in intensa discussione le capacità della stazione appaltante e dell’ente concedente.
Se, infatti, la sottoscrizione del contratto comporta la selezione di soggetti potenzialmente in grado di produrre risultati conformi alle attese, sono proprie queste ultime a dover essere esplicitate nei dettagli, mentre spesso, a iniziare dalla progettazione, il committente delega sostanzialmente ai propri interlocutori le scelte fondamentali.
A prescindere dalle altre componenti, organizzative e gestionali, la maggior parte dei Capitolati Informativi odierni è di fatto priva di formulazioni analitiche delle richieste oppure al documento principale sono allegati tentativi puramente tabellari di introdurre schemi articolati, non direttamente trasposti negli ambiti di produzione dei dati.
Si tenga presente che la normazione internazionale prevederà esplicitamente che LOIN e IDS siano da redigere anche in forma leggibile dalla macchina: oltre che pre-disponibili attraverso le soluzioni di Intelligenza Artificiale Generativa.
Nella realtà, tale formalizzazione richiederebbe un deployment, una esplicitazione, assai maggiore e, soprattutto, dovrebbe essere operata strumentalmente, non solo documentalmente: da cui il ruolo dei Livelli di Fabbisogno Informativo, noti gergalmente come LOIN, e, per la parte alfanumerica, le Specifiche di Produzione Informativa, cioè le IDS.
Quante sono le stazioni appaltanti che ne abbiano consapevolezza e che abbiano predisposto propri repertori di LOIN e di IDS o che siano dotate di dispositivi nel senso della richiesta di produzione informativa?
Sotto questo profilo, per una stazione appaltante o per un ente concedente, così come esplicitato nell’Atto dell’Organizzazione, la richiesta di tale produzione prende avvio con la configurazione del Programma Pluriennale degli Investimenti Pubblici, a monte della selezione del singolo Intervento.
La evoluzione dell’acronimo EIR (Exchange Information Requirements) nel senso di enfatizzare la produzione dell’informazione a discapito del suo scambio, non fa venire meno il fatto che vi siano frequenti transazioni bidirezionali tra le parti, anche all’interno della stazione appaltante.
Accanto al Capitolato Informativo e prima di esso dovrebbero dunque figurare documenti interni alla stazione appaltante che svolgano la medesima funzione in un contesto non contrattuale.
Il Capitolato Informativo sostanzialmente è un dispositivo a oggi tendenzialmente documentale che disciplina le aspettative contrattuali sotto gli ambiti della struttura organizzativa di entrambe le parti in causa, dei processi che occorra attuare nel rapporto negoziale e delle modalità operative di produzione dei dati e di configurazione delle informazioni.
Se, però, si risale alla origine dell’investimento nel Programma Annuale si può immaginare che analoghe richieste precontrattuali avvengano in altra maniera entro la stazione appaltante per la redazione del Quadro Esigenziale (QE), del Documento di Fattibilità delle Alternative Progettuali (DOCFAP) e del Documento di Indirizzo alla Progettazione (DIP), da cui scaturisce il primo Capitolato Informativo.
La qualità del predetto Capitolato Informativo dipende sostanzialmente da quanto sia stato articolata la fase istruttoria a evidenza interna.
Il punto è che la formazione dei Requisiti Informativi Preliminari e la redazione dei documenti relativi (QE, DOCFAP e DIP) dipendono dalla capacità della stazione appaltante di gestire al meglio le soluzioni che attengano al Rilievo Digitale e alla Informazione Geospaziale Evoluta (ad esempio, tramite soluzioni satellitari e 3D City Modelling) e, pertanto, anche dalla capacità di integrare modelli di dati eterogenei grazie a specialisti di Data Management, come per il CDE Manager e per il GEOBIM Expert.
Senza, infatti, avere cognizione adeguata delle condizioni economico sociali e fisiche del territorio su cui investire e intervenire il processo di Briefing che si conclude col DIP e col primo Capitolato Informativo risulterebbe assai parziale.
Parimenti, è palese che attualmente i contenuti dei modelli informativi siano spesso usati molto passivamente nell’affidamento dei contratti pubblici per la realizzazione dei lavori, mentre essi potrebbero essere impiegati attivamente nella selezione delle offerte metodologiche o tecniche.
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