Cultura per lo sviluppo economico: la testimonianza di Giovanni Esposito al "Festival della convivialità urbana"

02/10/2021 281

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Il complesso di Villa Arbusto a Ischia ospita un vero e proprio festival dell’architettura, il "Festival della convivialità urbana", da venerdì primo ottobre a domenica 3 ottobre 2021, con conversazioni tematiche sul tema della riqualificazione dei territori attraverso la valorizzazione del patrimonio culturale. Le conversazioni previste dal programma del Festival riguardano tre temi: la cultura come motore di una nuova economia (1° ottobre), il progetto del moderno nel contesto storico (2 ottobre) e la cultura dei territori (3 ottobre). Nel corso della prima giornata è intervenuto l'ingegner Giovanni Esposito, nella sua veste di Tesoriere della Fondazione Ordine Ingegneri Napoli. Di seguito Ingenio Napoli propone di seguito il suo intervento. La tre giorni di dibattiti e incontri ha il suo momento più importante con l’assegnazione del Premio “La Convivialità Urbana”, il concorso di architettura partecipata ideato dall'architetto Grazia Torre, presidente dell'associazione Napoli Creativa, giunto quest'anno alla settima edizione. Temi del concorso 2021: il restyling del Complesso Museale di Villa Arbusto e la valorizzazione della “Coppa di Nestore”, reperto archeologico rinvenuto nella necropoli di San Montano a Lacco Ameno dall’archeologo tedesco Georg Buchner.


Cultura come motore di sviluppo
(intervento di Giovanni Esposito, Tesoriere Fondazione Ordine Ingegneri Napoli)

Ringrazio anzitutto il Presidente Grazia Torre per aver invitato la Fondazione Ordine Ingegneri Napoli a partecipare ai lavori del Premio e porgo i miei saluti afantinati---esposito.jpg tutti i partecipanti.
La Fondazione Ordine Ingegneri Napoli, che io qui rappresento in veste di Tesoriere, è stata costituita negli scorsi anni dall'Ordine degli Ingegneri della Provincia di Napoli, per valorizzare e tutelare la figura dell'ingegnere e favorire il suo costante aggiornamento tecnico-scientifico e culturale.
La Fondazione ha come scopo principale la promozione e lo sviluppo di attività culturali, di formazione e di qualificazione, in partnership con l'Ordine degli ingegneri della Provincia di Napoli e anche con altre istituzioni.
La collega Paola Marone è l’attuale presidente della Fondazione Ordine Ingegneri Napoli, e vi porgo i suoi saluti. 


VALORIZZARE IL TERRITORIO

La Fondazione sin dall’inizio ha caratterizzato la sua attività sul nostro territorio in direzione della sua riqualificazione culturale e sociale, del miglioramento della sua attrattività e della sua capacità amministrativa, coinvolgendo varie forze professionali, sociali, imprenditoriali, associative.
Ricordo, a titolo di esempio della sua attività (e dopo ci ritornerò), quanto fatto dalla Fondazione per la Basilica di San Giovanni Maggiore, riaperta alla comunità locale e valorizzata, grazie all’operato della Fondazione e degli altri enti via via coinvolti, prima in termini sociali e culturali ed economici, e poi riaffidata alla comunità del centro storico nei suoi originari termini pastorali e di luogo di culto.


GRUPPI DI LAVORO

Ulteriore esempio è la costituzione, all’interno della Fondazione di gruppi di lavoro, interprofessionali e intercategoriali. Gruppi istituiti per valutare argomenti tecnici a 360 gradi, con un focus sulla sostenibilità sociale. Obiettivo dei gruppi è promuovere una progettualità ancor più attenta alle tematiche sociali, ambientali, etiche.
Attualmente sono attivi ben undici gruppi di lavoro su temi di interesse dei professionisti, in un’ottica di parità di genere e generazionale, congiuntamente alle tematiche di valorizzazione del nostro territorio. 
Ne ricordo alcuni:
- Il gruppo di lavoro “Dematerializzazione nella Pubblica Amministrazione”;
- Il gruppo di lavoro istituito per analizzare il problema della fuga dei cervelli e per individuare soluzioni per arginare il fenomeno;
- Il gruppo di lavoro dedicato al tema "Spazi urbani e Rigenerazione edilizia". 


LA LEZIONE DI GALBRAITH

Tornando al tema odierno: ossia “Cultura, motore di una nuova economia”, vorrei citare l’illustre economista John Kenneth Galbraith, consulente di ben presidenti statunitensi del Partito Democratico, da Franklin Delano Roosevelt, a John Fitzgerald Kennedy, fino a Bill Clinton.

Nel 1983 Galbraith, per spiegare il boom economico dell’Italia nel dopoguerra, affermò che: “L’Italia, partita da un dopoguerra disastrosi, è diventata una delle principali potenze economiche. La ragione vera (di questo successo) è che l’Italia ha incorporato nei suoi prodotti una componente essenziale di cultura”.
E qui potrei ricordare come prodotti industriali italiani come i televisori e le radio a marchio Brionvega o le macchine per scrivere Olivetti si siano caratterizzati anche per l’eccellenza di un design funzionale e insieme colto e raffinato.

Inoltre, aggiungeva Galbraith, città come “Milano, Firenze, Venezia, Roma, Napoli e Palermo, pur avendo infrastrutture molto carenti, possono vantare nel loro standard di vita una maggiore quantità di bellezza. Molto più che l’indice economico del PIL, nel futuro il livello estetico diverrà sempre più decisivo per indicare il progresso della società”. Quindi il successo italiano era dovuto, secondo Galbraith, alla capacità delle imprese di trasmettere e di incorporare cultura e bellezza nelle loro produzioni.
A maggior ragione ciò vale anche oggi, nel post-Covid, in cui vogliamo ritornare alla normalità ricostruendo ciò che si perso e se possibile migliorandolo, in quanto, come ha detto Papa Francesco, “peggio di questa crisi c’è solo il dramma di sprecarla”, quindi la cultura e la bellezza possono avere un ruolo primario nella ripresa economica e sociale italiana. 
Mi riferisco non solo al patrimonio storico artistico, alle imprese culturali, ovvero alla cultura in senso stretto, ma anche alla cultura in senso lato che “contamina” i nostri prodotti e servizi con la bellezza, la storia, l’arte, la creatività, aggiungendo ad essi valore e vantaggi competitivi non colmabili facilmente dagli altri paesi.
Cultura, in definitiva, quale carattere distintivo dei nostri territori e “motore dell’economia” del made in Italy.


IL MODELLO ITALIANO

Secondo il rapporto “Italia in 10 selfie”, esiste: “un modo tutto italiano di fare economia: che tiene insieme innovazione e tradizione, coesione sociale, nuove tecnologie e bellezza, mercati globali e legami coi territori e le comunità, flessibilità produttiva e competitività. E proprio la competitività è l’altro lato della medaglia di quest’economia che ha trovato nella qualità e nella sostenibilità la chiave per stare sui mercati”.

Con riferimento alla rigenerazione urbana che ha una ricaduta immediata sul territorio, mi soffermo ora su quanto ha detto il Presidente della Commissione europea qualche tempo fa, durante il discorso sullo stato dell’unione:
Voglio che NextGenerationEU faccia partire un'ondata di ristrutturazioni in tutta Europa e renda l'Unione capofila dell'economia circolare. Ma non è solo un progetto ambientale o economico: dev'essere un nuovo progetto culturale europeo”.
Plasmare, quindi, spazi di vita belli, sostenibili ed inclusivi.
La commissione Europea ha lanciato in merito l’iniziativa “Nuovo Bauhaus europeo”: un progetto ambientale, economico e culturale che mira a combinare design, sostenibilità, accessibilità e relativi investimenti per contribuire alla realizzazione del Green Deal europeo.
La Commissaria europea per l'Innovazione, la ricerca, la cultura, l'istruzione e i giovani, ha dichiarato: " Se formiamo noi stessi un ponte tra il mondo dell'arte e della cultura e il mondo della scienza e della tecnologia, riusciremo a coinvolgere la società intera: i nostri artisti, studenti, architetti, ingegneri, il mondo accademico, gli innovatori; daremo il via a un cambiamento sistemico."
L’Italia, per quanto detto, può essere protagonista di questo nuovo progetto voluto dalla Commissione europea. 
Cultura, creatività e bellezza sono nel DNA dei nostri territori e di molti dei nostri prodotti e servizi.
Ma vi è un ulteriore risultato conseguibile.
Come afferma Ermete Realacci, presidente onorario di Legambiente, “se l’Italia produce valore e lavoro, puntando sulla cultura, sulla bellezza e sulla coesione, favorisce un’economia più a misura d’uomo”.



UN PO’ DI CIFRE
Vorrei ora soffermarmi su qualche dato relativo all’importanza economica del sistema produttivo culturale e creativo.
Dal rapporto di Symbola ed Unioncamere “Io sono cultura” del 2021 si evince che:
- Il valore aggiunto del sistema produttivo culturale e creativo del 2020 vale 84,6 miliardi di euro, corrispondente al 5,7% del valore aggiunto italiano;
- Il settore culturale e creativo offre lavoro a poco meno di un milione e mezzo di persone (5,8% circa dell’occupazione complessiva);
- In Campania il valore aggiunto del settore produttivo culturale e creativo del 2020 vale 3,9 milioni di euro ed è pari al 4,5% del valore nazionale;
- La Campania è la prima regione del Sud per valore aggiunto del settore produttivo culturale e creativo, di cui detiene il 29% dell’intero Mezzogiorno. Seconda regione è la Sicilia, con il 22%.

LA SFIDA DI EUROPA CREATIVA

Lo scorso 27 maggio la Commissione europea ha lanciato EUROPA CREATIVA 2021-2027, con una dotazione complessiva di 2.4 miliardi di euro a sostegno del settore culturale.
Per i prossimi sette anni, EUROPA CREATIVA investirà in azioni che rafforzano la diversità culturale e rispondono alle esigenze e alle sfide dei settori culturali e creativi.

IL RUOLO DEL TURISMO
Qualche ulteriore considerazione su un altro asset fondamentale del nostro territorio legato ai beni culturali storici e paesaggistici: il turismo.
E’ un momento decisivo per ripensare il sistema di offerta turistica, soprattutto della Campania e di Napoli e progettare il futuro.
I nodi sono rappresentati dalla mobilità urbana, dalle infrastrutture, dai servizi, dagli standard di sicurezza e qualità per il territorio: si tratta di realizzare modelli di sviluppo durevoli con approcci “su misura”, ossia cuciti addosso alle peculiarità territoriali.
Siamo il paese, a pari merito con la Cina, con il maggior numero di siti Unesco (55). Nel 2019, nell’ambito del G7, eravamo il terzo paese per numero di arrivi internazionali, e di notti in strutture ricettive da parte dei turisti non italiani. 
Secondo “Il Sole 24 Ore”, il giro di affari del comparto turistico in Italia ammontava a circa 146 miliardi di euro e incideva per il 13% sul PIL del Paese e per il 15% sul mercato dell’occupazione. Di converso, secondo l’UE, su 290 regioni, ben 53 presentavano almeno una località che soffre di “overtourism”. La fonte è il XXII rapporto sul Turismo Italiano-CNR-IRiSS .
Certo l’impatto della pandemia è stato devastante. Un solo dato tra i molti disponibili: per l'Italia, 219 milioni di presenze in meno negli esercizi ricettivi nei primi undici mesi del 2020, pari a -52,2% (stime Istat).
Tuttavia “la vita non è aspettare che passi la tempesta, ma imparare a danzare sotto la pioggia”, diceva Gandhi.
Occorre quindi rimboccarsi le maniche per ritornare ai livelli del 2019, anche in considerazione che la pandemia ha posto nuovi paradigmi: sicurezza, sostenibilità, un possibile nuovo stile di vita, più a misura d’uomo, che vede protagonisti i piccoli centri e la loro rinascita a base culturale, un ripensamento del modello di servizio delle località di vacanza erogatrici, molte volte, di un turismo poco sostenibile.
In tutto questo, noi come Fondazione Ingegneri siamo pronti ad impegnarci, e supportare la filiera culturale e la sua valorizzazione, per quanto nelle nostre possibilità, ponendo le basi per una sua sostenibilità economica ambientale e sociale. 



LA NOSTRA ESPERIENZA
A tal proposito cito di nuovo l’iniziativa della Fondazione Ordine degli Ingegneri relativa alla riapertura e gestione della Basilica di San Giovanni Maggiore, cui ho partecipato in prima persona con le commissioni dell’Ordine e della Fondazione, con l’impegno di decine e decine di colleghi ingegneri e professionisti di varie discipline, tra i quali alcuni dei presenti in questo convegno, il professor Aldo Aveta e l’ingegner Attilio Montefusco.
La storia della basilica è molto interessante. Essa fu eretta dal vescovo Vincenzo nel sesto secolo dopo cristo. Secondo alcuni, quella del vescovo Vincenzo fu un’ampia ricostruzione di una basilica eretta già nel 324 dopo cristo su di un’antica preesistenza pagana. Fu poi rimaneggiata in epoca normanna prima ed angioina poi.
Roberto d’Angio, nel 1267, fu investito del Ducato di Calabria, proprio in San Giovanni Maggiore. Nel corso dei secoli la basilica è stata per molto tempo seconda solo alla cattedrale, ed ha subito varie vicissitudini, tra terremoti e successivi rifacimenti ed eventi bellici.
Infatti per lunghi anni, dopo il secondo dopoguerra, la Basilica di San Giovanni Maggiore è rimasta chiusa ed era caduta nell’oblio.
Poi lavori di restauro terminati nella prima decade del 2000 avevano riportato all’antico splendore le superfici dipinte, i marmi e gli stucchi della chiesa, ma poco era stato fatto per renderla completamente funzionale.
A fine 2011, a seguito di un bando emesso nel mese di settembre 2011 dall’Arcidiocesi di Napoli, la Basilica di San Giovanni Maggiore fu affidata in comodato alla Fondazione Ordine Ingegneri che si impegnava a
preservarla quale luogo pastorale e di culto nelle giornate previste dal Parroco e preventivamente concordate (in particolare la domenica).
Alla Fondazione era concesso l’utilizzo della Basilica in piena autonomia per il raggiungimento delle proprie finalità culturali in senso lato e delle finalità formative etiche e professionali degli ingegneri e degli altri professionisti, purché in accordo con lo spirito del luogo e con la sua funzione pastorale.
E’ stato un primo esempio di edificio religioso contemporaneamente luogo di culto e sede di attività culturali per la collettività.
La Basilica era rimasta chiusa al pubblico per circa 40 anni ed era inagibile. In pochi mesi si eseguirono, sotto l’alta sorveglianza della sovrintendenza, i lavori per ottenere l’agibilità del tempio e si ottennero le relative autorizzazioni alla riapertura ed alla fruizione degli spazi della Basilica, capace di ben 700 posti a sedere.
La riapertura avvenne il 23 gennaio 2011 con un concerto-spettacolo di Moni Ovadia.
Successivamente fu avviato il progetto “Nella Napoli ducale: Arte, Scienza e Cultura per la rinascita della città’” progetto di rinascita culturale, sociale ed economica del territorio, imperniato sulla Basilica di San Giovanni Maggiore e con significative espansioni sul territorio circostante, in modo da conferire allo stesso ed ai suoi abitanti nuova dignità, consapevolezza e coscienza civica.
In contemporanea vi furono avviate le attività formative etiche e professionali per gli ingegneri e le professioni in generale.
Ulteriori interventi resero la Basilica completamente funzionale, permettendole di ospitare nel corso dei successivi anni, in aggiunta ai corsi di formazione per professionisti e giovani, ai seminari, ai congressi, alle assemblee, anche centinaia di manifestazioni culturali di livello nazionale ed internazionale.
Non vi era quasi giorno dell’anno in cui non fosse presente in Basilica un evento.
Ed ovviamente tale continuo susseguirsi di eventi ha contribuito in quegli anni al risanamento sociale del territorio.

RICERCHE SPERIMENTALI
Si è anche tentato di attuare, ovviamente, un connubio tra arte, cultura e scienza e tecnologia. In collaborazione con il progetto di ricerca interuniversitario CNT si è sperimentata sulle pareti in tufo giallo di grande spessore della cripta della Basilica la Tecnologia a Neutralizzazione di Carica per l’eliminazione e prevenzione dell’umidità da risalita nelle murature e quindi per la salvaguardia del patrimonio costruito.
Ricordo alcuni degli eventi alla cui organizzazione ho partecipato in prima persona, quali il 61° congresso ECCE (Congresso europeo degli ingegneri civili), la mostra convegno “Cultura e legalità – L’arte contro le mafie” a cura del Ministero dell’Interno – Dipartimento della Pubblica Sicurezza, il festival del Cinema dei diritti umani nel 2012, le mostre presepiali, le mostre tematiche di carattere religioso, lo svolgimento di eventi legati a premi culturali, imprenditoriali, formativi, il concerto acustico della rockstar Patti Smith nel 2014, le cerimonie annuali di nomina dei senatori dell’ordine, i pranzi offerti periodicamente ai più bisognosi.
E’ stato anche stipulato un accordo con l’Università Orientale per lo svolgimento nei locali della Basilica degli esami di Laurea e degli eventi collegati.
Un evento di grande rilievo e da ricordare è quello in cui, nel marzo 2013 il maestro Riccardo Muti svolse, con l’ausilio degli studenti del Conservatorio, la sua lectio magistralis a seguito del conferimento della laurea Honoris causa in “Letterature e Culture Comparate” da parte dell’Università Orientale.
E’ stato inoltre avviato il restauro dell’ottocentesco organo presente in Basilica. Restauro che si è concluso nei mesi scorsi.
Inoltre nel corso degli anni la Basilica ha raggiunto un buon equilibrio economico e finanziario, grazie a sponsorship, campagne di crowdfunding, rimborsi da parte dei terzi dei costi per l’utilizzo. Nel 2018, anche a seguito del successo della mostra “Van Gogh – The Immersive Experience” la Fondazione Ordine Ingegneri ha potuto offrire alla Parrocchia in cui ricade la Basilica ulteriori fondi per le sue attività pastorali e benefiche.
Ho voluto raccontare questa complessa e gratificante esperienza, vissuta in prima persona, per testimoniare concretamente come sia stato possibile - in un luogo aperto al culto e ricolmo di valori estetici, storici ed identitari - valorizzare la “cultura”, utilizzando idonei modelli di governance, rendendola motore dell’economia, pur se in maniera limitata ed a livello soltanto locale.

IL PROGRAMMA COMPLETO DEL "FESTIVAL DELLA CONVIVIALITA' URBANA 2021" E' CONSULTABILE QUI
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