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Ri-Efficienza Energetica: innesti sul costruito di sistemi consapevoli

Nei contesti urbani densi, gli innesti “parassiti” – volumi aggiunti o strutture simbiotiche a edifici esistenti – possono diventare strumenti potenti di riqualificazione energetica, sociale e spaziale. L’articolo chiarisce come integrare questi sistemi per migliorare prestazioni energetiche e qualità dell’abitare, collegandoli a Renovation Wave, Direttiva Case Green e comunità energetiche rinnovabili, e mostrando le implicazioni progettuali, strutturali, impiantistiche e digitali (BIM/digital twin) per i tecnici.

Nuove forme di stratificazione sociale, di precarietà economica e di coscienza tecnologica indirizzano, con sguardi differenti e puntuali, ad un intervento di valorizzazione del patrimonio edilizio esistente e ad un rapporto necessariamente consapevole e sensibile con il territorio metropolitano e con il paesaggio. Il contributo culturale delle ricerche degli ultimi anni è stato avviato sia da parte delle amministrazioni ed istituzioni pubbliche, nazionali ed internazionali, sia da parte delle iniziative private, fondazioni, università, associazioni e collettivi (Enablers).

Gli intenti comuni sono di sensibilizzazione sui temi legati alla conoscenza e mappatura del territorio e dei suoi manufatti in abbandono o che hanno perso il loro significato originario, di valorizzazione capillare del tessuto urbano e del suo aggiornamento in termini prestazionali, energetici, funzionali ed identitari.

Sempre più imprescindibile è ormai un dialogo tra engineering e architettura che sostanzi, in un'unica visione, adeguamenti strutturali, performance energetiche, comfort e benessere della città per una ridefinizione dei contenuti progettuali architettonici che si manifesti attraverso un nuovo linguaggio figurativo e compositivo in grado di rispecchiare con efficacia e flessibilità il mutamento complessivo del sociale.

Si proiettano scenari futuri per un progetto multidisciplinare della città, del paesaggio, attraverso strategie dirette e puntuali fatte di innesti (retrofit), di interventi di tecnologia simbiotica (parassitaria o mutualistica?), che, con attenzione mirata, siano in grado di riattivare e ridefinire, insieme ad un processo di ottimizzazione energetica ed a rendimenti consapevoli, nuove e controllate dinamiche urbane.

 

I modelli e le modalità di intervento

La crisi dei modelli economici, la complessificazione socio-culturale, il mutamento del comportamento riferito alla domanda, il sovraffollamento multimediale, la richiesta allarmata di consapevolezza lanciata sui temi energetici degli ultimi 10 anni hanno determinato un preponderante impulso verso la ricerca di nuove strategie di prefigurazione progettuale, nuove forme di intervento nella città attraverso nuovi strumenti e nuove competenze in grado di fornire rinnovati impulsi al paesaggio urbano e rispondere in modo puntuale, ed economicamente più pertinente, alle diversificate emergenti richieste.

A livello europeo, la Renovation Wave, uno dei pilastri operativi del Green Deal, ha fissato l’obiettivo di raddoppiare il tasso di riqualificazione energetica entro il 2030, collegando esplicitamente il tema della prestazione edilizia alla povertà energetica, alla salute e alla qualità dell’abitare, e consolidando il ruolo del patrimonio esistente come principale campo di azione delle politiche climatiche.

L’attenzione crescente alle energie rinnovabili, alla sostenibilità ambientale, alla bioedilizia, alle strategie di ottimizzazione prestazionali, al benessere ed alla sicurezza ha fortemente influenzato e modificato le discipline legate alla progettazione architettonica indirizzando con sempre maggior chiarezza ad una multidisciplinarità programmata.

Nuove identità a riscontro e rispetto dei nuovi programmi ed obiettivi di governo dei territori sia puntuali sia a vasta scala tracciati dagli amministratori pubblici indirizzano verso un cambio radicale del panorama progettuale europeo.
La città è costretta ad aprire gli occhi su se stessa ed ad individuare nuove strategie di riuso, per costruire sul costruito, per bandire l’ingiustificato consumo di suolo, per sostituirsi a se stessa migliorata, riconfigurarsi in un approccio critico e dialettico nei confronti delle risorse del territorio.

Esempi sensibili di intervento sul patrimonio possono essere rintracciati nelle modalità di innesto delle architetture simbiotiche (o parassite); corpi estranei al manufatto che, perseguendo una metafora biologica e conservando una propria identità rispetto all’organismo originario, hanno la capacità di rigenerarlo, sia dal punto di vista architettonico che energetico, e di divenirne parte integrante. L’incursione del parassita, oltre che un possibile modello di sviluppo della città basato sull’implementazione dell’esistente, rappresenta un atto di rivitalizzazione di ambiti e architetture che appunto nel corso della storia hanno perso l’originario significato o si trovano in stato di abbandono.

 

S(ch)austalll/ progetto: FNP Architekten/2004
Figura 1. S(ch)austalll/ progetto: FNP Architekten/2004 (FNP Architekten/2004)

Un esempio è S(ch)austalll, progetto del 2004 (Figura 1) dello studio tedesco FNP Architekten; ideato per il recupero di un ex-stalla in rovina del 1780; i progettisti decidono di non restaurare interamente il corpo dell’edificio, ma di costruire un secondo volume da inserire nel preesistente. L’interazione tra un edificio-parassita e un edificio-ospite si rivela efficace per entrambe le parti, poiché l’immissione del nuovo corpo consente un adeguamento funzionale e prestazionale dell’edificio per l’utilizzo dello stesso come luogo per esposizioni d’arte.

Un altro caso è “Wohlfart-Laymann House (Figura 2), progetto del 2005 dello studio Meixner Schluter Wendt. In questo caso gli architetti vengono chiamati per intervenire su un cottage di campagna costruito nel 1930 nei pressi di Francoforte; la scelta tra demolire e ricostruire o ampliare e ristrutturare si indirizza verso una terza soluzione, anche in questo caso dettata da una scarsa disponibilità economica, che si pone l’obiettivo di interpretare l’esistente tramite l’introduzione di un nuovo volume.

  

Wohlfart-Laymann House/ progetto: Meixner Schluter Wendt /2005.
Figura 2. Wohlfart-Laymann House/ progetto: Meixner Schluter Wendt /2005. (Meixner Schluter Wendt)

 

Se nel progetto “S(ch)austall” il parassita viene inserito all’interno dell’ospite, per la “Wohlfart-Laymann House” è l’ospite ad essere introiettato dal parassita: un edificio stereometrico incornicia, infatti, il vecchio cottage e, seppur lasciando riconoscibile la preesistenza, sottolineata ad un’intera parete vetrata, articola la sua spazialità, giocando con le relazioni invertite esterno-interno.

Un esempio tra i più significativi ed illustrati è quello dell’ex convento di Sant Francesc (Figura 3) nella cittadina catalana di Santpedor; costruito nel XVIII° secolo dai francescani. Il progressivo stato di deterioramento a seguito di un drammatico saccheggio subito nel 1835 ha costretto la demolizione del palazzo nel 2000.

 

Committenza: Città di Santpedor / ex convento di Sant Francesc/progetto: David Closes / 2006
Figura 3. Committenza: Città di Santpedor / ex convento di Sant Francesc/progetto: David Closes / 2006. (Fotografie: Jordi Surroca)

 

Solo la chiesa sconsacrata viene risparmiata dalle demolizioni anche se completamente in rovina. Nel 2003 l’amministrazione comunale decide di intervenire sull’immobile e viene finanziato il progetto per convertire l’ex chiesa in un auditorium ed un centro culturale polifunzionale. L'intervento, a firma dell’architetto David Closes, ha consolidato la chiesa senza eliminare il processo di deterioramento e collasso che l'edificio aveva subito.

Il progetto mantiene inalterate le dimensioni dello spazio interno della chiesa e, anche, gli insoliti tagli di luce naturale prodotti dal tetto parzialmente crollato.

I nuovi volumi programmatici inseriti (come accessi verticali o nuovi apparati tecnologici) vengono localizzati in parte al di fuori della ex-chiesa, con l'obiettivo di preservare l'unità interiore dello spazio della navata. Inoltre, le nuove scale e rampe forniscono un percorso circolare interno che consente di vivere scorci inusuali attraverso l'edificio.

L’atteggiamento progettuale sia a livello strutturale, energetico e figurativo è quello di leggere la stratificazione storica e di palesare i nuovi corpi che si innestano nel vecchio manufatto con determinatezza e manifestando il nuovo ruolo funzionale, prestazionale del complesso. La ristrutturazione effettuata permette di leggere le ferite storiche e gli importanti valori spaziali dell'edificio senza rinunciare all'uso di un linguaggio riconoscibile in un prezioso rapporto dicotomico di opposizioni. 

 

Il rinnovamento energetico e prestazionale

Strutture “parassite” in architettura non ha, dunque, una accezione negativa in quanto indica solitamente organismi edilizi correlati a edifici esistenti che apportano nuovi significati e funzionalità.

Un esempio di questo tipo di edificio è la Rucksack House di Stefan Eberstadt, (2004) (Figura 4), realizzata a Liepzig, Colonia, in cui uno spazio vuoto e illuminato utilizzabile rispetto alle necessità delle utenze implementa la qualità abitativa dell’edificio esistente. L’organismo “parassita” è appeso alla struttura ospitante creando una nuova immagine complessiva e riprendendo concetti di autocostruzione e rifunzionalizzazione anarchica.

Rispetto all’importanza che ha iniziato a rivestire il tema energetico negli ultimi dieci anni con la relativa normazione (dal D.Lgs. 192 in attuazione della direttiva 2002/91/CE del 20052, fino alle più recenti revisioni della direttiva europea sulla prestazione energetica degli edifici - oggi riformulata come Direttiva (UE) 2024/1275 - che introduce il paradigma degli edifici a emissioni zero e rafforza gli strumenti per la riqualificazione profonda del patrimonio esistente). Vediamo come gli organismi parassiti possano assurgere anche ad un ruolo di elementi di riqualificazione energetica declinabile rispetto diversi approcci che implicano obiettivi e risultati differenti.

In questo quadro aggiornato, l’attenzione si sposta progressivamente dalla sola energia operativa al bilancio di whole-life carbon: l’innesto parassita diventa strumento per prolungare la vita utile degli edifici, riducendo il carbonio incorporato connesso a demolizione e nuova costruzione e trasformandosi in dispositivo di rigenerazione circolare del costruito.

Un esempio di questa tipologia di intervento è la “casa parassita” di Varese costruita da BLM Domus a Lissago (2014) (Figura 4). Tale edificio è abbinato a una residenza esistente e costituisce uno spazio aggiuntivo realizzato sui principi della bioedilizia, del risparmio energetico.

L’organismo parassita si distingue dall’ospite sia in termini di forma che di spazio, ma rimane ad esso legato da uno stato di necessità, come la condivisione degli impianti.

 

Esempio di edifici parassiti, dall’idea di un nuovo significato spaziale (2004) a quella di un attributo energetico dell’edificio addossato e “parassita” (2014).
Figura 4 – Esempio di edifici parassiti, dall’idea di un nuovo significato spaziale (2004) a quella di un attributo energetico dell’edificio addossato e “parassita” (2014). (BLM Domus)

 

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