Ordine Ingegneri e Collegio Geometri per un Piano Paesaggistico (ambito 9) da RIVEDERE e RIELABORARE

Redazione - Redazione 01/09/2018 2946

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L’Ordine degli Ingegneri di Messina unitamente al Collegio dei Geometri della Provincia di Messina, trascorso oltre un anno dall’adozione del Piano Paesaggistico dell’Ambito 9, intendono portare all’attenzione dell’opinione pubblica e delle istituzioni regionali competenti, tutte le criticità e contraddizioni di un provvedimento che si sta rivelando del tutto inadeguato alla grande sfida di rilancio e riconversione sostenibile di questo straordinario territorio.

A parte le ben enunciate e condivisibili linee strategiche riportate all’art. 2 delle “Norme di Attuazione”, questo provvedimento, istituito con D.D.A. n. 6682 del 29/12/16 (pubblicato sulla G.U.R.S. il 31/03/17) e ricadente nella Provincia di Messina “Area della catena settentrionale - Monti Peloritani”, non prevede, di fatto, alcuna risorsa per poter attuare tali disposizioni, né chiarisce chi, come e con quali responsabilità dovrebbe attivarsi per realizzare tali interventi.

Elaborato senza una sufficiente concertazione ed evidenza pubblica, nonché senza una adeguata lettura delle molteplici caratteristiche dei “paesaggi locali” che lo compongono, questo provvedimento sta dimostrandosi efficace solo nella parte che prevede nuove e più restrittive prescrizioni all’attività edilizia, spesso vaghe e scarsamente oggettive, le quali sono state poste al disopra dei piani regolatori comunali e di tutta la pregressa normativa nazionale e regionale tesa a regolare l’attività edilizia, urbanistica, le attività produttive e quant’altro sia comunque connesso al territorio.

Non si comprende chi, come e con quali risorse, dovrebbe attivarsi a riqualificare quelle porzioni di territorio di proprietà privata, soprattutto ove è stata disposta una radicale limitazione sia dell’attività edificatoria sia dell’uso del territorio, ossia delle iniziative intraprendibili, rispetto alle precedenti destinazioni d’uso e ai precedenti indici di fabbricazione ammissibili. Difatti, sembra del tutto illogico che all’interno delle zone con Livello di Tutela 2 e Livello di Tutela 3 (che includono la maggior parte del territorio d’ambito), non sia possibile attuare alcuna variante agli strumenti urbanistici, neanche quando questo possa permettere la riconversione di siti degradati senza alcuna alterazione della volumetria preesistente.

Quello che invece si comprende, nella disamina di questo Piano Paesaggistico, è l’imposizione di un regime vincolistico figlio di un approccio ideologico di tipo conservativo, regressista, più attento (ed efficace) a cristallizzare il territorio, attraverso uno strumento normativo estremamente rigido, burocratico e incapace di leggerne la complessità, impermeabile alle trasformazioni che hanno sempre caratterizzato questo territorio, nonché incapace di stimolarne in modo intelligente e condiviso una vera ed attuabile riconversione ecologica.

A ciò si aggiunge, da parte della Soprintendenza di Messina, una linea interpretativa particolarmente rigida e discrezionale, senza purtuttavia fornire ai tecnici linee guida oggettive a cui potersi riferire e lasciando gli stessi nella più totale incertezza, la quale ormai troppo frequentemente si traduce i dinieghi alquanto dubbi e discutibili, nonché in numerosi ricorsi e contenziosi.

Noi non crediamo che questo sia il modo giusto di tutelare e valorizzare il meraviglioso territorio della Provincia di Messina, caratterizzato da paesaggi e contesti naturalistici estremamente affascinanti e variegati, dove poco, pochissimo o quasi niente è stato fatto per: contrastare efficacemente gli incendi estivi; bonificare le discariche abusive; mantenere il territorio pulito e sotto controllo; rimuovere i fattori di inquinamento ambientale; rendere efficiente ed ecologico il ciclo dei rifiuti; intervenire contro il dissesto idrogeologico; recuperare e riqualificare il patrimonio pubblico e privato; raccogliere le sfide tecnologiche del futuro; realizzare le necessarie infrastrutture che possono migliorare la mobilità; l’uso razionale delle risorse idriche; il risparmio energetico; l’impiego di energie rinnovabili; la difesa del suolo e dei ricettori idrici; la tutela del mare; la tutela della fauna e della flora, ecc., ecc.

Noi crediamo che per poter davvero tutelare e valorizzare questo territorio sarebbe necessario AGIRE con “piani di intervento regionali”, che abbiano adeguate dotazioni finanziarie e in cui siano chiaramente definite responsabilità ed obiettivi degli Enti ad essi demandati. Contestualmente, andrebbero stimolati e sostenuti gli investimenti privati che possano contribuire in modo sinergico al rilancio e allo sviluppo ecosostenibile di questo territorio.

E tutto ciò dovrebbe avvenire all’interno di una cornice di trasparenza, efficienza, certezza delle procedure e semplicità burocratica, di collaborazione tra soggetti pubblici e privati, di supporto da parte dei pubblici uffici competenti, anziché rispetto alle “insostenibili” condizioni e al “caos” attuali.

L’inveterata disputa tra conservazione e trasformazione, oggetto di dibattito nelle maggiori e più importanti città italiane, interessa sicuramente anche la città di Taormina.

Non considerare il fenomeno è come se la città, la politica e gli stessi addetti ai lavori avessero finto di dimenticare che l’unico modo di assicurare continuità agli organismi urbani è stato, e sarà sempre, quello di trasformarli con progetti di qualità.

Anche le menti più conservazioniste, e lungi da noi fare una differenziazione tra destra e sinistra, nel tempo sono state capaci di assorbire, metabolizzare e tradurre in opportunità il concetto di trasformazione.

Con il che, una volta assunto il credo della modernizzazione come valore in sé, non resta di che preoccuparsi giacché la città si è sempre trasformata.

Così è sempre avvenuto e così sempre avverrà!!

E proprio per questa ultima affermazione riteniamo giusto privilegiare le trasformazioni che abbiano una base culturale senza lasciare liberi arbitri agli abusi edilizi (intesi da sempre, ahimè, come abusi di necessità) in cui la spontaneità e la completa inesistenza di basi culturali, necessarie in un processo di sviluppo e trasformazione, dilagano da oltre un trentennio nelle nostre città.

La riqualificazione delle zone marginali della città dovrà essere attuata con importanti azioni sicuramente non tanto clamorose, ma certamente necessarie.

Diverso è il recupero dei centri storici che, in tutte le città, intendiamo individuare in quella parte racchiusa dalla cinta muraria. Il centro storico, infatti, a nostro modo di vedere, non è una parte della città, è una città che deve essere salvaguardata, restaurata, conservata.

Fatta questa lunga premessa, non possono sfuggire a chi è addetto ai lavori, particolari stranezze, illogicità, discrezionalità, criticità e contraddittorietà di questo provvedimento, di cui se ne citano solo alcune:

  • Sembra del tutto illogico, per esempio, che la parte del centro storico di Taormina in cui sorge l'Hotel San Domenico, nonché Porta Catania, il Palazzo Duchi di Santo Stefano, il Duomo e la zona della Rocca, siano meno tutelati rispetto ad altri siti periferici, come per esempio la frazione di Trappitello, che sicuramente non possiede il pregio paesaggistico delle pendici della rinomata “Perla dello Jonio”.
  • Nelle aree con Livello di Tutela 2 e con Livello di Tutela 3, che includono gran parte del territorio assoggettato al provvedimento, sono vietate le varianti agli strumenti urbanistici comunali ivi compresa la realizzazione di insediamenti produttivi  previste dagli artt.35 l.r. 30/97, 89 l.r. 06/01 e s.m.i e 25 l.r. 22/96 e s.m.i., in modo del tutto generalizzato ed estremamente rigido, nonché a discapito di quei soggetti pubblici e privati detentori di immobili la cui destinazione urbanistica resterà bloccata e improduttiva.
  • Nelle aree con Livello di Tutela 3 è preclusa qualsiasi nuova edificazione. Inoltre, nelle aree con Livello di Tutela 3, non sono inoltre ammissibili, tra l'altro, eventuali interventi che modifichino "sagoma, perimetri ed altezze rispetto alla precedente conformazione edilizia..." e "sono altresì preclusi l'aumento della superficie utile e il trasferimento di volumetria all'interno delle aree dello stesso livello di tutela", senza alcuna distinzione tra edifici di pregio e non. I vincoli sono quindi applicati in modo indiscriminato e non tengono conto delle problematiche specifiche presenti su scala comunale. Si pone inoltre un serio problema per chi volesse riedificare fabbricati degradati, per raggiungere migliori standard di sicurezza sismica, abbattimento barriere architettoniche, efficienza energetica, ecc., dato che dovrà sottostare a tutte le succitate limitazioni.
  • Nelle cosiddette “Aree di Recupero”, che comprendono parti importantissime del territorio, fino a che i Comuni non redigeranno dei piani di recupero, ossia dei piani particolareggiati, non sarà possibile realizzare nuove costruzioni, nonché varianti agli strumenti urbanistici. Ciò significa di fatto bloccare queste zone per un tempo indefinito (o sarebbe meglio dire infinito), dato che allo stato attuale gran parte dei Comuni non sono in grado di predisporre queste pianificazioni.
  • Questo provvedimento è entrato in vigore senza un regime transitorio, per cui ha determinato il blocco di investimenti in corso di definizione, per i quali imprenditori hanno già effettuato ingenti investimenti legati ad acquisizioni, studi, progettazioni e altri costi necessari per gli iter autorizzativi propedeutici all'avvio dei lavori. Tutto ciò ha prodotto numerosi ricorsi al TAR e il blocco indefinito dei relativi investimenti.
  • La prevalenza del provvedimento sui piani regolatori comunali, unitamente all’impossibilità di esercitare il controllo previsionale dei propri territori, per esempio attraverso varianti agli strumenti urbanistici, hanno comportato numerosi ricorsi al TAR e al CGA, a comprova di una insufficiente concertazione nelle fasi preliminari all’adozione.
  • Questo provvedimento non tiene conto delle esigenze del comparto turistico, più importante motore della economia provinciale, il quale necessita costantemente di poter innovare le strutture alberghiere in base ai nuovi standard richiesti dalla clientela e dal mercato turistico internazionale, in continua evoluzione.
  • Questo provvedimento non tiene conto dei diritti acquisiti da parte di soggetti privati proprietari di terreni e fabbricati, le cui destinazioni d'uso urbanistiche previste nel P.R.G. dovranno sottostare ai nuovi vincoli, nè che questi soggetti hanno sostenuto costi di acquisto e tassazioni correlate a destinazioni urbanistiche che in alcune zone di tutela perdono qualsiasi efficacia.
  • Questo provvedimento non tiene conto che quasi tutto il territorio vincolato è costituito da proprietà private, i cui legittimi proprietari o aventi titolo sono motivati ad intervenire solo in base a criteri di economicità. Per cui, in base a tutte queste imposizioni e limitazioni si correrà il rischio di un maggiore abbandono e incuria di immobili già degradati, per la mancanza dei presupposti economici.
  • Le perimetrazioni delle varie aree e dei paesaggi locali sono state definite su grande scala, ponendo ulteriori problemi a immobili che si trovano sulle linee di confine tra regimi normativi diversi. Attraverso il portale regionale (nonché nelle “Tavole di Piano” addirittura a scala 1:25.000) non è difatti possibile individuare con adeguata precisione i confini delle aree di tutela e dei paesaggi locali. Questo strumento risulta quindi inutilizzabile in porzioni vaste del territorio, ove non sia pienamente distinguibile la perimetrazione delle aree di tutela.
  • Questo provvedimento, che sovrasta i piani regolatori Comunali, limita la possibilità di pianificare anche opere di pubblica utilità in quelle aree ove il provvedimento pone vincoli specifici, ossia in gran parte del territorio provinciale, senza tenere conto delle carenze infrastrutturali e delle arretratezze che lo caratterizzano.
  • L’adozione del Piano Paesaggistico risale al 2009, poi dopo 7 anni, senza alcuna forma di pubblicità, con sole 3 riunioni della Commissione speciale “Osservatorio regionale per la qualità del paesaggio” svoltesi a breve distanza alla fine del 2016, si è sottoposto il nuovo atto alla firma dell’Assessore Regionale in data 29 dicembre 2016 (“tra Natale e Capodanno”).
  • La Regione Sicilia dopo 15 anni aveva recepito il DPR 380/2001 con L.R. 16/2016, adeguandosi alla normativa nazionale che nel tempo ha introdotto elementi di maggiore semplificazione procedurale e di maggiore autonomia dei Comuni. Il Piano Paesaggistico dell’Ambito 9 non tiene conto di tale evoluzione normativa e pone nuove prescrizioni in palese contraddizione con l’evoluzione normativa vigente, per esempio per quanto riguarda il concetto di sagoma edilizia e le modalità di intervento in caso di demolizione e ricostruzione. Risulta quindi uno strumento datato e non aggiornato all’evoluzione normativa nel contempo intervenuta.
  • In base all’art. 12 dello Statuto della Regione Siciliana è il Governo Regionale che ha il potere di emanare i regolamenti, dal che si porrebbe un problema di ammissibilità di un regolamento assessoriale, tanto più espresso nella forma del decreto.

Per tutte queste motivazioni, l'Ordine degli Ingegneri e il Collegio dei Geometri della Provincia di Messina, chiedono che questo Piano Paesaggistico, su cui a breve dovrà esprimersi il C.G.A., venga revocato e successivamente sottoposto ad una profonda rielaborazione, garantendo la giusta concertazione ed evidenza pubblica che merita una pianificazione di tale portata, la quale interessa tutta la nostra collettività, economia e futuro, categorie che non possono essere demandate a un piccolo gruppo di lavoro, bensì ad un’ampia base dotata di visione di insieme.

Un particolare ringraziamento all'Ing. Cristian Coslovi, al Geom. Lino Ardito e quanti altri hanno contribuito alla stesura del presente documento

 

Ordine Ingegneri di Messina

Collegio dei Geometri