Legge sull’Architettura: qualità progettuale o rischio marginalizzazione dell’ingegneria nelle opere pubbliche?
L’Ing. Massimo Cerri, Presidente dell’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Roma, ha espresso alcune riserve in merito alla proposta di legge n. 1112 sull’architettura. In particolare, ha evidenziato la necessità di preservare un approccio multidisciplinare nei progetti pubblici, sottolineando il valore delle competenze ingegneristiche in termini di esperienza professionale, sicurezza strutturale e sostenibilità. Secondo Cerri, il contributo dell’ingegneria rimane fondamentale per la realizzazione di opere pubbliche efficienti, sicure e durature.
"Proposta di legge sull’architettura: il contributo dell’ingegneria resta fondamentale"
La proposta di legge n. 1112, conosciuta anche come "Legge sull'architettura" punta a migliorare la qualità architettonica dello spazio pubblico, ma rischia di marginalizzare l’ingegneria strutturale, ambientale e impiantistica.
L’ Ing. Massimo Cerri – Presidente dell’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Roma solleva punti fondamentali del dibattito tecnico-normativo: la centralità dell’architettura a scapito dell’ingegneria, il ruolo dei concorsi, la valutazione dei curricula, il coinvolgimento dei giovani, la composizione delle commissioni, e la mancata attenzione a sicurezza, sostenibilità e normativa tecnica.

Leggi l'intervista fatta dalla redazione di Ingenio, che offre un punto di vista critico da parte dell’Ordine degli Ingegneri di Roma.
Legge sull’Architettura: il rischio di marginalizzazione degli ingegneri secondo l’Ordine di Roma
Presidente, in prima battuta come valuta la proposta di legge n. 1112, definita "Legge sull’architettura"?
Ing. Massimo Cerri
La proposta di legge n. 1112 nasce certamente con un intento positivo: promuovere la qualità architettonica degli spazi pubblici e contribuire alla rigenerazione del paesaggio urbano attraverso una progettazione più attenta e consapevole.
Tuttavia, nella sua formulazione attuale, presenta diversi profili critici che rischiano di comprometterne gli obiettivi.
Il punto centrale è che questa legge attribuisce in modo esclusivo la centralità del progetto alla figura dell’architetto, anche in opere ad alta complessità ingegneristica. Questo comporta un concreto rischio di marginalizzazione delle competenze ingegneristiche, che invece sono essenziali per garantire stabilità strutturale, durabilità, sicurezza, efficienza energetica, sostenibilità ambientale e compatibilità impiantistica delle opere.
Come Ordine degli Ingegneri della Provincia di Roma stiamo raccogliendo le osservazioni della categoria proprio per promuovere un dialogo costruttivo. Riteniamo che il futuro della progettazione pubblica debba fondarsi sulla cooperazione tra discipline, non sull’esclusione. La qualità del progetto nasce dall’integrazione delle competenze, non dalla loro separazione.
Nuovo Codice Appalti e concorsi di architettura: l’efficienza è davvero garantita?
La legge propone di selezionare i progetti pubblici solo tramite concorsi di architettura, escludendo altre modalità di affidamento. Cosa ne pensa?
Ing. Massimo Cerri
Imporre l’obbligo generalizzato del concorso di architettura per ogni tipologia di opera pubblica – senza distinzione tra edificio e infrastruttura, tra dimensioni artistiche e tecniche – rappresenta una scelta che appare, da un lato, anacronistica, e dall’altro, fortemente limitante.
Il nuovo Codice dei Contratti Pubblici (D.Lgs. 36/2023) ha introdotto una pluralità di strumenti di affidamento, valorizzando criteri di efficienza, economicità e qualità tecnica.
Uniformare i procedimenti, eliminando margini di discrezionalità per le stazioni appaltanti, significa svuotare strumenti normativamente riconosciuti e spesso più adeguati per determinate categorie di opere, in particolare quelle di tipo infrastrutturale, tecnologico e impiantistico.
I concorsi di architettura possono essere un valido strumento per opere di carattere simbolico, rappresentativo o culturale, ma non sono adatti a ogni contesto. Imporli in maniera esclusiva rischia di allungare i tempi, aumentare i costi e ridurre l’efficienza operativa, senza garantire un miglioramento oggettivo della qualità delle soluzioni esecutive.
Curricula e appalti pubblici: la proposta di legge ignora la capacità tecnica dei progettisti
La legge entra nel merito anche sul tema della valutazione dei curricula dei professionisti. Qual è la vostra posizione?
Ing. Massimo Cerri
La scelta di escludere l’esperienza pregressa dei progettisti dalla valutazione dei concorrenti è, a nostro avviso, profondamente errata. L’esperienza rappresenta un valore, non un ostacolo. Il nuovo Codice degli Appalti, negli artt. 100 e 102, afferma chiaramente che la capacità tecnica e l’affidabilità documentata sono criteri fondamentali per l’attribuzione degli incarichi.
Cancellare questo principio – come fa la proposta di legge – significa annullare la possibilità di valorizzare chi ha già dimostrato di saper progettare opere complesse e sostenibili. Si rischia così di affidare incarichi rilevanti a soggetti non sufficientemente strutturati, con tutte le conseguenze del caso in termini di sicurezza, rispetto delle normative e qualità progettuale.
La sfida non è eliminare il criterio dell’esperienza, ma affiancarlo a strumenti che consentano un accesso più graduale, guidato e formativo anche alle nuove generazioni.
Ing.Cerri “Servono percorsi strutturati per i giovani tecnici, non scorciatoie”
Nel testo viene trattato il problema dei giovani, con alcune proposte: cosa ne pensate? Avete integrazioni da proporre?
Ing. Massimo Cerri
Riteniamo molto positivo che il tema dell’accesso dei giovani alla professione sia finalmente al centro del dibattito normativo. Tuttavia, le soluzioni prospettate nella proposta di legge appaiono parziali e non strutturate. Introdurre quote riservate nei concorsi o misure generiche di agevolazione può sembrare inclusivo, ma rischia di essere solo un’operazione di facciata.
Occorre invece costruire un vero percorso di accompagnamento: affiancamento a studi strutturati, tutoraggio con professionisti senior, valorizzazione della multidisciplinarità, incentivi alla formazione specialistica, e soprattutto l’inserimento progressivo in progetti complessi. È da questo tipo di esperienze che si formano professionisti capaci, non da “scorciatoie” normative.
Commissioni giudicatrici nei concorsi: devono essere multidisciplinari per opere complesse
Approfondiamo il tema delle commissioni giudicatrici. Quali considerazioni e proposte avete su questo punto?
Ing. Massimo Cerri
La composizione delle commissioni giudicatrici è un elemento cruciale per la credibilità, l’equita e l’efficacia dell’intero processo di selezione. Il nuovo Codice dei Contratti stabilisce che i commissari debbano possedere competenze coerenti con la tipologia dell’opera da valutare.
La proposta di legge, invece, introduce un’impostazione rigida e sbilanciata: prevede la presidenza obbligatoria di un architetto, indipendentemente dalla natura tecnica o infrastrutturale dell’opera. In questo modo esclude, di fatto, la figura dell’ingegnere anche in opere strutturali, idrauliche, viarie o impiantistiche, nelle quali il contributo ingegneristico è non solo utile, ma imprescindibile.
Serve garantire una composizione multidisciplinare, proporzionata alla natura dell’intervento. Solo così si potrà garantire una valutazione realmente competente, capace di premiare i progetti migliori sotto tutti i profili, non solo quelli estetici.
Sicurezza nei progetti pubblici: la proposta di legge dimentica resilienza, impianti ed efficienza
Sul tema della sicurezza, quali aspetti questa norma dovrebbe contenere che ad oggi non sono considerati?
Ing. Massimo Cerri
Uno degli elementi più annosi della proposta è l’assenza di un riferimento chiaro e strutturale a requisiti tecnici fondamentali come la resilienza sismica, la manutenibilità, la compatibilità impiantistica, l’efficienza energetica e la sostenibilità ambientale.
Un progetto pubblico non può prescindere da questi aspetti. Non basta un’idea creativa: serve che quella proposta sia anche realizzabile, conforme alle normative, sicura nel tempo, adattabile alle condizioni ambientali e climatiche, e gestibile dal punto di vista economico e manutentivo.
La qualità architettonica è una componente importante, ma non può assorbire da sola la totalità del giudizio progettuale.
Cerri: “La legge sull’architettura penalizza l’ingegneria e ignora l’interdisciplinarità”
Ritiene che questa legge, così come formulata, sia equilibrata nell’attribuzione dei ruoli alle diverse discipline e professioni tecniche?
Ing. Massimo Cerri
Purtroppo no. La proposta di legge manifesta un evidente squilibrio a favore di una visione artistico-architettonica della progettazione pubblica, trascurando o subordinando tutte le altre componenti tecniche. In particolare, riduce drasticamente il ruolo dell’ingegneria nei processi decisionali e progettuali, assegnando un protagonismo esclusivo alla figura dell’architetto.
Mi permetto di definire questo approccio miope. La complessità delle sfide contemporanee – dalla rigenerazione urbana alla transizione energetica, dalla sicurezza strutturale alla digitalizzazione del costruito – richiede una piena integrazione tra discipline. Il progetto pubblico deve restare un terreno di collaborazione e di dialogo, non di contrapposizione.
È necessario costruire un nuovo patto tra le professioni tecniche, nel rispetto delle competenze di ciascuna e nell’interesse della collettività. L’obiettivo non è difendere spazi corporativi, ma garantire ai cittadini opere pubbliche belle, sicure, sostenibili e funzionali.
Rigenerazione urbana e qualità tecnica: ingegneri a lavoro per una proposta normativa inclusiva
Il Consiglio Nazionale degli Ingegneri ha coinvolto gli Ordini per arrivare a una proposta condivisa? E se sì, quali sono le considerazioni finali?
Ing. Massimo Cerri
Al momento, il Consiglio Nazionale degli Ingegneri non ha ancora avviato un confronto formale con gli Ordini territoriali in merito alla proposta di legge n. 1112. Tuttavia, riteniamo che proprio da questo passaggio possa prendere avvio un percorso di riflessione condiviso, capace di restituire equilibrio, coerenza normativa e visione multidisciplinare al testo oggi in discussione.
L’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Roma, forte della partecipazione attiva dei suoi oltre 25.000 iscritti, si fa promotore di un’iniziativa unitaria e costruttiva che coinvolga il Consiglio Nazionale e tutti gli Ordini territoriali. L’obiettivo è giungere a una proposta realmente rappresentativa delle istanze dell’ingegneria italiana, nel rispetto dei principi fissati dal nuovo Codice dei Contratti Pubblici e nell’interesse generale del Paese.
Siamo convinti che la qualità della progettazione pubblica non possa nascere da logiche di esclusione. Solo un sistema progettuale aperto, pluralista e trasparente potrà affrontare con successo le sfide della rigenerazione urbana, della transizione ecologica e della sicurezza delle infrastrutture.
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