De Zalmhaven: l’ingegneria della leggerezza – la torre prefabbricata più alta del mondo
La torre De Zalmhaven di Rotterdam ridefinisce il concetto di prefabbricazione applicata all’edilizia verticale. Con i suoi 215 metri d’altezza, è la torre prefabbricata più alta al mondo: un’opera che coniuga precisione ingegneristica, sostenibilità e qualità urbana, aprendo la strada a una nuova generazione di edifici ibridi in legno e calcestruzzo. In occasione del Convegno Tall Buildings 2025 l'intervento dell'arch. Haakon Brouwer che racconta il progetto.
Dal calcestruzzo al legno: la nuova frontiera dei grattacieli ibridi secondo Dam & Partners
Durante la 14ª edizione del Convegno Tall Buildings c'è stato anche l’intervento dell’architetto Haakon Brouwer, partner dello studio olandese Dam & Partners, che ha avuto per tema il progetto De Zalmhaven, il complesso di torri realizzato a Rotterdam e dominato da un edificio alto 215 metri: la torre più alta del Benelux.
Brouwer ha precisato che il vero primato di De Zalmhaven non sta tanto nell’altezza, quanto nel metodo costruttivo:
«È la torre prefabbricata più alta del mondo. E questo sì, credo sia interessante, perché ci ha dato nuove conoscenze che oggi applichiamo anche ai nostri edifici ibridi in legno.»
Lo studio Dam & Partners e l’approccio integrato
Brouwer ha brevemente introdotto lo studio Dam & Partners, fondato da Derek Dam (assente per un impegno a Parigi), sottolineando le dimensioni contenute dell’ufficio – circa 40 architetti e ingegneri – e il suo carattere interdisciplinare. Lo studio segue internamente anche le fasi strutturali e costruttive, collaborando direttamente con le imprese sin dall’inizio dei progetti:
«Realizziamo non solo i disegni architettonici ma anche quelli costruttivi, e restiamo coinvolti fino alla consegna. Questo ci permette di pensare e costruire in modo coerente.»
Negli anni, Dam & Partners ha firmato diversi edifici alti nei Paesi Bassi, pur mantenendo una certa misura critica nei confronti dell’“ossessione per la verticalità”:
«Non credo che le torri siano la risposta, ma possono essere una parte della risposta, se usate nel modo giusto e con una funzione urbana precisa.»
La visione urbana: densità, paesaggio e restituzione
Brouwer ha collocato il tema dei grattacieli all’interno del dibattito sulla densificazione urbana nei Paesi Bassi, ricordando che, se si osserva la mappa del territorio olandese “con un minimo di distanza”, le principali città – Amsterdam, Rotterdam, L’Aia, Utrecht – formano un’unica metropoli: la Randstad. Da qui l’esigenza di una densificazione mirata e non diffusa, capace di evitare la dispersione (urban sprawl):
«Sarebbe un grave errore riempire semplicemente gli spazi vuoti. Dobbiamo concentrare gli interventi, ma restituendo qualità urbana e spazi pubblici.»
Per illustrare questa filosofia, Brouwer ha citato un piccolo progetto ad Amsterdam, una torre mista con abitazioni accessibili nata da un concorso pubblico in cui i residenti stessi votavano il progetto vincitore. In quel caso, Dam & Partners e il developer scelsero la strada più difficile ma più significativa: costruire una torre “dentro l’acqua”, restituendo alla città un nuovo spazio pubblico – un parco e un’area giochi – e conquistando così il favore della comunità.
«È stato un progetto piccolo ma emblematico: dimostrava che anche un edificio alto può restituire spazio, non solo occuparlo.»
Vent’anni per una torre: il lungo percorso di De Zalmhaven
Il progetto di De Zalmhaven ha una storia lunga vent’anni: iniziato nel 2002, completato nel 2022, ha accompagnato la carriera dello stesso Brouwer che si approccia al progetto appena laureato.
La torre nasce nel contesto della trasformazione del porto di Rotterdam, progressivamente spostato verso ovest. De Zalmhaven rappresenta un nuovo fronte urbano verso il fiume Mosa, riaffermando il rapporto tra la città e la sua acqua:
«La vera identità di Rotterdam non è la sua altezza, ma il suo fiume. Con questa torre abbiamo voluto riconnettere la città al Mosa.»
Urbanisticamente, De Zalmhaven funziona come cerniera tra diversi quartieri, un “pivot urbano” che collega parti finora separate della città e apre nuovi spazi pubblici lungo il waterfront.
Programma e spazi: una torre che restituisce
Il complesso è misto: in prevalenza residenze, ma anche uffici, funzioni commerciali e, soprattutto, un ristorante panoramico aperto al pubblico in cima alla torre.
«Normalmente nei piani alti si inserisce un attico privato, di lusso. Noi abbiamo preferito dare qualcosa alla città: un ristorante dove chiunque possa prendere un caffè e godere della vista.»
Alla base, la torre ospita una lobby pubblica che collega la strada con un nuovo parco urbano; all’interno, una scala elicoidale funge da elemento scenografico e connettivo, separando i flussi tra residenti e visitatori.
Sfide ingegneristiche e innovazione costruttiva
Entrando negli aspetti tecnici, Brouwer ha ricordato come le condizioni del suolo olandese, “più acqua che terra”, abbiano imposto fondazioni profonde fino a 65 metri.
Per compensare queste difficoltà, Dam & Partners ha puntato su una ingegneria integrata e flessibile, sviluppando una struttura prefabbricata con tipologie modulari combinabili come “blocchi Lego”. Il sistema prevedeva angoli aperti, logge e spazi esterni anche ai piani alti, tutti verificati in un mock-up a due piani per testare connessioni e giunti.
La costruzione è avvenuta con un innovativo sistema auto-sollevante coperto (self-raising shed): una sorta di “officina verticale” che si sollevava di un piano alla settimana, permettendo di costruire in condizioni protette e sicure, anche durante la pandemia. I moduli prefabbricati, prodotti nel sud dei Paesi Bassi vicino a Eindhoven, venivano trasportati su camion fino a un’area logistica a Rotterdam, e poi consegnati “on demand” direttamente al cantiere coperto.
Brouwer ha osservato, con tono pratico, che il sistema è completamente modulare e oggi anche noleggiabile.
La sfida maggiore è stata la costruzione della sommità della torre, che, per motivi strutturali e di accesso, è stata realizzata al contrario e poi sollevata con un complesso sistema di martinetti idraulici.
Dal calcestruzzo al legno: un cambio di mentalità
Nella parte finale, Brouwer ha mostrato come le conoscenze maturate con De Zalmhaven abbiano ispirato un nuovo approccio costruttivo applicato oggi ai progetti ibridi in legno (timber hybrid). Le logiche di prefabbricazione, leggerezza e precisione sono diventate centrali anche in nuovi interventi, come una torre ad Amsterdam costruita sopra un parcheggio esistente, mentre gli edifici adiacenti restavano in uso.
«La leggerezza del legno ci consente interventi impossibili con la massa del calcestruzzo. Possiamo costruire sopra, dentro, accanto, senza interrompere la vita della città.»
Brouwer ha chiuso il suo intervento richiamando il valore umano e sociale dell’architettura:
«Tutte queste tecniche e materiali – prefabbricazione, modularità, legno – sono mezzi, non fini. Dobbiamo usarli in modo integrato, olistico, per unire sostenibilità, accessibilità e qualità del processo. In fondo, tutto si riduce al benessere delle persone.»
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