Gestione informativa digitale: FS Engineering (Gruppo Ferrovie dello Stato Italiane) chiarisce il ruolo delle Linee Guida MIT
Le Linee Guida MIT sulla gestione informativa digitale rendono più chiara e applicabile la digitalizzazione degli appalti pubblici. Per FS Engineering (già Italferr) il punto decisivo non è il software, ma la governance del dato: requisiti informativi, ACDat, interoperabilità e controllo lungo il ciclo di vita dell’opera. L'intervista a Ing. Daniela Aprea, Direttore Infrastructure BIM Management & Project Control di FS Engineering (Gruppo Ferrovie dello Stato Italiane).
Le Linee Guida MIT sulla gestione informativa digitale chiariscono come stazioni appaltanti ed enti concedenti devono impostare requisiti, ruoli, ACDat e flussi di verifica per applicare in modo operativo il d.lgs. 36/2023. Il tema non riguarda solo il BIM come modellazione, ma la qualità del dato lungo tutto il ciclo di vita dell’opera. Nell’intervista, FS Engineering spiega perché questo passaggio è particolarmente rilevante nelle infrastrutture, dove interoperabilità, continuità informativa, clash detection, 5D, as-built e asset management incidono direttamente su tempi, varianti, costi e affidabilità gestionale.
Di seguito l'intervista dell'editore di Ingenio Andrea Dari a Ing. Daniela Aprea, Direttore Infrastructure BIM Management & Project Control di FS Engineering (Gruppo Ferrovie dello Stato Italiane).
Perché l’approvazione delle Linee Guida MIT sulla Gestione Informativa Digitale è una buona notizia
Andrea Dari
Da un operatore già avanzato come FS Engineering, cosa rende queste
Linee Guida MIT sulla GID
un passaggio utile per il mercato e per la PA?
Ing. Daniela Aprea
La società di ingegneria più grande in Italia ha cambiato pelle da poco e non a caso. Gli indirizzi strategici che il nuovo management ha definito e gli obiettivi che sono stati delineati in prospettiva danno la misura del cambiamento che è in atto. Tra i pillar più concreti e sfidanti c’è senza dubbio la trasformazione digitale aziendale nonché il contributo che la nuova società di ingegneria del gruppo FS può dare al sistema paese. In questa ottica il ruolo che è stato giocato da FS Engineering a servizio del MIT assieme a tutti gli altri importanti player nazionali è stato concreto con questo importante risultato ottenuto in pochissimi mesi.
L’approvazione e la pubblicazione da parte del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti delle “Linee Guida per la gestione informativa digitale per le stazioni appaltanti e gli enti concedenti”, avvenuta dopo l’acquisizione del parere del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, costituisce un passaggio di sistema che sposta definitivamente la digitalizzazione degli appalti pubblici dal piano degli enunciati a quello dell’operatività quotidiana, perché traduce il quadro regolatorio in istruzioni applicative comprensibili e proporzionate, riducendo quell’area di incertezza che negli ultimi mesi ha spesso rallentato l’adozione coerente dei metodi e strumenti digitali lungo il ciclo di vita dell’opera.
In un contesto in cui l’obbligo di ricorrere alla gestione informativa digitale è già divenuto un elemento strutturale per una parte rilevante delle procedure, le Linee Guida assumono valore non perché introducano nuovi vincoli, ma perché chiariscono come impostare requisiti, flussi, verifiche e responsabilità in modo da rendere effettiva la promessa del digitale: più qualità progettuale, più controllabilità, meno attriti contrattuali. È significativo che il MIT collochi esplicitamente questo atto nel rafforzamento di governance, trasparenza e qualità dell’investimento pubblico e nel sostegno alla riduzione delle varianti in corso d’opera, con un impatto diretto sulla certezza dei tempi di realizzazione: per chi, come noi, presidia insieme nel settore delle grandi opere infrastrutturali l’Information Management ed il Project Control, significa riconoscere che la gestione strutturata dell’informazione non è un adempimento “di modello”, ma una leva di governo che rende tracciabili le decisioni, misurabili le consegne, confrontabili le alternative e verificabili gli scostamenti prima che diventino extracosti o ritardi.
L’attenzione posta su ruoli e responsabilità, sull’Ambiente di Condivisione dei Dati e sull’interoperabilità tramite formati aperti è altrettanto decisiva, perché spinge l’intera filiera a lavorare su un linguaggio comune e su un’infrastruttura collaborativa che non sia un semplice deposito di file, ma un ecosistema di processi e controlli, coerente con la definizione stessa di ACDat già consolidata nella regolazione nazionale, che richiama sicurezza degli accessi, tracciabilità delle modifiche e conservazione del patrimonio informativo nel tempo.
Non va poi trascurata la dimensione strategica: la pubblicazione delle Linee Guida è connessa anche alle traiettorie di digitalizzazione richieste dal PNRR, e questo contribuisce a stabilizzare le aspettative della committenza pubblica, rendendo più lineare la trasformazione dei processi e più omogeneo il mercato, con documenti di gara più leggibili, richieste più verificabili e offerte più comparabili, a vantaggio della concorrenza qualificata e della riduzione del contenzioso.
Per
FS Engineering
, che ha avviato l’adozione della gestione informativa digitale già dal 2013 e ha costruito nel tempo standard, ruoli, metodi e piattaforme fino a una gestione industriale dell’ACDat e a una maturità riconosciuta anche da percorsi di certificazione del sistema di gestione BIM, le Linee Guida rappresentano una conferma e, soprattutto, un moltiplicatore: allineano le prassi della committenza alle migliori esperienze già sperimentate sul campo e creano le condizioni perché il valore del dato, dalla programmazione alla progettazione, dalla costruzione alla consegna di asset informativi utili all’esercizio, diventi un patrimonio condiviso di settore, capace di migliorare prestazioni, sostenibilità e affidabilità delle grandi opere, trasformando l’obbligo normativo in un modello gestionale più solido e orientato al risultato.
Concludendo, il contributo delle Linee Guida è sistemico, offrono una cornice regolatoria univoca, chiariscono responsabilità e rafforzano la centralità contrattuale del modello informativo prevista dal Decreto legislativo 31 marzo 2023 n. 36. In questo senso, il loro valore sta nell’allineare l’intero ecosistema – stazioni appaltanti, progettisti, società d’ingegneria ed imprese – a standard comuni, riducendo ambiguità interpretative e favorendo maggiore maturità digitale lungo tutta la filiera infrastrutturale.
Consiglio Superiore LLPP: approvate le Linee Guida MIT sulla Gestione Informativa Digitale
Il 20 febbraio 2026 l’Assemblea Generale del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici ha approvato le Linee Guida del MIT sulla Gestione Informativa Digitale (GID), rivolte in particolare a stazioni appaltanti ed enti concedenti. L’esito si inserisce nel percorso di consolidamento del BIM nella committenza pubblica e si raccorda alle attività della Commissione di monitoraggio BIM e del relativo Comitato scientifico.
LEGGI L'APPROFONDIMENTO
Il percorso FS Engineering: come ci siete arrivati
Andrea Dari
Quali tappe chiave avete attraversato (governance, competenze, processi, strumenti) e qual è stata la lezione più importante imparata “sul campo” che vi hanno portato a questo livello di eccellenza? Come viene vista da FS Engineering la trasformazione digitale?
Ing. Daniela Aprea
Il nostro percorso di trasformazione digitale si è sviluppato attraverso un’evoluzione graduale e strutturata, che ha coinvolto tutti gli ambiti dell’organizzazione: governance, competenze, processi e strumenti. Inizialmente, ci siamo mossi partendo da esperienze puntuali e sperimentali di adozione dei nuovi metodi e strumenti di gestione informativa digitale verso una loro progressiva integrazione nelle scelte strategiche aziendali, testando sul campo le nuove metodologie, i nuovi strumenti e affinando i flussi informativi.
Con il tempo, questo approccio si è consolidato fino a diventare parte integrante dei nostri processi, grazie alla formalizzazione di procedure dedicate e all’adozione del
BIM
e dell’information management come standard operativi. La creazione di strutture specifiche per il BIM Management ha rafforzato la governance interna e favorito la qualificazione dei servizi, mentre l’attenzione crescente alla preparazione della documentazione di gara per appalti complessi ha segnato un’ulteriore maturazione organizzativa. L’evoluzione più recente ci ha portato a estendere il modello informativo verso una gestione sempre più orientata al
Digital Twin
, integrando il monitoraggio strutturale e la gestione dei cantieri, con l’obiettivo di garantire continuità informativa e controllo lungo tutto il ciclo di vita delle opere. Questo percorso ci ha permesso di trasformare l’innovazione in valore concreto e duraturo per l’azienda.
La lezione più importante che abbiamo imparato sul campo è che la trasformazione digitale non è una questione di strumenti, ma di convergenza. Si radica solo quando l’azienda si muove come un unico sistema: con processi chiari, una visione condivisa, strategie coerenti e competenze diffuse a tutti i livelli.
Tale aspetto emerge con particolare evidenza anche nei contesti operativi, dove team diversi possono reagire in modo significativamente differente al cambiamento, a dimostrazione di come il vero fattore abilitante risieda nella capacità di risposta dell’organizzazione.
Analogamente, nei contesti di cantiere, la reattività delle risorse diventa determinante quando sono richieste velocità, controllo ed efficienza, evidenziando il valore di una preparazione strutturata e condivisa.
È questo allineamento, prima culturale che tecnologico, ad aver trasformato la gestione informativa e il Digital Twin da semplici strumenti digitali a leve concrete di performance, controllo e valore operativo.
In questa prospettiva, per FS Engineering la trasformazione digitale non è un progetto parallelo né un’iniziativa tecnologica isolata. È piuttosto una scelta industriale e organizzativa che ridisegna le strategie, gli spazi, le relazioni e le comunicazioni.
Infrastrutture: le specificità della gestione informativa
Andrea Dari
Voi operate principalmente su opere infrastrutturali, che rappresentano il campo di applicazione più complesso della digitalizzazione. quali sono le esigenze non negoziabili della GID? Quanto queste Linee Guida potranno esservi di supporto?
Ing. Daniela Aprea
La gestione informativa digitale nelle infrastrutture presenta caratteristiche più complesse che si discostano dall’edilizia tradizionale, perché opera in un contesto esteso, stratificato e fortemente interdisciplinare. Le infrastrutture lineari e a rete, come quelle ferroviarie, viarie o energetiche, coinvolgono molteplici tipologie di opere, richiedono la costante integrazione di discipline tecniche molto diverse tra loro, attraversano territori eterogenei, interferiscono con sottoservizi e vincoli paesaggistici, si inseriscono in contesti antropizzati e con le esigenze delle comunità sociali. In questo scenario la GID diventa uno strumento essenziale non soltanto per governare la complessità tecnica del progetto, ma anche per garantire continuità informativa lungo l’intero ciclo di vita dell’opera, dalla programmazione alla cantierizzazione, fino alla manutenzione, in funzione dei relativi e specifici obiettivi e usi.
La prima specificità riguarda la continuità del dato. In un’opera infrastrutturale, la perdita o la duplicazione di informazioni non è un problema locale: può generare varianti, ritardi, riprogettazioni e impatti economici rilevanti. Per questo, nel nostro approccio, l’ACDat è sempre più concepito come ecosistema unico e ufficiale di flussi informativi. Ogni elaborato progettuale (quale che sia la forma e il formato), più in generale ogni dato funzionale, ogni aggiornamento deve transitare attraverso percorsi strutturati di validazione, così da permettere di operare su versioni sempre affidabili, in una logica di dinamicità ed evoluzione controllata che consente di ottimizzare e controllare in modo efficace i processi.
La seconda specificità è la necessità di una interoperabilità reale. Le infrastrutture implicano l’uso combinato di formati aperti diversi, come per esempio: IFC, LandXML, LAS/E57, BCF o dataset multisorgente; ciò rende indispensabile una governance forte dei formati aperti e delle regole informative. Questa esigenza emerge già nelle prime fasi di programmazione e progettazione, quando devono essere integrati dati territoriali, rilievi, tracciati ferroviari e primi modelli multidisciplinari. Diventa ancora più rilevante nelle fasi successive della progettazione, dove il livello di dettaglio cresce e l’integrazione tra opere civili, strutture, geologia, impianti tecnologici e interferenze con il contesto esistente deve essere gestita con elevata precisione. In queste fasi la capacità di federare e coordinare modelli diversi all’interno di un ambiente digitale condiviso è essenziale per garantire coerenza informativa e supportare decisioni progettuali consapevoli.
Lo stesso principio si estende poi alla fase di cantiere, dove il modello informativo diventa uno strumento operativo per la gestione delle fasi costruttive, il controllo delle interferenze e il coordinamento tra progettazione e realizzazione. Nell’esperienza dei cantieri infrastrutturali in cui operiamo, la capacità di integrare modelli strutturali, tracciati ferroviari, geologie, impianti, opere d’arte e interferenze territoriali in un unico ambiente digitale è uno dei fattori chiave per prevenire errori e decisioni basate su informazioni incomplete.
Infine, una terza specificità è l’importanza dei ruoli e dei flussi di verifica. Nelle infrastrutture la qualità informativa è un fattore di sicurezza: pensiamo alle analisi di interferenza in galleria, ai modelli di armamento, ai modelli tecnologici o ai layout delle opere d’arte. Per questo l’interazione tra BIM Manager, CDE Manager e BIM Coordinator di commessa assume un peso decisivo, con flussi di revisione che devono essere puntuali, documentati e spesso automatizzati. In questo quadro, la gestione informativa non è più una componente accessoria della progettazione, ma diventa una vera infrastruttura di governo, capace di supportare decisioni tecniche, amministrative e strategiche con un livello di affidabilità superiore.
Esempi pratici: dove il digitale fa davvero la differenza
Andrea Dari
Ci racconta 2–3 casi tipici in cui modelli e dati hanno ridotto rischi o tempi (interferenze, varianti, programmazione, contabilità, as-built, asset)?
Ing. Daniela Aprea
Nei nostri progetti infrastrutturali vediamo ogni giorno come la transizione digitale, nella sua accezione più generale che non vuol dire solo tecnologie, consente di mitigare i rischi, tempi e incertezze lungo tutto il ciclo di vita dell’opera.
La Gestione Informativa digitale, più in generale il Data e l’Information Management, fa la differenza già nelle primissime fasi di impostazione del progetto, in particolare nello studio dei tracciati e nella valutazione delle alternative. Attraverso l’integrazione di dati GIS, come vincoli ambientali e idraulici, elementi territoriali sensibili e risultati degli studi archeologici, possiamo analizzare rapidamente diverse soluzioni di tracciato, individuando con maggiore consapevolezza l’alternativa più efficace. Già in questa fase i modelli consentono di associare parametri utili a elaborare stime preliminari dei costi e offrono uno strumento di rappresentazione più chiaro ed efficace anche nel dialogo con il territorio e con gli stakeholder.
Un esempio significativo si è verificato durante il Dibattito Pubblico relativo al progetto di quadruplicamento della tratta Bologna-Castel Bolognese, dove la modellazione delle varie alternative progettuali ha rappresentato uno strumento essenziale per l'interazione con cittadini ed enti locali.
Questo approccio ha agevolato il dialogo, facilitando la valutazione dell'impatto potenziale sul territorio e consentendo una scelta ponderata della soluzione progettuale.
Il secondo ambito in cui la differenza è evidente è la gestione delle interferenze: grazie ai modelli disciplinari federati e ai processi di clash detection, riusciamo a individuare incompatibilità tra strutture, impianti, armamento e sottoservizi già nelle fasi di progettazione. Questo evita varianti tardive e consente di arrivare in cantiere con un progetto più robusto, riducendo i tempi di coordinamento e i margini di errore. In passato interferenze di questo tipo venivano scoperte solo in fase esecutiva, con ritardi e maggiori costi: oggi le intercettiamo settimane prima, con impatti diretti sulla programmazione. La validità di tale approccio è stata confermata nella gestione delle interferenze riscontrate durante i lavori di interramento della linea aeroportuale di Fontanarossa: numerosi sottoservizi connessi agli edifici non risultavano completamente individuati nei documenti progettuali. L'utilizzo dei modelli informativi ha consentito di rilevare tali criticità e aggiornare in modo puntuale sia la modellazione sia la documentazione tecnica, riducendo il rischio di ritardi nell'esecuzione delle lavorazioni.
Un terzo caso concreto riguarda la gestione della contabilità e il controllo dell’avanzamento lavori. L’utilizzo combinato di modelli informativi, rilievi digitali e ACDat ci permette di confrontare in modo oggettivo il costruito con il progettato. La Direzione Lavori può verificare rapidamente stati di avanzamento, non conformità realizzative e scostamenti, basando le decisioni su dati misurabili e non su interpretazioni soggettive. Questo approccio non solo riduce i tempi amministrativi, ma elimina ambiguità che prima generavano contenziosi o richieste di integrazione. Un riscontro significativo è emerso dall’utilizzo dei modelli 5D, che permettono una verifica costantemente aggiornata dell’avanzamento dei lavori. In particolare, nei modelli relativi a una delle gallerie naturali del Lotto 4B Nuova Enna Dittaino, è stata individuata una discrepanza nel numero di anelli previsti rispetto ai dati progettuali; l’analisi ha evidenziato come il dato corretto fosse quello contenuto nei modelli, confermando l’affidabilità dello strumento.
Questo risultato è stato possibile anche grazie all’impiego dei piani di ispezione georiferiti sull’Ambiente di condivisione dati di Cantiere, attraverso i quali è possibile disporre di uno Stato Interno dei Lavori (SIL) costantemente aggiornato in tempo reale. Quest’ultimo verrà poi utilizzato per il controllo interno del cantiere, per il confronto tra costi previsti e sostenuti e per l’aggiornamento delle previsioni economiche, prima della redazione degli Stati di Avanzamento Lavori ufficiali (SAL).
Inoltre, attraverso sopralluoghi effettuati direttamente da dispositivi mobili, il sistema garantisce un monitoraggio continuo e puntuale delle attività, migliorando l’efficacia del controllo operativo e la tempestività nella gestione delle informazioni.
Infine, la produzione dell’as-built e il suo impiego come riferimento per la gestione dell’asset rappresentano ormai un obiettivo imprescindibile e centrale. Nei cantieri raccogliamo rilievi e aggiornamenti periodici, integrandoli nei modelli informativi per ottenere un quadro aggiornato e coerente dell’opera realizzata. Questo consente di restituire al gestore non solo un elaborato “finale”, ma un vero patrimonio informativo strutturato, pronto per alimentare sistemi di manutenzione, monitoraggio e asset management. È un investimento che riduce i rischi nella fase di esercizio e prolunga la vita tecnica dell’infrastruttura.
In sintesi, il digitale fa davvero la differenza quando modelli e dati diventano lo strumento principale per prevenire errori, eliminare attività ridondanti e garantire continuità informativa dall’idea progettuale alla gestione dell’opera.
Esperienze all’estero: cosa importare in Italia
Andrea Dari
Sulla base della vostra esperienza internazionale quali elementi ricorrenti avete osservato nella gestione informativa digitale e come si confrontano con il quadro definito dalle Linee Guida MIT 2026?
Ing. Daniela Aprea
Nei diversi contesti internazionali nei quali abbiamo operato — dal Nord America all’Europa, dall’Australia al Medio Oriente — abbiamo osservato approcci differenti alla gestione informativa digitale, ma con alcuni elementi che ricorrono sistematicamente: chiarezza dei ruoli, centralità dei requisiti informativi, attenzione alla qualità del dato e utilizzo di piattaforme interoperabili per garantire continuità e tracciabilità lungo l’intero ciclo di vita dell’opera.
In questo senso, riteniamo che le Linee Guida MIT 2026 rappresentino un allineamento solido alle pratiche più mature, con l’obiettivo di rendere pienamente operativa la digitalizzazione dei lavori pubblici e di fornire indicazioni chiare e proporzionate alle stazioni appaltanti. La visione proposta è coerente con i principali standard internazionali: in particolare con la
UNI EN ISO 19650
, che inquadra il modello informativo come ecosistema strutturato di dati—non come mera rappresentazione tridimensionale—e definisce processi, responsabilità e risultati informativi in modo misurabile e verificabile.
Un elemento che abbiamo riscontrato in molti Paesi è la chiarezza nell’allocazione delle responsabilità: accanto alle figure più affermate (BIM Manager, BIM Coordinator, CDE/ACDat Manager), sono spesso presenti ruoli come il Digital Engineering Lead, con funzione di regia del delivery digitale a livello di programma o commessa, e l’Information Manager, responsabile della gestione dei processi informativi. Un assetto di questo tipo, già sperimentato nel progetto Inland Rail in Australia insieme ai nostri partner, favorisce coerenza operativa, controllo e capacità di standardizzazione in linea con i principi dell’information management.
Nei progetti infrastrutturali più complessi è inoltre consolidata l’integrazione tra BIM e GIS, considerata parte naturale della digital engineering: la convergenza tra modello informativo e informazione territoriale permette analisi più ampie, un migliore coordinamento a scala di rete e una maggiore consapevolezza degli impatti durante l’intero ciclo di vita.
In molti contesti internazionali abbiamo riscontrato l’uso integrato di 4D (tempi) e 5D (costi) che noi applichiamo stabilmente in FS Engineering: simulazioni temporali e quantificazioni nel modello migliorano coordinamento, prevedibilità, controllo e contribuiscono ad aumentare la sicurezza.
Nel loro complesso, riteniamo che le Linee Guida MIT 2026 si collochino pienamente in continuità con le migliori pratiche internazionali: pongono l’ACDat/CDE al centro del processo come piattaforma interoperabile basata su formati aperti, valorizzano i requisiti informativi come strumento contrattuale e chiariscono ruoli e responsabilità lungo i processi, rendendo misurabile e verificabile la consegna digitale.
Per queste ragioni, più che “importare” modelli dall’estero, riteniamo che la vera sfida per il sistema italiano sia oggi l’attuazione coerente di quanto già previsto: le Linee Guida hanno recepito molte delle best practice internazionali; la differenza la farà la capacità di applicarle in modo uniforme, sostenendo competenze, governance e una solida cultura del dato all’interno delle stazioni appaltanti.
Requisiti informativi: come evitare capitolati inutili
Andrea Dari
Queste Linee Guida potranno avere un ruolo utile per le stazioni appaltanti? Quali sono le tre regole che consiglierebbe a una stazione appaltante per definire requisiti informativi chiari ed efficaci, senza fare copia-incolla e senza irrigidire le gare?
Ing. Daniela Aprea
Assolutamente sì. L'obiettivo delle Linee Guida è proprio quello di fornire indicazioni utili sulla gestione informativa digitale e chiarire dubbi interpretativi legati all’entrata in vigore del nuovo Codice dei contratti pubblici (D. Lgs. 36/2023) al fine di rendere applicabili gli adempimenti normativi senza introdurne di nuovi.
Prima di redigere un Capitolato Informativo è fondamentale che la Stazione Appaltante rifletta su quali sono le informazioni funzionali al processo decisionale e gestionale del bene. In generale, seguendo un approccio top-down, è opportuno effettuare un’analisi specifica degli obiettivi strategici dell’organizzazione per poi procedere verso quelle di progetto e del bene. A valle di queste valutazioni iniziali si può procedere con la definizione dei requisiti informativi che tengono conto dell’uso dei modelli informativi e degli obiettivi di fase. Questo processo di screening garantisce il soddisfacimento delle esigenze informative ed evita la richiesta di dati superflui e poco utili al processo.
Inoltre, la Stazione Appaltante per agevolare l’operatore economico ed evitare una faticosa “traduzione” manuale dei requisiti può pensare di tradurre i requisiti informativi minimi in una struttura di dati organizzata da allegare al Capitolato Informativo, come ad esempio un Modello Dati o nel prossimo futuro una specifica IDS. Questo consente di fornire uno schema di dati pronto all'uso e riduce le ambiguità interpretative. L’operatore sa esattamente "cosa" inserire ed in quale fase di consegna garantendo la coerenza dei dati che risultano altresì facilmente consultabili.
Infine, per evitare Capitolati Informativi rigidi è bene che le Stazioni Appaltanti forniscano tutte le indicazioni utili al raggiungimento degli obiettivi non solo dei modelli informativi, ma del progetto nella sua interezza in coerenza proprio con la visione del codice dei contratti pubblici che vede gli elaborati progettuali strutturati in elaborati informativi grafici, informativi documentali e modelli informativi. E questo senza ingessare il processo creativo dell’operatore economico che deve essere in grado di fornire il proprio contributo apportando le dovute migliorie alle richieste.
Tale approccio orientato al raggiungimento del risultato fa sì che ogni Capitolato risulti calato sulla specifica opera senza tracciare dei margini fissi e standard che non supportano il processo e rendono il documento un mero adempimento burocratico.
Interoperabilità e piattaforme: il punto critico
Andrea Dari
Per un grande player infrastrutturale, qual è la priorità: piattaforma, regole del dato, standard aperti, cybersecurity? E come gestite il rischio di lock-in?
Ing. Daniela Aprea
Per un grande operatore infrastrutturale la priorità non è la piattaforma in sé, ma la governance del dato. Le piattaforme tecnologiche evolvono rapidamente; le infrastrutture, invece, hanno cicli di vita pluridecennali. Ciò che deve rimanere stabile nel tempo non è lo strumento, ma la qualità, la coerenza e la tracciabilità delle informazioni.
La prima leva strategica è quindi la definizione di regole del dato chiare e condivise: modelli informativi strutturati, requisiti coerenti lungo il ciclo di vita, codifiche e classificazioni uniformi, responsabilità definite. Senza questo impianto, anche la piattaforma più evoluta rischia di diventare un contenitore sofisticato ma fragile.
I formati aperti rappresentano il secondo elemento imprescindibile. In ambito infrastrutturale, dove convergono progettazione, costruzione, gestione e monitoraggio, la capacità di interoperare tra sistemi è una condizione necessaria. L’adozione di formati aperti, API documentate e architetture federate consente di preservare il valore del dato nel tempo e di evitare dipendenze tecnologiche eccessive.
La cybersecurity completa il quadro. L’integrazione crescente tra modelli informativi, sistemi IoT, piattaforme cloud e strumenti gestionali amplia la superficie di rischio. La sicurezza non può essere un layer aggiuntivo, ma deve essere progettata fin dall’inizio, attraverso segmentazione delle architetture, controllo degli accessi, tracciabilità e protezione del dato.
Il rischio di lock-in si gestisce con una visione architetturale chiara: separazione tra modello dati e layer applicativo, modularità delle componenti, proprietà e portabilità del dato contrattualmente garantite. In sintesi, la tecnologia deve essere sostituibile; il patrimonio informativo deve essere preservato.
Priorità oltre le Linee Guida: il prossimo salto
Andrea Dari
Guardando al 2026–2027, quali sono le tre priorità che “contano davvero” oltre alle Linee Guida per far crescere qualità e produttività del settore (es. qualità del dato, integrazione con project control, asset management, digital twin, competenze)?
Ing. Daniela Aprea
Per il prossimo biennio è fondamentale che l’applicazione di metodi e strumenti di gestione informativa digitale superi il limite inizialmente imposto dal termine BIM spesso associato alla sola modellazione nella fase di progettazione del ciclo di vita di un’opera. L’evoluzione nel tempo ed il rafforzamento del concetto più ampio di Information Management pone il dato e la sua gestione al centro di ogni processo lungo l’intero ciclo di vita dell’opera.
Dunque, la qualità dei dati prodotti a partire da necessità reali diventa sicuramente il punto cardine attorno a cui impostare ogni logica di processo. A seguire il dato diventa funzionale al processo decisionale e gestionale del bene quindi sicuramente parte integrante delle attività di Project Control ed Asset Management. Ad ogni modo bisogna dare continuità ai dati superando i silos informativi funzionali ad una sola parte di processo o ad una sola organizzazione, migrando verso Ambienti di Condivisione dati strutturati che attraverso flussi ed autorizzazioni consentano la consultazione del dato in tempo reale al soggetto incaricato.
In questa prospettiva, il passo successivo consiste nel valorizzare il patrimonio informativo generato lungo le diverse fasi del ciclo di vita, mettendolo progressivamente in relazione con sistemi di monitoraggio, sensoristica e strumenti avanzati di analisi. È in questo contesto che trovano spazio approcci più evoluti, come quelli basati su Digital Twin, che consentono di integrare dati progettuali, dati di costruzione e dati operativi all’interno di un unico ecosistema informativo. Il Digital Twin non rappresenta tanto un obiettivo tecnologico in sé, quanto una naturale evoluzione della gestione informativa: un modo per rendere il dato realmente utilizzabile per comprendere il comportamento delle infrastrutture nel tempo, supportare le decisioni e pianificare in modo più efficace le attività di gestione e manutenzione.
Accanto a questi aspetti tecnologici e metodologici emerge un fattore trasversale: le competenze. La maturità digitale del settore non dipende soltanto dall’adozione di strumenti e piattaforme, ma soprattutto dalla capacità delle organizzazioni di governare processi informativi complessi, integrare discipline diverse e utilizzare i dati in modo consapevole all’interno dei processi decisionali. In questo senso, la crescita delle competenze tecniche e gestionali rappresenta una condizione essenziale affinché le opportunità offerte dalla digitalizzazione si traducano in un reale incremento di qualità e produttività lungo tutto il ciclo di vita delle opere.
Concludo con un’affermazione che rubo da un mio MENTOR e che ritengo essere pienamente calzante e rappresentativa del caso ovvero “L’innovazione non è sola tecnologia ma è leadership in azione!” Non è più tollerabile una leadership a cassetti chiusi, priva di fiducia nei confronti dei colleghi e dei collaboratori, avara di potere, miope rispetto alle opportunità che ci offre il diverso che sia esso rappresentato da un “testimone” della generazione Z piuttosto che da un collega di esperienza che trasferisce una nuova prospettiva.
Nessun processo di innovazione avrà humus fertile senza queste precondizioni imprescindibili e oggi ancora così diffuse all’interno delle organizzazioni di cui facciamo parte e con cui il management deve ancora fare i conti.
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