Chi ha progettato le città? (E per chi)? Integrare la prospettiva di genere nello spazio urbano
La progettazione urbana di genere ridefinisce l’accessibilità urbana considerando mobilità, sicurezza e servizi. Integrare questa prospettiva consente di progettare città più efficienti e inclusive, superando il modello dell’utente standard. L’approccio evidenzia criticità esistenti e introduce soluzioni basate su prossimità, partecipazione e diversità d’uso degli spazi pubblici, migliorando la qualità urbana complessiva.
La storia dell’evoluzione urbana evidenzia come la progettazione abbia influito nel generare, e in alcuni casi contrastare, disuguaglianze sociali e di genere. I dati raccolti mostrano come persistano differenze significative nell’accesso allo spazio urbano, rendendo necessario un ripensamento dei modelli progettuali.
Integrare una prospettiva di genere significa riconoscere la pluralità delle esperienze e delle esigenze che caratterizzano la vita quotidiana e superare approcci standardizzati. In questo contesto, la progettazione diventa uno strumento per promuovere il diritto alla città, inteso come possibilità per ogni individuo di vivere lo spazio in modo libero, sicuro e dignitoso.
La progettazione urbana di genere non rappresenta quindi un settore specialistico della progettazione, ma un approccio trasversale all’interno del processo creativo. Integrare questa prospettiva non è un tema sociale, ma un requisito progettuale per la costruzione di città più eque, accessibili e resilienti.
Integrare la prospettiva di genere nella progettazione urbana
Lo spazio urbano non è neutro
Le città non sono spazi neutri. La loro configurazione riflette modelli sociali, economici e culturali che, nel tempo, hanno privilegiato una visione standardizzata dell’utente urbano. Storicamente, la pianificazione si è basata su un modello implicito: un soggetto di diritto ritenuto neutro ma che in realtà sottende caratteristiche ben precise, ed è molto probabile che la risposta si riassuma in un soggetto adulto maschio bianco, lavoratore, completamente abile e autonomo, che si sposta giornalmente tra casa e lavoro.
Questo approccio ha contribuito a trascurare la complessità delle esperienze quotidiane di una parte significativa della popolazione, in particolare delle donne, le cui esigenze in termini di mobilità, sicurezza e accesso ai servizi risultano spesso diverse e più articolate.
Integrare una prospettiva di genere nella progettazione urbana significa quindi riconoscere che lo spazio costruito influisce in modo differenziato sulla vita delle persone.
Contesto storico
L’utilizzo dell’adulto di genere maschile come utente tipo dello spazio ha radici molto profonde. Già nella Grecia antica si faceva riferimento a un maschile universale, in cui si considerava il sesso maschile superiore a quello femminile .
Anche durante il Rinascimento, periodo di grande crescita culturale, culminato in opere artistiche e architettoniche fortemente legate alle proporzioni anatomiche, il riferimento era il maschile universale; rappresentativo è proprio l’Uomo Vitruviano di Leonardo da Vinci.
Grandi trasformazioni sono avvenute agli inizi del 1900. Con l’avvento dell’automobile le città sono state pianificate con una visione modernista che rispecchiava la struttura della società: il progettista era una figura maschile, che agiva dall’alto senza alcun supporto scientifico o socio-culturale sulla vita quotidiana. La nuova pianificazione ha risposto a esigenze quali priorizzare l’automobile rispetto ad altri mezzi, il funzionalismo -che si riflette nella teoria della zonizzazione-, il controllo dei cittadini, l’espansione delle zone industriali che si sono allontanate dalle zone residenziali, e il sistema capitalista che si è sempre retto sul lavoro domestico non retribuito invisibile e di vocazione femminile.
Questa visione della città contemporanea è stata fissata con la Carta di Atene del 1933 , durante il IV C.I.A.M. guidato da Le Corbusier. Da lui inoltre fu ideato il Modulor ovvero un sistema di proporzioni basato sull’uomo medio, da lui descritto come “una gamma di misure armoniose per soddisfare la dimensione umana, applicabile universalmente all'architettura e alle cose meccaniche” ma che ignora la diversità degli utenti dello spazio e degli edifici.
Ad oggi le città e i suoi spazi urbani continuano a riflettere questo susseguirsi di scelte progettuali basate su un concetto maschilista, “le nostre città sono patriarcato scritto in pietra, mattoni, vetro e cemento” come afferma la geografa femminista Jane Darke (1996), che continuano a rafforzare la chiara divisione di genere secondo cui le donne sono a casa e gli uomini lavorano. Tale fenomeno è complesso da sradicare poiché è il meccanismo che sta alla base del modello economico capitalista.
La città femminista
La questione di genere all’interno della progettazione urbana ha iniziato ad emergere negli anni ’60 e ’70, insieme all’esplosione dei movimenti femministi. Si è iniziato a interrogarsi sul ruolo che avevano le città nelle disuguaglianze di genere e nella promozione del ruolo della donna come membro di una famiglia eteronormativa. Risulta evidente che le città stavano escludendo le donne dallo spazio pubblico, poiché “la città è stata creata per sostenere e facilitare i tradizionali ruoli di genere maschili e con l'esperienza maschile come norma, con poca attenzione a come la città ponga ostacoli alle donne e ignori la loro esperienza quotidiana della vita cittadina” .
Al contempo si è iniziato a riflettere su quale potesse essere l’approccio progettuale capace di considerare le esperienze personali, gli eventi della vita, le peculiarità e le diversità degli utenti dello spazio. In questo contesto si delinea la figura di Jane Jacobs, giornalista e attivista che già negli anni ’50 si era mossa per la difesa del suo quartiere contro la speculazione edilizia e in favore degli abitanti della città.
Jane Jacobs scrive ciò che osserva nella quotidianità, raccontando una città dal punto di vista di chi la attraversa: le persone sui marciapiedi, i negozi di quartiere, la vita sociale ed economica locale, le strade, i parchi, e le relazioni quotidiane che rendono vivo lo spazio. Le sue parole riflettono una capacità di analizzare il contesto urbano e le relazioni che si creano, valorizzando gli abitanti e le loro peculiarità, che diventa la base del metodo progettuale per un’urbanistica di genere - genderfree.
Chi è Jane Jacobs
Jane Jacobs è stata una giornalista e urbanista statunitense (1916–2006), nota per aver rivoluzionato il modo di pensare le città. Nel suo libro The Death and Life of Great American Cities ha criticato l’urbanistica tradizionale, valorizzando quartieri vivi, diversità e partecipazione dei cittadini.
Progettazione di genere
La visione di genere sui processi urbani si basa sull’osservazione della complessità delle esperienze all’interno dello spazio urbano, dentro al quale emergono una pluralità di soggetti a cui la città deve essere capace di dare risposta.
L’obiettivo della progettazione di genere è quindi quello di uscire dall’anonimato e da un concetto di identità preconfezionata. Lo scopo è osservare i pattern, i sistemi, i servizi che il lavoro di cura genera nello spazio pubblico, al fine di renderne visibile un’attività storicamente rimasta invisibile e permettere a chiunque di praticarla, a prescindere dal genere. Inoltre, poiché ogni persona attraversa lo spazio urbano in modo diverso ogni individuo costruisce, anche inconsciamente, una mappa mentale della città, fatta di luoghi sicuri o da evitare, percorsi più o meno illuminati, punti di interesse o elementi rassicuranti (panchine, negozi, arte, verde…), l’assolo e il coinvolgimento delle persone è imprescindibile. La visione di genere infatti considera un utilizzo differente della città da parte dei suoi utenti che hanno anche necessità differenti.
Emerge una normalizzazione delle barriere che ogni giorno le persone incontrano, in modo preponderante le persone di genere femminile che hanno accettato il senso di discomfort generato dal vivere all’interno di spazi che le contrastano. La povertà di questi meccanismi si evidenzia nei momenti in cui si considera che la metà della popolazione è di genere femminile, e che la restante metà include persone con disabilità cognitiva e/o motoria, permanente o temporanea, bambini, anziani, minoranze etniche e/o religiose. Evidentemente lo spazio urbano è stato ed è progettato per una minoranza -l’utente tipo e che inoltre risponde alle esigenze di una fase della vita chiaramente definita e non rappresentativa della maggioranza. Tutto il resto non viene visto, considerato e valorizzato.

Progettiste femministe
Come sarebbe una strada per le donne, un parco per le ragazze, una stazione della metro per un genitore, un ufficio per una madre? È possibile disegnare un’intera città a servizio del genere femminile?
Queste domande hanno spinto diversi progettisti a sperimentare mediante l’uso di architetture temporanee, a collaborare con le pubbliche amministrazioni, e a delineare un framework per la progettazione di genere, utilizzando campagne di sensibilizzazione e avviando progetti partecipati. Si vedano i lavori dello studio di progettazione Equal Saree che intendono l'architettura e l'urbanistica con una prospettiva di genere a partire dal femminismo e dalla co-creazione con le persone che abitano gli spazi.

Un altro esempio sono gli oltre 500 progetti realizzati a livello locale, statale e internazionale della cooperativa Col·lectiu Punt 6 composta da architette, sociologhe e urbaniste di diverse origini che ripensano gli spazi domestici, comunitari e pubblici da una prospettiva femminista.
In Italia il tema viene approfondito e divulgato dall’Associazione Sex & the City fondata nel 2022 da Florencia Andreola e Azzurra Muzzonigro, fornendo uno strumento utile per formulare politiche che possano organizzare gli spazi con l’attenzione al benessere di ogni cittadino e cittadina.
A seguito del loro lavoro di ricerca hanno definito le caratteristiche della città femminista: la vitalità, che coincide con la vita nelle strade e negli altri spazi pubblici; l’intersezionalità, ovvero la convivenza di più identità; la prossimità che facilità l’accesso ai servizi di prima necessità; la diversità nei servizi, negozi, mezzi pubblici per le diverse condizioni degli individui; l’autonomia, intesa come accessibilità universale e sicurezza; e la rappresentatività nella partecipazione e nella simbologia degli elementi urbani e nella toponomastica dei luoghi.
Strategie progettuali
Con questi presupposti e mediante gli strumenti di analisi urbana, geografica e sociale, sono state sviluppate pratiche di pianificazione in risposta alle diverse esigenze delle donne e della società queer, consapevoli del fatto che all’interno di queste definizioni sono comprese bambine, anziane, donne con diverse disabilità, etnia, cultura e religione.
In particolare, la città di Vienna ha avviato un progetto pluriennale per la riprogettazione della rete di parchi della città: il lavoro è stato preceduto da uno studio per comprendere come uomini e donne usassero gli spazi del parco e quali fossero i motivi dell’abbandono dei parchi da parte delle ragazze adolescenti. I motivi principali erano l’assenza di servizi igienici, la mancanza di attrezzature dedicate, la percezione della paura, la dominanza dei ragazzi negli spazi pubblici, e i modelli culturali e familiari che limitano la mobilità e la partecipazione delle donne.
Quindi sono stati eseguiti interventi finalizzati a rendere lo spazio accessibile, aumentando così la percezione di sicurezza, e diversificando le aree per consentire un uso più flessibile del parco. La divisione degli spazi ha garantito la possibilità del loro utilizzo da parte di più gruppi, gli arredi urbani sono stati pensati per accogliere e rispondere alle diverse esigenze (tavoli da picnic, piattaforme rialzate, amache, panchine, aree di rinfresco); la presenza di servizi igienici pubblici liberamente accessibili, ben illuminati, puliti e senza barriere architettoniche permettono a tutte le persone di vivere lo spazio pubblico.
Questi progetti hanno portato beneficio non solo alle persone di genere femminile, ma a migliaia di cittadini viennesi, come riportato dalla stessa amministrazione cittadina. I diversi esempi individuano alcuni tratti comuni, nel metodo attuativo riassunto in tre punti:
- I. Progettazione partecipativa per definire soluzioni condivise;
- II. Implementazione: tradurre le esigenze in interventi concreti;
- III. Monitoraggio e valutazione.

Mobilità e genere
Uno degli ambiti in cui emergono con maggiore evidenza le differenze è quello della mobilità. Gli studi mostrano come gli spostamenti femminili siano più frammentati e meno lineari rispetto a quelli maschili, poiché strettamente legati alle incombenze del lavoro di cura. Ovunque le donne svolgono più lavoro non pagato rispetto gli uomini, in particolare in Italia la media di ore giornaliere impiegate per lavoro domestico e di assistenza è 5,1 per le donne e 2,1 per gli uomini.
Non si tratta semplicemente di percorsi casa-lavoro, ma di una sequenza di tragitti legati alla cura, alla gestione familiare e all’accesso ai servizi: accompagnare i figli, fare la spesa, assistere familiari, che frequentemente avvengono mediante mezzi pubblici, all’interno di un sistema progettato per accogliere il tragitto in ora di punta di un tipico lavoratore d’ufficio a tempo pieno.
Se tale è la realtà dei fatti, come può la città essere progettata per facilitarle?
Innanzitutto considerando l’esperienza delle persone di genere femminile.
In secondo luogo offrendo un modello di mobilità caratterizzato da:
- IV. reti di trasporto più flessibili
- V. maggiore interconnessione tra servizi
- VI. attenzione alla prossimità
LEGGI ANCHE: Progettazione di illuminazione pubblica: è competenza esclusiva degli ingegneri
Sicurezza percepita
Un altro elemento centrale nella progettazione urbana è la sicurezza, in particolare quella percepita.
La qualità dello spazio pubblico – illuminazione, visibilità, presenza di attività, manutenzione – incide direttamente sulla possibilità di utilizzo degli spazi urbani, soprattutto nelle ore serali. Non si tratta solo di prevenire situazioni di rischio, ma di progettare ambienti che risultino leggibili, attraversabili, inclusivi.
Spazi poco illuminati, isolati o privi di funzioni attive tendono a essere evitati, limitando di fatto la libertà di movimento di alcune categorie di utenti.
..Continua la lettura nel PDF.
FAQ TECNICHE: Urbanistica di genere e accessibilità urbana
- Cos’è la progettazione urbana di genere?
È un approccio progettuale che considera le differenze di esperienza e utilizzo dello spazio urbano tra diversi gruppi di utenti. Integra variabili sociali, culturali e funzionali nella pianificazione, superando il modello standard dell’utente medio e migliorando l’efficienza complessiva della città. - In quali contesti si applica?
Si applica alla pianificazione urbana, progettazione di spazi pubblici, mobilità, servizi e infrastrutture sociali. È rilevante in ambito comunale, nei piani urbanistici generali, nei progetti di rigenerazione urbana e nella progettazione di quartieri e spazi collettivi. - Quali vantaggi offre questo approccio?
Migliora accessibilità, sicurezza e fruibilità degli spazi. Riduce le disuguaglianze, ottimizza i flussi urbani e aumenta l’efficacia dei servizi. Genera benefici diffusi su tutta la popolazione, non solo su gruppi specifici. - Come si integra nella progettazione?
Attraverso analisi dei comportamenti reali, processi partecipativi e raccolta dati. Si traduce in soluzioni progettuali concrete: illuminazione adeguata, mix funzionale, spazi flessibili, servizi distribuiti e reti di mobilità interconnesse.
Architettura
L’architettura contemporanea unisce tecnica, estetica e sostenibilità. Su INGENIO trovi articoli e guide su progettazione integrata, materiali innovativi, BIM e rigenerazione urbana, per progettare edifici efficienti e di qualità.
Arredo Urbano
La pagina TOPIC di INGENIO dedicata all’Arredo Urbano offre un quadro tecnico completo: tipologie di elementi, materiali, prestazioni, normative, posa, innovazioni smart. Un riferimento costante per progettisti e imprese che desiderano creare spazi pubblici accoglienti, sicuri e sostenibili con approfondimenti e casi studio aggiornati.
Città
Progettare e rigenerare le città per il futuro: su INGENIO articoli, guide e progetti su urbanistica, mobilità, ambiente e resilienza sociale.
Illuminazione
L’illuminazione è un elemento chiave del progetto edilizio: comfort visivo, efficienza energetica e design si fondono in soluzioni tecniche evolute. INGENIO raccoglie articoli, normative e innovazioni per progettare con la luce.
Infrastrutture
Tutto sul mondo delle infrastrutture: progettazione, tecnologie, controlli, digitalizzazione e normativa. Questo topic offre approfondimenti tecnici, casi studio e contributi di esperti.
Mobilità
Articoli tecnici, approfondimenti e news che riguardano il tema della mobilità efficiente, sicura, accessibile e sostenibile.
Progettazione
La progettazione costituisce un passaggio fondamentale nell’intero processo edilizio, poiché determina in maniera significativa la qualità, la...
Rigenerazione Urbana
News e approfondimenti relativi alla rigenerazione urbana: i concorsi e i progetti, l’analisi di casi concreti, l’innovazione digitale, le norme e gli strumenti finanziari, i dati del mercato immobiliare, i pareri degli esperti.
Sicurezza
Gli approfondimenti e le news riguardanti il tema della sicurezza intesa sia come strutturale, antincendio, sul lavoro, ambientale, informatica, ecc.
Sostenibilità
Con questo Topic riportiamo quanto pubblichiamo su quello che riguarda il tema della sostenibilità: gli accordi internazionali e nazionali, i protocolli di certificazione energetici ambientali, le news e gli approfondimenti scientifici, i commenti.
Urbanistica
Con questo Topic "Urbanistica" raccogliamo tutte le news e gli approfondimenti che sono collegati a questo termine, sia come disciplina, che come aggettivo. Progettazione e programmazione urbanistica, gestione dello sviluppo delle città e dei territori e normativa inerente al tema.
Condividi su: Facebook LinkedIn Twitter WhatsApp
