La Regione Sicilia, il PAESC e l'impreparazione dei Comuni

12/01/2020 2052

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SONO TANTI GLI INGEGNERI CHE CI SCRIVONO E CONTRIBUISCONO ALLA DIVULGAZIONE DI CONCETTI TECNICI E CONOSCENZE A MOLTI "SCONOSCIUTI".

INGENIO SICILIA APRE LORO LE PORTE, IN VIRTU' DI UNA COMUNICAZIONE BASATA SULLA "TECNICA" E A SERVIZIO DELL'INTERA CATEGORIA.

L'ING. GUIDO DONATO MOZER ENERGY MANAGER, ESPERTO IN GESTIONE DELL'ENERGIA HA TRASMESSO LA SEGUENTE NOTA ...

LA PIANIFICAZIONE ENERGETICA E L’ADATTAMENTO CLIMATICO NEI COMUNI, CRITICITÀ E SOLUZIONI

 Il Patto dei Sindaci rappresenta una opportunità rilevante e appassionante per gli Enti locali che intendano accelerare la riduzione delle emissioni climalteranti e adattare la propria politica energetica anche ai cambiamenti climatici.

Tantissimi Comuni della Sicilia vi avevano aderito negli scorsi anni spronati soprattutto da un beneficio economico messo in campo dalla Regione con il quale si “finanziava” la pianificazione energetica dei territori dei comuni, singolarmente o consorziati.

Nella nuova veste, il Patto dei Sindaci per l’Energia e il Clima prevede, oggi, una forte attenzione al cambiamento climatico e chiede agli enti firmatari uno sforzo maggiore che in termini quantitativi si traduce nella programmazione di interventi, da attuare sul piano territoriale, che determinino la riduzione delle emissioni di CO2 entro il 2030 del 40% minimo rispetto alla baseline calcolata per il 2011; e di azioni di adattamento ai cambiamenti climatici, capaci di fronteggiare le variazioni già in atto e rendere i territori maggiormente resilienti ai cambiamenti prospettati.

La Regione Siciliana con D.D.G. n. 908 del 26.10.2018 del Dip. Energia ha approvato il “programma di ripartizione delle risorse ai Comuni della Sicilia per la redazione del PAESC (Piano d’Azione per l’Energia Sostenibile ed il Clima)” prevedendo per gli stessi risorse predeterminate, dal Piano d’Azione e Coesione, utili alla conduzione di azioni di pianificazione energetica territoriale.

Il sistema vede, tuttavia, i Comuni attori di un processo per il quale, in grande numero, essi sono impreparati o privi delle competenze interne. Ben venga, a tal proposito, l’idea del Dipartimento regionale di interpretare la figura dell’energy manager comunale come unica interfaccia fra le Amministrazioni comunale e regionale nell’intero processo pianificatorio. Ciò non risolve, però, il problema della insufficiente agilità degli enti che, in larga parte, mai avevano nominato un energy manager e tendono a confondere questo ruolo con quello del redattore del PAESC; si ricorda, a tal proposito, che per il caso del PAES i comuni avevano incaricato soggetti esterni per la sola redazione del Piano ed erano rimasti privi dell’energy manager.

Dal punto di vista della capacità attuativa, pertanto, gli Enti si trovano aderenti alla strategia comune di riduzione delle emissioni, firmatari del Patto e con linee programmatiche ampie e sofisticate, ma senza una adeguata politica energetica e privi delle capacità operative efficaci e di una governance ottimale.

Tanto è stato sollevato dall’Autore in occasione del recente workshop tecnico sull’adattamento climatico organizzato dall’Ufficio Patto dei Sindaci e la Regione Siciliana, tenuto a Palermo, che aveva l’obiettivo di approfondire il tema per le aree più vulnerabili alle conseguenze del cambiamento climatico: le città e le isole; allo stesso tempo sono state anche rappresentate soluzioni e indicati esempi di gestione della pianificazione che tendono a instaurare il giusto rapporto fra le amministrazioni locali e gli stakeholders nell’intero processo di pianificazione, e che, nelle esperienze condotte, hanno mostrato buoni risultati.

In sede di approfondimento delle strategie di adattamento a cambiamenti climatici, inoltre l’Autore, come traccia per la programmazione, ha delineato la procedura che attinge dai più illustri riferimenti internazionali dell’IPCC e che, attraverso le mappature del PNACC, guida i soggetti incaricati all’implementazione di un attento processo di valutazione dei rischi e conseguente pianificazione. La fase di “valutazione dei rischi” legati al cambiamento climatico è, infatti, la più delicata e complessa, e passa dall’analisi compiuta dei parametri di vulnerabilità, sensitività, esposizione e capacità di adattamento del territorio nei suoi molteplici aspetti e secondo tutti i livelli di pericolosità individuabili.

Poste le basi di una corretta gestione operativa per tutto il processo e definiti i parametri di analisi del contesto, è possibile implementare il processo pianificatorio fondato sullo studio degli scenari di proiezione definiti dall’IPCC e l’elaborazione sapiente di un ventaglio di misure di adattamento tutte appropriate e attuabili e congruenti con le azioni di mitigazione individuate.

 

Ing. Guido DONATO MOZER

Energy Manager - Esperto in Gestione dell’Energia