LCA negli appalti pubblici infrastrutturali: dalla norma alla pratica operativa
Negli appalti pubblici infrastrutturali la sostenibilità non è più un tema opzionale, ma un requisito tecnico misurabile, sempre più spesso oggetto di verifica in gara e in fase esecutiva. In questo scenario, la Life Cycle Assessment (LCA) diventa uno strumento operativo imprescindibile per progettisti, consulenti e stazioni appaltanti.
Negli appalti pubblici infrastrutturali la sostenibilità è oggi un requisito tecnico verificabile e la Life Cycle Assessment rappresenta lo strumento di riferimento per dimostrarla.
La metodologia Life Cycle Assessment (LCA) sta assumendo un ruolo centrale per progettisti, consulenti ambientali e stazioni appaltanti, chiamati a dimostrare – con dati oggettivi – coerenza delle scelte progettuali con il quadro normativo sugli appalti pubblici, i Criteri Ambientali Minimi (CAM), i principi dell’economia circolare e i più recenti processi di semplificazione e razionalizzazione normativa.
LCA infrastrutture: il Position Paper AIS come strumento di riferimento
La crescente disponibilità di risorse per le opere infrastrutturali rende oggi ancora più urgente dotarsi di metodologie condivise, capaci di rendere confrontabili materiali, soluzioni tecniche e processi costruttivi. È proprio su questo terreno che si colloca il Position Paper AIS “Life Cycle Assessment e la catena del valore delle infrastrutture sostenibili”, rilanciato anche nel recente dibattito europeo nell’ambito della campagna Buying European Sustainable Act (BESA).
Cos’è il Buying European Sustainable Act (BESA)
Il Buying European Sustainable Act (BESA) è una campagna europea di advocacy – non una legge – che mira a riformare le regole degli appalti pubblici affinché favoriscano in modo più strutturale prodotti, materiali e filiere europee sostenibili, superando l’approccio centrato quasi esclusivamente sul prezzo.
Perché la LCA è strategica per chi opera negli appalti infrastrutturali
Chi opera nella progettazione e realizzazione di strade, ferrovie, opere idrauliche e infrastrutture energetiche sa bene che la scelta dei materiali incide in modo determinante sull’impronta ambientale complessiva dell’opera lungo l’intero ciclo di vita. Materiali come calcestruzzo, conglomerati bituminosi e acciaio concentrano infatti una quota significativa degli impatti ambientali associati alle infrastrutture.
Nel dibattito sulla sostenibilità capita ancora di fare riferimento a dati provenienti dal comparto edilizio. Non si tratta di un limite concettuale, ma di una lacuna storica del settore infrastrutturale, che solo più recentemente sta colmando il ritardo accumulato in termini di misurazione, standardizzazione e disponibilità di dati ambientali. Per questo motivo, i riferimenti quantitativi più consolidati restano oggi quelli relativi all’edilizia, pur essendo pienamente rappresentativi dell’ordine di grandezza degli impatti in gioco.
È sufficiente richiamare alcuni indicatori del comparto delle costruzioni per comprendere la scala del fenomeno:
- circa il 50% delle risorse estratte e consumate;
- oltre il 30% dei rifiuti prodotti annualmente nell’Unione europea;
- circa il 40% del consumo energetico complessivo;
- circa il 36% delle emissioni di gas serra associate all’energia utilizzata.
Numeri che rendono evidente come la valutazione comparativa dei materiali, supportata da strumenti oggettivi come la Life Cycle Assessment, rappresenti oggi una leva tecnica imprescindibile per ridurre gli impatti e migliorare la sostenibilità delle opere infrastrutturali.
In questo scenario, quindi, la metodologia LCA diventa lo strumento tecnico di riferimento per:
- documentare gli impatti ambientali lungo l’intero ciclo di vita;
- confrontare soluzioni alternative su basi oggettive;
- supportare criteri premiali e meccanismi di valutazione nelle gare;
- superare l’approccio puramente economico al “massimo ribasso”.
Il ciclo di vita dell’infrastruttura: perché il life cycle thinking è decisivo
Le infrastrutture non sono semplici asset tecnici, ma strutture che definiscono nel tempo e nello spazio la vita economica e sociale dei territori. Gran parte delle infrastrutture europee è stata realizzata prima degli anni Sessanta ed è oggi prossima o oltre la propria vita utile teorica, con criticità crescenti in termini di prestazioni, sicurezza e qualità del servizio.
In un contesto in cui la cultura della manutenzione è storicamente debole e le opere sono state a lungo concepite come “eterne”, la rigenerazione del patrimonio infrastrutturale richiede una gestione strategica basata su valutazioni approfondite, capaci di integrare esercizio, durabilità e continuità del servizio. In questo quadro, il life cycle thinking e la Life Cycle Assessment (LCA) diventano strumenti imprescindibili per orientare scelte tecniche consapevoli lungo l’intero ciclo di vita.
Il superamento del modello lineare take–make–use–dispose ha portato all’affermazione dell’economia circolare, oggi alla base delle politiche europee e del Green Deal. Applicata alle infrastrutture, questa visione si traduce in un approccio che considera l’opera secondo le “sei R”: ripensare, ridurre, sostituire, riciclare, riutilizzare, riparare e rigenerare, valorizzando materiali, asset esistenti e soluzioni a minore impatto.
Life cycle thinking e circolarità consentono inoltre di affrontare in modo integrato le tre dimensioni della sostenibilità:
- ambientale, attraverso la LCA;
- economica, tramite il Life Cycle Costing (LCC);
- sociale, mediante la Social Life Cycle Assessment (SLCA).
L’equilibrio tra questi tre aspetti è la chiave per infrastrutture realmente sostenibili, supportato da protocolli come Envision, che forniscono un quadro metodologico per progettare, realizzare e gestire opere infrastrutturali resilienti.
In particolare, la dimensione sociale riveste un ruolo centrale: le infrastrutture sono intrinsecamente territoriali, profondamente intrecciate con gli insediamenti umani e con le dinamiche economiche locali. Per questo, la valutazione del ciclo di vita non è solo un esercizio tecnico, ma uno strumento per comprendere e governare l’impatto complessivo delle infrastrutture sull’ambiente, sull’economia e sulle comunità.
I tre livelli di applicazione della LCA nelle infrastrutture
L’applicazione della Life Cycle Assessment (LCA) alle infrastrutture può essere articolata su tre livelli complementari – rete, progetto e processo costruttivo – ciascuno caratterizzato da obiettivi, scale decisionali e livelli di dettaglio differenti. Questa articolazione consente di superare le difficoltà legate alla complessità, alla lunga durata e all’unicità delle opere infrastrutturali.
Livello di rete (strategico)
A livello di rete, la LCA supporta le scelte strategiche di pianificazione, come la definizione delle modalità di servizio, la localizzazione delle infrastrutture e le principali alternative di sistema. L’analisi si confronta con orizzonti temporali molto lunghi (fino a 50–100 anni) e con la difficoltà di disporre di dati dettagliati nelle fasi preliminari.
In questo contesto, la LCA è utilizzata soprattutto per:
- individuare scenari di impatto;
- identificare hot-spot ambientali;
- orientare politiche pubbliche, pianificazione e strategie di investimento.
Il limite principale è rappresentato dall’elevata incertezza dei dati nelle fasi di fattibilità, che riduce la precisione delle valutazioni ma non ne annulla il valore orientativo.
Livello di progetto
Il secondo livello riguarda l’applicazione della LCA al progetto infrastrutturale specifico, concentrandosi sul ciclo di vita dell’opera e sugli scenari più rilevanti di costruzione, esercizio e manutenzione. In questa fase si abbandona l’ambizione di confrontare sistemi alternativi di larga scala per focalizzarsi sulla configurazione progettuale scelta.
Un aspetto critico è la manutenzione, che incide in modo significativo sugli impatti complessivi e dipende da:
- periodo di analisi;
- frequenza degli interventi;
- effetti del cambiamento climatico sulla durabilità.
Pur basandosi su inevitabili approssimazioni, l’estensione della LCA al livello di progetto consente di costruire inventari e dataset sempre più affidabili, favorendo la standardizzazione delle analisi e generando un circolo virtuoso per la sostenibilità della filiera.
Livello di processo costruttivo (operativo)
Il terzo livello riguarda la LCA applicata ai singoli processi costruttivi o manutentivi, come getti di calcestruzzo, pavimentazioni bituminose, opere geotecniche o interventi di ripristino. In questo caso, l’analisi è focalizzata su unità funzionali tipiche e su fasi specifiche ad alto impatto.
Questo approccio consente di:
- ridurre la complessità del modello LCA;
- utilizzare dati più aderenti alla realtà del processo;
- individuare materiali e tecnologie a maggiore influenza ambientale;
- confrontare alternative tecnologiche e materiali sulla base di EPD o dati di produttori.
La LCA di processo risulta particolarmente efficace sia in fase di progettazione, per definire obiettivi di sostenibilità concreti, sia in fase di procurement, dove fornisce un supporto quantitativo alle scelte di approvvigionamento.
Un approccio integrato e ricorsivo
L’applicazione ideale della LCA nelle infrastrutture è ricorsiva e multilivello: analisi preliminari orientano le scelte strategiche, mentre analisi sempre più dettagliate, a livello di progetto e di processo, consentono di affinare materiali, tecnologie e soluzioni costruttive. Questo approccio sfrutta pienamente il potenziale del life cycle thinking, rendendo la sostenibilità misurabile, confrontabile e realmente integrabile nelle decisioni tecniche e negli appalti pubblici.
Il contributo del Position Paper AIS: una metodologia applicabile
Il Position Paper AIS “Life Cycle Assessment e la catena del valore delle infrastrutture sostenibili” non si limita a ribadire l’importanza della LCA, ma propone una impostazione metodologica concreta, pensata per essere utilizzata lungo tutta la catena del valore infrastrutturale.
Il documento definisce un approccio basato su:
- analisi del ciclo di vita dei materiali, dalla produzione allo smaltimento;
- utilizzo di dati verificabili, in particolare EPD rilasciate da enti terzi accreditati;
- definizione di baseline* di riferimento, predisposte dalla stazione appaltante;
- possibilità di confronto tra alternative progettuali e tecnologiche.
Questa impostazione consente di passare da una sostenibilità “dichiarata” a una sostenibilità misurata, rendendo trasparenti le scelte e riducendo il rischio di contenziosi o valutazioni discrezionali.
*In particolare, l’introduzione di baseline emissive consente di misurare la CO₂ “risparmiata” rispetto a uno scenario di riferimento, aprendo la strada a meccanismi premiali già adottati in altri Paesi europei, come la Norvegia.
Ciclo di vita e impatti ambientali di un materiale da costruzioni

Partendo da una matrice in cui vengono considerati tutti i passaggi e le diverse fasi di produzione e utilizzo di ogni tipologia di materiale, il Position Paper AIS fornisce una metodologia di valutazione per arrivare ad individuare le modalità più efficaci per scegliere i prodotti con il minore impatto, soprattutto in termini di CO2.
Materiali da costruzione e LCA: il caso del calcestruzzo e delle pavimentazioni stradali
Uno degli ambiti di maggiore interesse operativo riguarda i materiali ad alto impatto nel settore delle infrastrutture, tra questi, ad esempio, il calcestruzzo e i conglomerati bituminosi.
Il Position Paper AIS evidenzia come l’analisi LCA/EPD di processo possa diventare il riferimento principale per valutare:
- contenuto emissivo delle soluzioni proposte;
- durabilità e ciclo manutentivo;
- impatti complessivi su un lotto stradale, una tratta ferroviaria o un’opera infrastrutturale complessa.
Cosa è una EPD e come si relaziona alla LCA
La Life Cycle Assessment (LCA) è uno studio tecnico complesso che analizza gli impatti ambientali di un prodotto o servizio lungo il suo ciclo di vita. I risultati dell’LCA sono contenuti in dossier articolati, spesso di difficile consultazione per l’utente finale. Per rendere questi dati accessibili, confrontabili e utilizzabili dal mercato, la norma ISO 14025 ha introdotto la Dichiarazione Ambientale di Prodotto (EPD – Environmental Product Declaration), una etichetta ambientale di Tipo III, basata su dati quantitativi verificati da terzi.
Calcestruzzo, LCA ed EPD: dalla variabilità del materiale alla scelta progettuale consapevole
La forte variabilità compositiva dei calcestruzzi disponibili sul mercato si riflette in una altrettanto significativa variabilità delle emissioni di CO₂ equivalente associate al materiale. Per superare le differenze legate ai cicli produttivi e agli impianti, la valutazione degli impatti ambientali deve necessariamente basarsi su dati specifici di prodotto, dichiarati e verificati tramite EPD del produttore.
A parità di prestazioni meccaniche, è infatti il mix design del calcestruzzo a determinare il valore di GWP: l’adozione di leganti alternativi e di miscele ottimizzate consente riduzioni delle emissioni anche nell’ordine del 20–30% rispetto ai calcestruzzi tradizionali a base di CEM I. In assenza di riferimenti ambientali condivisi per il mercato italiano, il confronto può avvenire oggi solo tra calcestruzzi di pari classe prestazionale, utilizzando le rispettive EPD.
Un ulteriore margine di miglioramento deriva dalle scelte progettuali, che devono considerare non solo l’impatto unitario del materiale, ma anche le quantità impiegate, le prestazioni aggiuntive richieste (durabilità, permeabilità, resistenza a gelo-disgelo, ecc.) e gli effetti sull’intero ciclo di vita dell’opera, inclusa la riduzione di trattamenti e interventi manutentivi.
In questa prospettiva, emerge l’esigenza di sviluppare in fase di progetto una “EPD di progetto”, in grado di definire le prestazioni ambientali attese del calcestruzzo. Tale strumento, basato su una LCA che integri dati primari dei produttori locali e dati di database, consentirebbe al committente e al progettista di orientare il procurement verso il fornitore che meglio coniuga requisiti ambientali e prestazioni tecniche, rafforzando l’efficacia delle scelte sostenibili negli appalti infrastrutturali.
LCA dei conglomerati bituminosi: limiti metodologici e indirizzi operativi
L’analisi LCA applicata ai conglomerati bituminosi offre importanti vantaggi in termini di quantificazione degli impatti ambientali, ma presenta anche limiti metodologici e di disponibilità dei dati che devono essere esplicitamente considerati in fase di applicazione.
In primo luogo, la LCA richiede inevitabili semplificazioni nella modellazione dei sistemi, motivo per cui i risultati esprimono impatti potenziali e non valori assoluti. A ciò si aggiunge la difficoltà di reperire dati primari, spesso onerosa in termini di tempo e risorse, ma essenziale per garantire precisione e robustezza delle valutazioni rispetto all’uso di dati medi di database.
Un ulteriore elemento critico è la componente di soggettività nella fase di definizione degli obiettivi e del campo di applicazione (Goal & Scope), che può incidere su confini del sistema, unità funzionali e metodi di valutazione degli impatti, rendendo talvolta difficilmente confrontabili studi diversi. Inoltre, i modelli LCA tendono a rappresentare condizioni medie di esercizio, senza considerare eventi rari o situazioni critiche.
Infine, limitandosi alla sola dimensione ambientale, la LCA non consente una valutazione completa della sostenibilità, che richiederebbe l’integrazione con analisi economiche (LCC) e sociali, secondo un approccio di Life Cycle Sustainability Assessment (LCSA).
Nonostante questi limiti, lo studio contenuto nel Position Paper di AIS evidenzia come una corretta caratterizzazione LCA delle pavimentazioni stradali debba considerare in modo integrato sicurezza, durabilità, funzionalità, manutenzione e fine vita, inclusa la possibilità di riutilizzo dei materiali. In questa prospettiva risultano strategici lo sviluppo di PCR di settore, la disponibilità di EPD specifiche e il ricorso a processi di digitalizzazione e approcci BIM-oriented, capaci di integrare fin dalle prime fasi progettuali le valutazioni ambientali ed economiche.
In attesa di una piena disponibilità di dati primari per tutti i materiali costituenti i conglomerati bituminosi, una prima valutazione preliminare di sostenibilità può basarsi su indicatori chiave come CO₂ equivalente e consumi energetici, da affinare progressivamente con l’estensione dell’analisi a tutti gli indicatori ambientali rilevanti.
Stazioni appaltanti e progettisti: un cambio di paradigma
AIS invita le stazioni appaltanti a una applicazione integrata di protocolli di sostenibilità e LCA, superando approcci frammentati.
La proposta è quella di definire scale di valutazione chiare, basate su indicatori ambientali misurabili, in grado di:
- confrontare offerte tecniche diverse;
- premiare soluzioni a minore impatto;
- valorizzare anche le modalità di posa e messa in opera;
- incentivare la localizzazione delle filiere e l’efficienza logistica.
Per i professionisti tecnici, questo significa poter contare su criteri più chiari, ma anche assumersi una maggiore responsabilità nella qualità dei dati e nella coerenza delle analisi.
SCARICA IL POSITION PAPER DI AIS
Sostenibilità: costo o investimento?
Uno dei nodi culturali più critici nel settore resta la percezione della sostenibilità come costo aggiuntivo.
Il Position Paper AIS ribalta questa visione, mostrando come l’adozione di metriche LCA comparabili consenta di dimostrare che le soluzioni più sostenibili sono spesso anche più efficienti nel medio-lungo periodo, soprattutto se si considera l’intero ciclo di vita dell’opera, inclusi manutenzione ed esercizio.
Un messaggio già rafforzato dal Report AIS “Il valore della sostenibilità”, che evidenzia la relazione diretta tra sostenibilità, competitività e valore economico.
FAQ – Domande frequenti su LCA nelle infrastrutture
1. Perché la LCA è diventata centrale negli appalti infrastrutturali?
Perché consente di misurare e confrontare in modo oggettivo gli impatti ambientali delle opere, rispondendo ai requisiti dei CAM, ai criteri ESG e alla crescente richiesta di trasparenza nelle gare pubbliche.
2. Qual è il valore aggiunto del Position Paper AIS sulla LCA?
Il Position Paper AIS fornisce una metodologia applicabile, orientata alla pratica professionale, che aiuta progettisti e stazioni appaltanti a passare da una sostenibilità dichiarata a una sostenibilità misurata e verificabile.
3. Che ruolo hanno EPD e baseline nelle gare pubbliche?
Le EPD rendono confrontabili i materiali su basi quantitative, mentre le baseline emissive permettono di valutare la CO₂ risparmiata rispetto a uno scenario di riferimento, aprendo la strada a meccanismi premiali.
4. Perché calcestruzzo e conglomerati bituminosi sono materiali chiave per la LCA?
Perché rappresentano una quota rilevante degli impatti ambientali delle infrastrutture. Attraverso LCA ed EPD è possibile ridurre significativamente le emissioni, anche del 20–30%, a parità di prestazioni tecniche.
5. La LCA è solo un obbligo o anche un’opportunità?
È entrambe, ma soprattutto un’opportunità: se correttamente applicata, la LCA dimostra che soluzioni più sostenibili possono essere anche più efficienti nel medio-lungo periodo, considerando l’intero ciclo di vita dell’opera
Il ruolo istituzionale di AIS e le prospettive 2026
In questo quadro, AIS – Associazione Italiana Infrastrutture Sostenibili – rafforza il proprio ruolo di think tank tecnico-scientifico, impegnato a tradurre principi di sostenibilità in strumenti concreti per il mercato e le istituzioni.
Con una nuova governance e una strategia divulgativa rinnovata, l’Associazione punta a valorizzare i Position Paper come leve operative, capaci di accompagnare l’evoluzione normativa e tecnica del settore infrastrutturale.
Tra i temi di lavoro già avviati o in programma per il 2026:
- strade smart e sostenibili;
- infrastrutture idriche e cambiamento climatico;
- infrastrutture energetiche da fonti rinnovabili;
- innovazione tecnologica e cantiere sostenibile;
- recupero dei materiali da demolizione;
- finanza e infrastrutture sostenibili (in fase di avviamento).
Pronti sul tavolo anche i temi per i prossimi gruppi di lavoro: aeroporti, manutenzioni e nuove opere nel segno della sostenibilità; infrastrutture e rigenerazione urbana; infrastrutture e paesaggio; sostenibilità e data center.
L’obiettivo dichiarato è connettere contenuti tecnici, normativa e comunicazione di valore, supportando la filiera nel percorso verso una reale integrazione dei criteri ESG nelle infrastrutture del Paese.
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