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Ponti termici nel DM Requisiti Minimi 2025: quando un nodo fa saltare la verifica energetica

Il DM 28 ottobre 2025 introduce per le ristrutturazioni importanti di secondo livello la verifica della trasmittanza media comprensiva dei ponti termici: non basta più rispettare il limite della sezione corrente se i nodi costruttivi - balconi, serramenti, pilastri, attacchi a terra - compromettono la prestazione reale dell'involucro.

Per oltre dieci anni il DM 26 giugno 2015 è stata la linea di riferimento della progettazione energetica in Italia. Con il DM 28 ottobre 2025 - pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 5 dicembre 2025 e operativo dal 3 giugno 2026 - quel quadro viene aggiornato (non sostituito), e uno dei nodi che cambia di più è proprio il ponte termico. Non si tratta solo di una nuova definizione: cambia il peso concreto del nodo costruttivo nella verifica della porzione di involucro oggetto di intervento. Balconi, serramenti, pilastri, coperture, attacchi a terra e discontinuità dell’isolamento smettono di essere “dettagli” e diventano parametri progettuali misurabili, verificabili e documentabili.


DM 28 ottobre 2025: cos'è il nuovo Decreto Requisiti Minimi e cosa aggiorna rispetto al 2015

Il nuovo provvedimento aggiorna il DM 26 giugno 2015 recependo la Direttiva europea 2018/844 (EPBD). Un punto da chiarire subito, perché spesso genera confusione: il DM 28 ottobre 2025 non sostituisce il vecchio decreto, ma lo integra e aggiorna. In pratica conviviamo con un testo coordinato, in cui le novità si innestano sull’impianto consolidato del 2015.

Le modifiche toccano più fronti (ricarica dei veicoli elettrici, requisiti degli impianti, automazione e controllo (BACS), edificio di riferimento e quindi APE e Legge 10) ma il cuore tecnico, per chi progetta l’involucro, è il nuovo trattamento dei ponti termici.

Ponte termico: la nuova definizione secondo il DM 2025 e la UNI EN ISO 10211

Il decreto definisce il ponte termico come una zona dell’involucro caratterizzata da una dispersione termica dovuta a discontinuità costruttive, strutturali o geometriche e all’impiego di materiali con diversa conducibilità, in coerenza con la UNI EN ISO 10211.

La precisazione non è formale: porta il progettista a considerare il ponte termico non più come una correzione marginale, ma come una componente effettiva della prestazione dell’involucro.

La conseguenza pratica è netta. Una parete, una copertura o una porzione di involucro non disperdono calore solo attraverso la stratigrafia “tipo”: la prestazione reale dipende anche dai nodi, cioè da tutte le zone in cui la continuità dell’isolamento è interrotta o modificata dalla geometria, dagli elementi strutturali inglobati, dall’inserimento dei serramenti o dall’uso di materiali a diversa conducibilità.

Le tre verifiche dell'involucro nel DM 2025: Usc, U media e H'T per tipologia di intervento

La novità si recepisce meglio se si tiene a mente che il decreto articola la verifica dell’involucro su tre livelli, applicati in funzione del tipo di intervento:

  • Trasmittanza in sezione corrente (Usc): è il controllo sulla stratigrafia “pulita” dell’elemento, confrontata con il valore limite tabellare di zona climatica (Appendice B). I limiti coincidono con i valori più restrittivi già previsti dal 2021.
  • Trasmittanza media comprensiva dei ponti termici (U media): si applica alle ristrutturazioni importanti di secondo livello e sostituisce la verifica del coefficiente globale H’T. L’onere si sposta così sui singoli componenti e sui relativi nodi, con un approccio più dettagliato e, di fatto, più rigoroso.
  • Coefficiente globale di scambio termico (H’T): resta la verifica d’insieme per le nuove costruzioni e le ristrutturazioni importanti di primo livello.

Nella riqualificazione energetica “semplice” la verifica della trasmittanza si esegue sulla sola sezione corrente (Usc), escludendo i ponti termici dal confronto con i limiti. Inoltre, per gli interventi realizzati dall’interno o in intercapedine è ammesso un incremento fino al 30% rispetto ai valori limite di trasmittanza.

Il cambiamento, infine, non riguarda solo gli edifici oggetto di intervento: i ponti termici entrano ora anche nell’edificio di riferimento (la nuova Tabella 5-bis dell’Appendice A riporta le trasmittanze lineiche di riferimento, distinte per dimensioni interne ed esterne).

Prima il loro effetto era considerato in modo forfettario; oggi viene contabilizzato esplicitamente, con lunghezze pari a quelle dell’edificio reale. Questo incide direttamente su APE e Legge 10.

Per approfondire: INGENIO ha pubblicato un confronto tra DM 26 giugno 2015 e DM 28 ottobre 2025 nella compilazione della relazione tecnica ex Legge 10/91

Come si calcola la trasmittanza comprensiva dei ponti termici: formula, superfici e coefficienti lineici Ψ

Per la porzione di involucro interessata dall’intervento si sommano le dispersioni attraverso gli elementi superficiali e le dispersioni aggiuntive dovute ai ponti termici lineari.

In forma semplificata, la trasmittanza comprensiva dei ponti termici si può esprimere come:

U = ( Σ Aᵢ·Uᵢ + Σ Ψⱼ·Lⱼ ) / Σ Aᵢ

Il confronto non avviene più soltanto tra la trasmittanza della sezione corrente e il limite di zona, ma tra due valori omogenei: da un lato la trasmittanza di progetto comprensiva dei ponti termici effettivi, dall’altro la trasmittanza limite calcolata con i ponti termici di riferimento.

Un buon dettaglio costruttivo può tenere il valore complessivo entro il limite; un nodo penalizzante può comprometterlo anche partendo da una stratigrafia ottima.

I coefficienti lineici di riferimento (Ψ) non sono un valore unico: dipendono dalla posizione dell’isolante - esterno, interno o in intercapedine - e dalla zona climatica.

Le superfici (A) e le lunghezze (L) vanno misurate con riferimento alle superfici esterne lorde, coerentemente con il metodo di calcolo adottato. E la relazione tecnica deve esplicitare aree considerate, lunghezze dei ponti termici, coefficienti lineici utilizzati e criterio di determinazione, distinguendo valori di progetto e valori tabellari di riferimento.

Dal DM 2015 al DM 2025: come cambia la verifica energetica dell'involucro nelle ristrutturazioni

Nel quadro del DM 2015 la pratica progettuale era spesso concentrata sul rispetto della trasmittanza limite dell’elemento: si isolava una parete e si verificava la nuova stratigrafia; si sostituivano i serramenti e si controllava l’Uw; si coibentava una copertura e si confrontava l’U con il limite tabellare.

I ponti termici erano presenti nel calcolo energetico complessivo, ma nella verifica ordinaria dell’elemento riqualificato rischiavano di pesare poco, trattati come elementi secondari o assorbiti forfettariamente nell’edificio di riferimento.

PER APPROFONDIRE
DM 2025 e ristrutturazioni: perché molti interventi non saranno più conformi

Dalla verifica per elemento alla verifica per nodo: il cambio di approccio del nuovo decreto

Il DM 2025 rende invece evidente che la prestazione dell’intervento non può essere valutata correttamente senza le discontinuità.

Due pareti con la stessa stratigrafia e la stessa trasmittanza possono avere esiti molto diversi: una con cappotto continuo e nodi corretti, l’altra con balconi passanti, imbotti non isolati o cassonetti non trattati. Non è un semplice irrigidimento normativo, ma un cambio di prospettiva: il progetto energetico deve procedere insieme al progetto del dettaglio costruttivo.

Un esempio pratico: la parete accettata nel 2015 diventa critica nel 2025

Esempio numerico in zona climatica E: parete conforme in sezione corrente, non conforme con il ponte termico del balcone

Consideriamo l’isolamento di una parete verticale in zona climatica E, nell’ambito di una ristrutturazione importante di secondo livello. La superficie esterna lorda interessata è di 100 m² (A). Dopo l’intervento la parete, in sezione corrente, raggiunge una trasmittanza di progetto pari a 0,24 W/m²K (U).

Passo 1 - Verifica in sezione corrente (Usc)
Limite di zona E per le strutture opache verticali (Appendice B, valori dal 2021 confermati dal nuovo decreto):
Usc,lim = 0,28 W/m²K
Usc = 0,24 < 0,28 W/m²K → VERIFICATO

Passo 2 - Il nodo del balcone non corretto
Balcone passante senza taglio termico: ponte termico lineico di lunghezza 10 m (L) con coefficiente di progetto Ψ = 0,90 W/mK. La trasmittanza comprensiva del ponte termico diventa:
( Σ Aᵢ·Uᵢ   + Σ Ψⱼ·Lⱼ ) / Σ Aᵢ = U
(100 × 0,24 + 0,90 × 10) / 100 = 0,33 W/m²K

Passo 3 - Il limite comprensivo dei ponti termici di riferimento
Assumendo, a titolo illustrativo, un coefficiente lineico tabellare di riferimento Ψrif = 0,47 W/mK (il valore reale va letto in Appendice B in funzione della posizione dell’isolante), il limite diventa:
(100 × 0,28 + 0,47 × 10) / 100 = 0,327 W/m²K
0,33 > 0,327 W/m²K →   NON VERIFICATO

La parete, valutata nella sola sezione corrente, era perfettamente conforme. La stessa parete, valutata includendo il ponte termico del balcone, risulta invece sopra il limite. È esattamente il cambio di prospettiva introdotto dal decreto: non basta più “fare una buona parete” se il nodo peggiora la prestazione complessiva.

Se il balcone viene corretto (taglio termico, isolamento di intradosso ed estradosso, risvolto del cappotto) e il coefficiente scende, per ipotesi, a Ψ = 0,30 W/mK:

(100 × 0,24 + 0,30 × 10) / 100 = 0,27 W/m²K
0,27 < 0,327 W/m²K →   VERIFICATO

Stessa parete, stessa stratigrafia: a fare la differenza tra conforme e non conforme è solo la qualità del nodo. È la sintesi pratica dell’intero decreto.

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FAQ tecniche - Domande frequenti su ponti termici e Requisiti Minimi

Da quando si applica il nuovo decreto?

Il DM 28 ottobre 2025 è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 5 dicembre 2025 ed è operativo dal 3 giugno 2026. Aggiorna, senza sostituirlo, il DM 26 giugno 2015, che mantiene nome e ruolo.

Per quali interventi i ponti termici entrano nella verifica della trasmittanza?

Per le ristrutturazioni importanti di secondo livello la verifica si sposta dalla sola lettura globale dell’involucro verso una valutazione più puntuale dei componenti interessati e dei relativi ponti termici. Nella riqualificazione energetica semplice, invece, la verifica si esegue sulla sola sezione corrente (Usc), senza i ponti termici.

Come si calcola la trasmittanza “comprensiva dei ponti termici”?

È una media pesata sulle aree: U = (Σ A·U + Σ Ψ·L) / Σ A. Il valore di progetto (con i ponti termici reali) si confronta con un limite calcolato usando i coefficienti lineici di riferimento dell’Appendice B.

I coefficienti Ψ di riferimento sono un valore unico?

No. Dipendono dalla posizione dell’isolante (esterno, interno o in intercapedine) e dalla zona climatica. Vanno letti nelle tabelle dell’Appendice B (e nella Tabella 5-bis dell’Appendice A per l’edificio di riferimento).

Per gli interventi dall’interno o in intercapedine è prevista una tolleranza?

Sì. In ragione della maggiore difficoltà tecnica è ammesso un incremento fino al 30% rispetto ai valori limite di trasmittanza.

Va eseguita anche la verifica igrotermica?

Sì. Per le strutture opache verso l’esterno occorre verificare l’assenza di rischio di muffa e di condensazione interstiziale (metodo di Glaser, UNI EN ISO 13788), con particolare attenzione ai nodi.

Quando conviene il calcolo numerico secondo UNI EN ISO 10211?

Quando il nodo non è riconducibile agli schemi/abachi tabellari oppure è particolarmente critico: il calcolo agli elementi finiti è la strada più robusta e documentabile.

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