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Le incognite dell’Intelligenza artificiale nel settore delle costruzioni e dell’immobiliare

L’intelligenza artificiale sta entrando con forza anche nel settore dell’ambiente costruito, trainata dalla diffusione dei Modelli Linguistici di Grandi Dimensioni (LLM) e dell’IA Generativa. Tuttavia, mentre cresce l’offerta di strumenti e servizi “AI-driven”, risulta sempre più necessario uno sguardo critico: non siamo più davanti a semplici automazioni, ma a tecnologie che ambiscono a ragionare, prevedere e agire. Il settore AEC è pronto a questo salto?

Intelligenza Artificiale e ambiente costruito: perché serve un pensiero critico oltre l’entusiasmo tecnologico

È opportuno, attraverso brevi e sintetiche considerazioni, avanzare anche per il settore dell’ambiente costruito una serie di considerazioni critiche inerenti all’Intelligenza Artificiale, declinabile secondo diverse modalità e fattispecie (come per il Machine Learning e per il Deep Learning), ma oggi resa popolare e utilizzabile, almeno in parte, grazie ai Modelli Linguistici Massivi, ovvero sia a Modelli di Grandi Dimensioni e alla cosiddetta IA Generativa.

Come è ben chiaro ai più, la tematica dell’Intelligenza Artificiale, a far data dalla sua denominazione stessa, è assai antica, avendo vissuto stagioni altalenanti tra aspettative e delusioni, ma, sin dall’inizio, i suoi artefici hanno manifestato la volontà di giungere a esiti tali per cui, per emulazione o meno, si potessero raggiungere risultati pari o superiori a quelli conseguibili dall’essere umano.

Le recenti evoluzioni sul piano della utilizzabilità delle soluzioni di Intelligenza Artificiale da parte di un grande pubblico con modalità di interazione conversazionali hanno mutato, tuttavia, di gran lunga il portato della presenza delle stesse.

Da un lato, infatti, ormai anche nel settore della costruzione e dell’immobiliare i programmi di ricerca scientifica debbono presentare il prefisso AI o IA, spin off e start up offrono soluzioni innumerevoli, gli applicativi digitali si arricchiscono di Agenti di IA mono finalità, e così via.

Nascono, da un altro verso, specifiche professionalità orizzontali, codificate in Italia, come professioni non organizzate e non regolamentate, a opera di UNINFO.

Del tema si coglie l’aspetto strumentale che invita gli operatori della domanda pubblica o privata e dell’offerta privata a conseguire migliori prestazioni e a ridurre il fabbisogno di capitale umano, col supporto entusiasta e interessato delle società di consulenza.

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Non vi è ormai limite all’immaginazione relativamente all’impiego dei dispositivi di Intelligenza Artificiale in ogni ambito del settore e il dibattito sui vincoli legislativi è acceso in generale, ma, ovviamente, per ora non ha visto una verticalizzazione.

Se, tuttavia, si guarda alla ricerca scientifica in argomento, ci si accorge che vi siano diverse opinioni sulle prospettive evolutive delle tecnologie: vi è chi sottolinea i limiti dei Modelli Linguistici e suggerisce di intraprendere strade alternative (come per l’Advanced Machine Intelligence o per i World Model), chi ritiene che l’incremento computazionale (nonostante il dispendio energetico e idrico relativo) porterà, comunque, alla Super Intelligenza e alla Intelligenza Artificiale Generale, chi pensa che i Modelli attuali siano già in grado di dimostrare comprensione semantica, chi suppone che siano necessari approcci ibridi per raggiungere il risultato.

Il punto fondamentale è, però, che l’ambizione sottesa a tutti questi intenti sia unitaria, forse inevitabile, probabilmente impattante maggiormente in altri settori sotto i profili etici e sociali, ma ciò di cui si sta riflettendo è la capacità delle macchine di ragionare, di prevedere, di decidere, di agire in maniera aliena e autonoma, andando oltre l’apprendimento su testi e su immagini, praticando direttamente esperienze visive, olfattive, tattili, conversazionali, con il mondo reale, interagendo con esso, a partire dalla Agentic IA in poi, chiamando in gioco l’attitudine prospettica degli esseri umani nell’interagire utilmente con simili entità.

Chi scrive è, naturalmente, impegnato, come molti altri studiosi, sul tema e non ritiene che sia opportuno immaginare forme contemporanee di luddismo, ma è evidente a chi voglia avere contezza del fenomeno che non si tratti solo di produrre in tempi più rapidi e con meno apporto di capitale umano un documento (un atto amministrativo, un’offerta, un computo metrico, uno stato di avanzamento dei lavori, e così via) né di dare una struttura a testi espressi in linguaggio naturale ovvero di riconoscere specifici contenuti nelle immagini.

Se, infatti, sinora si è affermato che i dispositivi avrebbero supportato l’operatore umano, sostituendolo nelle attività più tediose e ripetitive, richiedendo a questi un’azione conclusiva di controllo su esiti non sempre spiegabili quanto a procedure di generazione, è palese che espressioni come Intelligenza Artificiale Generale, Super Intelligenza, Advanced Machine Intelligence, Conoscenza del Mondo, non solo facciano risalire dal dato all’informazione e alla conoscenza, ma, addirittura, al sapere.

Per il settore, lo scenario che si prospetta in questi casi non è più quello accennato, ma quello di un confronto e di un dialogo con entità altre: a prescindere dalla nozione di intelligenza e di come la studino le scienze cognitive.

In particolare, di là dell’enorme quantità di dati e di informazioni di natura testuale e visiva che le soluzioni tecnologiche oggi detengano e della loro capacità computazionale elevata, la fuoriuscita da parte di esse dall’universo, per così dire, teorico e letterario, sia pure già in interazione in tempo reale con altre fonti, al mondo della vista, della tattilità, dell’olfatto e, soprattutto, dei comportamenti umani, segna una soglia non banale su cui indagare.

Ha davvero senso continuare, per le professioni e per le imprenditorialità, a salutare acriticamente questo inquietante fenomeno o sarebbe auspicabile sviluppare un pensiero meno superficiale?

Del resto, già attualmente si intravedono, così come per gli autoveicoli «sapienti», applicativi di modellazione informativa in grado di operare seguendo le indicazioni che i professionisti del settore possano fornire conversazionalmente attraverso i Modelli Linguistici di Grandi Dimensioni, ma è chiaro che l’orchestrazione di più Agenti di Intelligenza Artificiale a breve consentirà un processo decisionale semi autonomo nella progettazione.

Analogamente, anche in virtù della scarsità prospettica della manodopera nel settore, non è impossibile immaginare nel medio termine cantieri popolati da automi e da soluzioni industrializzate (anche nella riqualificazione o nel recupero) che agiscano in maniera semi autonoma con Agentic AI e con World Model.

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